ARGENTINA MERAVIGLIOSA 2. parte

DA SALTA A BUENOS AIRES
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Montagne d’arenaria multicolori, improbabili sculture scolpite dal vento, gole profonde scavate dall’acqua. Sono questi i biglietti da visita della Quebrada de Cafayate meglio conosciuta come la Quebrada de las Conchas, dal nome del fiume che, nel corso dei millenni, ha inciso con forza e fantasia questo incredibile canyon.
Uno splendido itinerario che si snoda per 180 km, lungo la scenografica Ruta Nacional 68, offrendo dietro ad ogni curva uno scorcio entusiasmante.
Ci troviamo nella Provincia di Salta, nella zona nord-orientale dell’Argentina, ai confini con Cile e Bolivia, ma il paesaggio che caratterizza questa regione ci fa pensare di essere sbarcati all’improvviso su un altro pianeta. Gli agenti atmosferici si sono sbizzarriti ad erodere i diversi strati sedimentari delle montagne dando loro forme a volte bizzarre che hanno innescato la fantasia degli uomini: “La Garganta del Diablo”, “L’Anfiteatro” “El Obelisco” e “Los Castillos” sono solo alcuni dei nomi con cui sono state ribattezzate queste opere della natura, sulla base dell’ispirazione o della suggestione del momento.
Nei punti più panoramici non mancano solitari venditori di souvenir, accompagnati magari da qualche esemplare di lama ancora in grado di riscuotere qualche successo tra gli appassionati fotografi.

CAFAYATE: LA CITTA' DEL BUON VINO
All’estremità sud-occidentale della Quebrada si trova Cafayate, località famosa per i suoi vigenti, le sue estancias e le sue cantine. Pur trovandosi a 1700 metri sul livello del mare infatti, grazie al clima secco, al sole, ed al terreno con un elevato composto di sostanze minerali questo è un luogo ideale per la coltivazione della vite. In una delle tante aziende locali che propongono una degustazione guidata ci spiegano che, particolarmente rinomato e pregiato, è il vino bianco Torrontés, dal caratteristico aroma penetrante; anche se la valle di Cafayate produce anche degli ottimi Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Malbec e il cosiddetto “Rosado” amato soprattutto dalle signore.

SALTA
Al capo opposto della Quebrada de las Conchas, nella Valle di Lerma, ai piedi dei Monti “20 de Febrero” e “San Bernardo” sorge SALTA, capoluogo dell’omonima provincia e, a detta di tutti, la città più vivace dell’Argentina Settentrionale.
Fondata nel 1582 Salta possiede ancora un carattere ispanico che la differenza dalle altre capitali argentine. Il suo centro nevralgico è rappresentato dall’armoniosa Plaza 9 de Julio, su cui si affacciano alcuni degli edifici più belli risalenti all’epoca coloniale: come la Catedral Basilica ed il Cabildo o Municipio, con i suoi eleganti portici.
Da qui si dirama un reticolo di vie perpendicolari, tipico di molte città sudamericane, che conducono agli altri edifici storici che vale la pena visitare: come la la chiesa di San Francesco o il cinquecentesco Convento de San Bernardo, con uno splendido portale in legno di algarrobo, datato 1762.
Non distante, una comoda e moderna funivia sale rapida fino ai 1.482 metri del sovrastante Cerro San Bernardo, da cui si gode una splendida vista sulla città e sull’intera valle che la circonda.
Culla di grandi compositori, musicisti e poeti, la sera Salta offre la possibilità di entrare a diretto contatto con il carattere unico del Folklore locale, assistendo a spettacoli dove si canta e si balla la ZAMBA, una musica tipicamente argentina, in cui il ritmo incalzante è dato dal suono delle chitarre e del bombo legüero. I testi delle Zambas celebrano in genere gli eroi e gli eventi della storia nazionale, ma possono parlare anche di vicende politiche o personali, o trarre ispirazione dalla bellezze della regione e da quella sue donne.

LA QUEBRADA DE HUMAHUACA
Salta è anche il punto di partenza per un’altra escursione entusiasmante: quella alla Quebrada de HUMAHUACA, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, e situata nella provincia di JUJUY alle porte del bellissimo altipiano boliviano.
La prima sosta è a 2.139 metri sul livello del mare nei pressi di PURMAMARCA, un minuscolo villaggio situato ai piedi del variopinto Cerro de los Siete Colores, ovvero la Montagna dei Sette Colori, composta da una serie di sette strati sedimentari - tra cui arenaria, calcare, marna, nonché diversi tipi di argilla che si depositarono l’uno sull’altro nell’Era Mesozoica, all’incirca duecento milioni di anni fa. Al centro del villaggio l’immacolata IGLESIA SANTA ROSA de LIMA risale al diciassettesimo secolo e, all’interno, conserva un sobrio soffitto completamente in legno.
Nella piazza antistante ogni giorno si tiene un pigro mercatino di prodotti artigianali e souvenir su cui spiccano le pile di coperte, di tappeti e di tessuti, dai colori vivaci tipici delle regioni andine di tutto il Sud America.
Risaliamo il corso del Rio Grande, compiendo a ritroso la strada che, i primi colonizzatori spagnoli, partiti dal Perù, percorsero alla fine del XVI secolo, e che ancor oggi conserva molte caratteristiche dei paesaggi andini. Come tante sentinelle sulle cime delle montagne svettano LOS CARDONES, o “Trichocereus pasacana” i caratteristici cactus candelabra, che danno il nome anche ad un Parco Nazionale situato non lontano da Salta.
Per gli abitanti della precordigliera andina, priva di boschi e foreste, il Cardon è stato per secoli una fonte inesauribile di legname per la realizzazione di travi, porte e finestre, ed è stato ampliamente utilizzato nella costrzione delle abitazioni indigene e delle chiese coloniali della regione.
Tra quelle situate lungo la strada, merita senz’altro una visita la seicentesca IGLESIA DE SAN FRANCISCO DE PAULA, che al suo interno racchiude una fantastica collezione di dipinti restaurati della scuola di Cuzco, che rappresentano i famosi ANGELES ARCABUCEROS, ovvero angeli che brandiscono armi spagnole di epoca coloniale.
In gran parte restaurata e ricostruita e invece PUCARA’ di TILCARA, una cittadina fortificata dell’epoca precolombina riportato alla luce nel 1903 dall’archeologo di origine italiana Ambrosetti. Realizzata completamente in pietra dalla popolazione indigena dell’epoca era sicuramente una delle più grandi dela regione e sorgeva in posizione strategica su una collina da cui si domina il corso del Rio Grande e di conseguenza l’accesso alla Quebrada di HUMAHUACA.
Popolata da una consistente comunità di Indios quechua la città di HUMAHUACA con il caratteristico palazzo del Cabildo, attuale sede del Comune, e la bianca Chiesa de la Candelaria, affacciati sulla piazza principale, risale alla fine del secolo XVI ed è l’ultimo centro di una certa importanza prima di raggiungere il confine con la Bolivia.
Siamo a 3.000 metri sul livello del mare ed il sole del tramonto infiamma i mille colori delle montagne che ci circondano e che la gente del posto ha prontamente ribattezzato “La Paleta del Pintor”: La Tavolozza del Pittore

BUENOS AIRES
Duemila chilometri più a sud sorge Buenos Aires: la vivacissima capitale dell’Argentina. Città incantevole e affascinante, un po’ Londra un po’ Parigi, verrebbe da dire, facilissima da girare, con viali immensi e quartieri pittoreschi, edifici moderni e locali belle epoque, dove il turista si sente di casa e non ci mette molto a familiarizzare con i luoghi e le persone.
Un miscuglio eterogeneo, di stili e tradizioni, di culture ed esperienze, che affonda le sue radici nelle origini stesse della sua storia, in cui un ruolo decisivo lo svolsero le diverse ondate di immigrati, che a più riprese scelsero l’Argentina come Seconda Patria: la Terra Promessa dove iniziare una nuova vita.
Era questa la speranza dei tanti italiani e spagnoli che attorno alla metà del XIX secolo, si stabilirono a LA BOCA, il quartiere operaio sorto lungo il Riachuelo, il fiume che separa il territorio della Città di Buenos Aires, da quello dell’omonima provincia. Dopo aver dipinto le chiatte che servivano al trasporto merci, gli abitanti del porto utilizzavano versare la pittura rimasta sui rivestimenti in lamiera ondulata delle loro case; conferendo al quartiere una delle caratteristiche che lo hanno reso famoso in tutto il mondo e hanno contribuito negli ultimi anni a trasformarlo in una delle attrazioni turistiche più visitate della capitale.
La via più conosciuta del barrio è CAMINITO resa immortale anche dalle parole di una canzone di Carlos Gardel, considerato “la Voce del Tango”. E sono proprio le note struggenti e malinconiche del “bandoneon”, i movimenti ed i passi sensuali dei ballerini, i loro sguardi complici, ad accompagnare la visita delle centinaia di turisti che ogni giorno giungono sin qui per immergersi nelle atmosfere a volte autentiche a volte no, di quello che è comunque considerato uno dei luoghi storici di Buenos Aires.
Le antiche insegne ed i tavolini all’aperto del caffè bar Filiberto, le numerose gallerie d’arte, le bancarelle di souvenir, gli artisti di strada, tutto contribuisce a ricomporre quella foto-cartolina che stavamo cercando, e in cui finiamo per sentirci anche degli abili ballerini pronti per lasciarci andare nelle mani dei maestri.
Fra i tanti colori che vivacizzano il rione spiccano su tutti il giallo ed il blu: rappresentano la livrea ufficiale della squadra di calcio del barrio: il mitico BOCA JUNIORS, nelle cui file militò anche Diego Armando Maradona, e che quando gioca in casa si esibisce nella splendida corncie dello stadio La Bombonera.

LAS MADRES DE PLAZA DE MAYO
Oltre all’idolo calcistico di un’intera nazione, altri murales sparsi qua e là sugli edifci del barrio rappresentano la violenza, la morte, il terrore che ci riportano con la mente ad un periodo alquanto triste ed angosciante della storia recente di questo Paese: la Guerra Sporca e i “desaparecidos”.
Esattamente 30 anni fa, nel 1977, un anno dopo l’insediamento del governo militare che fino al 1983 continuò a violare tutti i diritti umani, 14 madri marciarono nella centralissima Plaza de Mayo proprio di fronte alla Casa Rosada, in cui hanno sede gli uffici del Presidente, sebbene fosse stata proibita ogni tipo di manifestazione pubblica. Chiedevano notizie dei loro figli, che erano “scomparsi” in seguito alla repressione attuata dal governo per annientare ogni forma di opposizione al regime. Il gruppo, che prese il nome di LAS MADRES DE PLAZA DE MAYO, divenne con gli anni un vero e proprio movimento sociale molto potente e fu l’unica organizzazione politica a sfidare apertamente il governo militare.
E ancor oggi, ogni giovedì pomeriggio alle 15.00, queste donne col fazzoletto bianco, marciano in silenzio attorno alla Piramide de Mayo, portando avanti la loro battaglia di verità e giustizia, con cui hanno contribuito in maniera significativa a gettare le fondamenta dell’attuale società civile del Paese.

UNA CITTA' VIVA
Ma oggi più che mai Buenos Aires è una città viva, vivace e vibrante. Lungo la FLORIDA, il corso pedonale per eccellenza, la via dello struscio e dello shopping, Galerias Pacifico è l’indirizzo giusto per ogni tipo di acquisto: un elegante centro commerciale su più piani ricavato all’interno di un edificio in stile francese costruito nel 1889,e divenuto nel tempo anche uno tra i principali punti di ritrovo della città.
Siamo nel quartiere RETIRO, oggi uno dei più lussuosi ed ambiti di Buenos Aires. La statua equestre del Generale Josè de San Martin sorge al centro dell’omonima Piazza attualmente dedicata al Libertador e che nel corso dei secoli ha ospitato altresì un mercato degli schiavi, un forte militare e perfino un’arena per le corride.
Di fronte, ai piedi della collina si trova la TORRE DE LOS INGLESES, alta 76metri e che fu donata alla città dalla comunità britannica nel 1916. Tra la torre e la piazza, è stato di recente costruito un memoriale per ricordare e celebrare i 649 militari argentini caduti nel 1982 durante la disastrosa guerra contro la Gran Bretagna per la sovranità ed il controllo delle isole Falkland/Malvinas: un altro tassello della storia recente ancora vivo ed attuale nella mente e nel cuore degli argentini.

I DIVERSI CUORI DELLA CAPITALE
Da Plaza de Mayo, si può anche prendere il “Subteraneo”, ovvero la metropolitana, con le caratteristiche carrozze d’epoca con gli interni in legno. Dopo poche fermate scendiamo in Plaza Congreso, proprio di fronte all’omonimo Palazzo, sede del Parlamento nazionale, costruito all’inizio del XX secolo ispirandosi al Campidoglio di Washington, e costato il doppio della spesa preventivata.
Avenida 9 de Julio è il viale principale di Buenos Aires che attraversa da nord a sud e con le sue innumerevoli e trafficate corsie ed i suoi 140 metri è anche la seconda strada più larga del mondo.
Al centro, all’incrocio con Avenida Corrientes (la Broadway argentina), s’innalza il famoso OBELISCO che domina lo spazio ovale di Plaza de la Republica. Poco più avanti si trova il magnifico Teatro Colon, attualmente in fase di ristrutturazione in vista delle imponenti celebrazioni previste per i suoi 100 anni che compirà nel 2008.
Procedendo verso sud, si giunge al caratteristico quartiere di San Telmo che conserva ancora le sue strette vie acciottolate, i bassi edifici del periodo coloniale, e la settecentesca Iglesia dedicata a Nuestra Senora de Belén. Costellato da numerosi negozietti di antiquariato, è questo uno dei barrios più affascinanti e ricchi di storia della città, e la sua vita gravita attorno all’accogliente Plaza Dorrego, famosa soprattutto per il suo mercatino domenicale e gli storici bar con i tavolini all’aperto, da sempre punto di ritrovo di studenti ed artisti.

RECOLETA E PALERMO
All’estremità opposta alberghi cinque stelle, ambasciate straniere, boutiques di lusso e negozi alla moda, si trovano lungo l’elegante Avenida Alvear, a RECOLETA, attualmente uno dei quartieri più chic di Buenos Aires.
E’ qui che si trovano anche alcuni dei più importanti ed interessanti musei della capitale: come il Museo delle Arti Decorative, il Museo Nazionale di Belle Arti, ed il modernissimo MALBA (il Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires).
Altri edifici che spiccano in mezzo alle prestigiose residenze private di questo quartiere, sono la rinomata Facoltà di Diritto e Scienze Sociali della prestigiosa Università di Buenos Aires, la discutibile sede della Biblioteca Nazionale, ed il rinnovato Centro Culturale.
Quest’ultimo sorge accanto alla candida Iglesia de Nuestra Senora del Pilar e al ben più famoso Cimitero de la Recoleta, che tra le sue statue ed i suoi sarcofaghi di marmo custodisce le spoglie di molti dei porteñi più illustri. La tomba più celebre e visitata è quella della famiglia Duarte dove riposa Evita, la Dama de la Esperanza, la benamata First Lady dell’Argentina moglie del Presidente Juan Peron, al governo del Paese dal 1946 al 1955.
Per scoprire dove si trovano i numerosi giardini pubblici e gli ariosi parchi di cui Buenos Aires è ricca, basta seguire nella loro passeggiata quotidiana, i simpatici dog-sitter che si incontrano ogni mattina per la strada impegnati a portare a spasso i loro esigenti clienti per l’equivalente di circa 40 euro al mese cadauno.
Per molti il punto d’incontro è a PALERMO il quartiere dove si trova la maggior parte degli spazi verdi aperti al pubblico e frequentati anche da chi ama il jogging o le semplici passeggiate. Un giardino Giapponese, diversi laghetti ed un curatissimo roseto multicolore contribuiscono a rendere ancor più rilassata e piacevole l’atmosfera che si assapora camminando in quest’area, in cui ha sede anche l’inconfondibiole Planetario Galileo Galilei ed il frequentato Giardino Zoologico.
PUERTO MADERO E LE NOTTI ARGENTINE
Ma il quartiere più nuovo e più originale dei 48 barrios ufficiali che compongono Buenos Aires è senz’altro Puerto Madero, ovvero il frutto dell’imponente opera di ristrutturazione e riqualificazione, non ancora terminata, delle strutture industriali e dei magazzini per il deposito delle merci che appartenevano all’antico porto cittadino fatto costruire alla fine dell’800. Una magnifica zona ricca di bar, ristoranti ed uffici dove passeggiare ammirando l’avveniristico Puente de la Mujer disegnato dallo spagnolo Santiago Calatrava, l’elegante Fragata Presidente Sarmiento, i numerosi panfili iscritti allo Yacht Club Puerto Madero, oltre ad alcuni fra gli hotel e gli immobili più costosi di Buenos Aires.
Dopo il tramonto l’appuntamento non può che essere al all’Esquina Carlos Gardel, un agnifico teatro ristorante dove si può assistere ad uno dei tanti spettacoli organizzati per soddisfare il crescente interesse ed entusiasmo che negli ultimi anni si è risvegliato intorno a questo ballo. Una volta ancora ci facciamo sedurre dalla musica, dalle parole, dai passi e dagli sguardi dei ballerini, e lasciamo che il ritmo di un altro tango ci accompagni sensuale nel cuore della notte... (fine II^ parte; SDF)
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