ARGENTINA MERAVIGLIOSA 5. parte
USHUAIA E LA TERRA DEL FUOCO

MUSEO DEL FIN DEL MUNDO Per ripercorrere brevemente la storia dell’intera regione è consigliabile visitare il piccolo “Museo della Fine del Mondo”, che nelle sue sale conserva numerose testimonianze, documenti e fotografie, riguardanti i diversi personaggi, navigatori, avventurieri, missionari che hanno legato il loro nome alle vicende di questa Terra, oltre alle interessanti opere d'artigianato degli indiani Yamanà e Onas che, dopo aver vissuto indisturbati per secoli su queste isole, furono letteralmente spazzati via con l’arrivo dell’uomo bianco. Oggi Ushuaia con le sue case dai colori vivaci, e la via principale piena di negozi, banche e ristoranti, conta all’incirca 60mila abitanti, impiegati prevalentemente a livello amministrativo, nei settori dell’industria e del terziario, nelle attività del fiorente porto commerciale, oltrechè nell’ambito del turismo che, soprattutto negli ultimi anni, ha registrato una forte e costante crescita.

LA COLONIA PENALE I primi bianchi però ad essere inviati quaggiù, tra il 1896 ed il 1947, furono galeotti e prigionieri recidivi, destinati a scontare la loro pena nella Colonia Penale di Ushuaia, un vero e proprio penitenziario trasformato da alcuni anni in un interessante Museo del Presidio. Le fotografie esposte all’interno delle antiche celle mostrano le dure condizioni di vita ed i faticosi lavori che dovevano realizzare i pericolosi prigionieri del luogo, al fine di espiare la propria pena e, al contempo, di render possibile una più semplice colonizzazione della regione da parte dei civili.

IL TREN DEL FIN DU MUNDO Una delle opera più importanti da loro realizzate fu il famoso “Tren del Fìn du Mundo”, la linea ferroviaria che fino al 1952 univa il carcere con l’accampamento che si trovava all’interno del bosco, dove ogni giorno i detenuti venivano trasportati per provvedere alla raccolta della legna necessaria per il buon funzionamento del penitenziario. Nel 1994, quello che era stato il “treno dei disperati”, venne completamente recuperato, la locomotiva a vapore fu rimessa in funzione, le antiche carrozze completamente rifatte ed oggi è diventato una delle attrazioni turistiche più gettonate di Ushuaia. Il suo percorso si inoltra per otto chilometri all’interno del PARQUE NATIONAL TIERRA DEL FUEGO, un parco naturale creato nel 1960 e che si estende su ben 63.000 ettari, comprendendo laghi, montagne, foreste e ghiacciai.

IL PARQUE NATIONAL TIERRA DEL FUEGO Numerosi sono i sentieri ottimamente tracciati che si snodano per diversi chilometri all’interno del Parco e consentono di visitare ampie e diverse zone dello stesso. Qui si può ammirare la vegetazione tipica di un bosco subantartico: gli alberi di LENGA (o Notophagus pumilio) che raggiungono i trenta metri di altezza; i sempreverdi COHIUE (nome che deribva da una parola india che significa “luogo con acqua”, e gli alberi di ñire (o Notophagus antarctica). Si tratta di un ecosistema che pare indenne da contaminazioni, come dimostra la presenza de la “barba de viejo” un lichene che festona ovunque rami e i tronchi creando scorci apparentemente magici nella foresta, e la cui presenza è uno dei migliori indicatori della buona qualità dell’aria. Tra gli animali che si possono incontrare vi sono numerosissimi conigli che però non sono autoctoni ma vennero importati dall’Europa per supplire alla carenza di carne e successivamente si moltiplicarono in modo esponenziale. Stesso dicasi per i castori importati dal Canada: animali nomadi ben difficili da osservare ma in grado con le loro dighe di tronchi di distruggere ogni anno ettari ed ettari di bosco. Capita a volte di imbattersi anche in qualche volpe, più timida che furba, che cerca subito di nascondersi alla vista per poi dileguarsi nel fitto della foresta.

BAIA LAPATAIA Il PARQUE NATIONAL TIERRA DEL FUEGO è l'unico in Argentina con accesso al mare, e uno dei punti panoramici più visitati è quello che si affaccia sulla tranquilla Bahia Lapataia, tappa obbligata di ogni turista. Qui infatti, come indica la segnaletica stradale, dopo 3063 km, termina la Ruta n° 3, propaggine Argentina della ben più lunga Strada Panamericana, che dall’Alaska attraversa l’intero continente per ben 17.848 km. Una passerella offre la possibilià di passeggiare tranquillamente su quest’ultimo lembo di terra, sospeso tra le cime innevate della Cordigliera delle Ande ed il mare. Durante la stagione estiva da qui è possibile imbarcarsi su un catamarano e proseguire l’escursione navigando piacevolmente all’interno della Baia Lapataia per poi immettersi nel Canale di Beagle. Oggi però le persone che attendono sul pontile l’arrivo della motonave della Guardia Costiera hanno un diverso programma. A bordo infatti c’è lo sposo che è venuto a prendere la sua amata, i testimoni e gli invitati, per celebrare le proprie nozze in modo originale in un luogo assolutamente unico...

PUNTO DI PARTENZA E le rive del Parco offrono anche per gli amanti del birdwatching numerose occasioni per avvistare diverse specie di uccelli marini tra cui anatre, folaghe, gabbiani e cormorani. Diverse sono poi le navi o i catamarani che partono dal porto turistico di USHUAIA, per delle crociere più o meno lunghe verso il sud del mondo. Da settembre ad aprile, in particolare da qui salpano le navi passeggeri che sempre più numerose si dirigono verso l’Antartide, alla scoperta del misterioso continente di ghiaccio, oppure, quelle che giungono solamente, si fa per dire, fino al mitico Capo Horn e poi ritornano bordeggiando tra le isole e i fiordi che si trovano già in territorio cileno.

ESCURSIONE NEL CANALE DI BEAGLE La nostra escursione invece sarà molto più breve: dopo aver lasciato alle nostre spalle la Baia di Ushuaia infatti, abbiamo puntato diritti verso est dove, su un isolotto grande poco più di uno scoglio, sorge solitario il Faro 'Les Éclaireurs', o “degli esploratori”, talmente suggestivo che molto spesso viene confuso con quello che Jules Verne chiamò “Il Faro della Fine del Mondo”, il quale in realtà si trova sulla ben più remota ed orientale “Isla de todos Los Estados” ed il cui nome vero è “Faro San Juan de Salvamento”. Proprio di fronte, su un altro scoglio che emerge dalle acque scorgiamo una piccola colonia di leoni marini che giace sonnacchiosa sotto il tiepido sole incurante dei nostri movimenti e di quelli delle altre imbarcazioni che cercano di avvicinarsi loro il più possibile per poterli ammirare con maggiore attenzione. E’ questo solo uno dei tanti isolotti pieni di vita che costellano il Canale di Beagle, il confine naturale, lungo 150 miglia e largo tre, che separa l’Argentina a nord dal Cile a Sud, ed il cui nome corrisponde a quello della nave a bordo della quale Charles Darwin esplorò l’arcipelago della Terra del Fuoco tra il 1832 ed il 1835.

L'ISLA DE LOS LOBOS Una delle più famose e fotografate di queste isole è senz’altro quella “de los Lobos”, ovvero dei Leoni Marini, letteralmente presa d’assalto da questi buffi e simpatici mammiferi che vivono e si moltiplicano su queste rocce alquanto scomode, dando prova di grande agilità sia a terra che soprattutto in acqua. I maschi adulti, ci spiegano, possono raggiungere una lunghezza di due metri e mezzo arrivando a pesare 350 Kg, mentre le femmine, più piccole e snelle e con la testa più affilata, presentano un colore di pellame più chiaro e non superano solitamente il metro e mezzo di lunghezza ed i 70 Kg. di peso. Fin dalla seconda metà del XVI secolo le coste della Patagonia sono state testimoni di crudeli quanto indiscriminate stragi per rifornire di carni le cambuse delle navi, di olio le concerie e per confezionare delicate e ricercate pellicce per signora. Fortunatamente oggi in Argentina questi animali sono protetti da una legge nazionale che li ha posti sotto tutela e ne proibisce la cattura ed uccisione.
L'ISLA DE PAJAROS L’altro isolotto che merita di essere circumnavigato è l’Isla de Pájaros, o degli Uccelli, gremita da una quantità incredibile di Cormorani di Magellano, di maestosi Cormorani Imperiali, di Albatros Giganti, e di numerose altre specie di uccelli acquatici che hanno eletto questo scoglio a luogo ideale per vivere e riprodursi. Purtroppo non è la stagione adatta per osservare anche i pinguini e le balene che popolano normalmente queste acque tra la primavera e l’estate australe, ma ciònonostante siamo soddisfatti della nostra breve escursione. Continuiamo ancora per un po’ a navigare lungo l’ipotetica linea di confine che separa il Cile e l’Argentina: a sinistra l’isola Navarino a destra i Monti Martial, il Monte Olivia e le vette dei Cinco Hermanos: uno spettacolo unico e proprio per questo inscindibile. Tra qualche giorno qui tutto cambierà: i colori caldi dell’autunno lasceranno il posto al bianco candido della neve, i laghi dei dintorni inizieranno a ghiacciarsi, riapriranno gli impianti del Monte Castor, e i cani da slitta potranno sfogare finalmente le proprie energie. Tra pochi giorni nella Terra del Fuoco arriverà l’inverno ma a noi piacerebbe restare ancora qui... alla fine del mondo. (fine; sdf)

