SPAGNA - ASTURIE

ASTURIE: L’ALTRA SPAGNA

Guarda Video in Real Player


Il nostro viaggio alla scoperta delle Asturie ha inizio all'interno del Parco Nazionale dei Picos d’Europa: una catena montuosa così bella da fare invidia alle nostre Dolomiti.
I Picchi d’Europa, a cavallo fra Cantabria, Leon e Asturie, costituiscono uno dei massicci più singolari e spettacolari dell’intero continente: fatti di monti alti e valli strette e profonde. Un autentico e caotico deserto di roccia viva, lungo 40 chilometri e largo 20, dichiarato Parco Nazionale nel 1995.
La caratteristica fondamentale di questa zona è data dai dislivelli e dalle gole. I Picos si trovano infatti a soli 25 km dal mare, e le cime piuttosto elevate, superano i 2600 metri d’altitudine, e si stagliano in un solo “impulso” sulle predette valli formando quindi pareti perpendicolari che, alcune volte, raggiungono i 2000 metri. Il tutto dà vita a singolari contrasti e ad un clima estremamente mutevole.

Siamo in quella che viene definita la Spagna umida e ci mettiamo poco a capire il perché. Spesso capita che il sole lasci rapidamente il posto ad una fitta coltre di nebbia che in pochi minuti ammanta il paesaggio rendendolo per certi versi ancora più magico ed onirico. Il maggiore beneficio lo traggono le valli che circondano i Picchi, e che, contrariamente alle aride vette, sono verdi e frondose, coperte da distese di fiori e boschi di castagni.

Brevi fiumi scavano gole profonde, lungo vallate sempre più strette, collegate da numerosi sentieri ben segnalati, che offrono agli amanti delle escursioni, passeggiate altamente suggestive, in un paesaggio che continua a mutare, ed in cui le sfumature del verde e del grigio si moltiplicano all’infinito.
Pascolo ambito per pecore e mucche, questa zona è popolata anche da orsi, dalla oramai rara Capra Hispanica, e dai cosidetti 'cavalli astrucones', una razza autoctona di cavalli che vivono allo stato semi-brado.

Una comoda strada asfaltata, dal fondo valle sale con ampi tornanti, fino ai Laghi Enol ed Ercina che, immersi e sospesi nella loro impressionante bellezza, oltre a rappresentare una delle attrazioni più accessibili nell’area del Parco diventano spesso il punto di partenza per numerose ascensioni sulle cime più vicine, la cui vista oramai ci è preclusa.

LA BASILICA DI COVADONGA
Scendendo lungo la medesima strada invece ci viene incontro la storia. Dopo 11 chilometri giungiamo infatti nei pressi della Basilicadella Madonna di Covadonga, la località da cui, secondo una radicatissima tradizione,ebbe inizio la Reconquista delle truppe spagnole a danno degli Arabi.
Capeggiato dal prode Don Pelayo, futuro Re delle Asturie,un manipolo di cristiani rifugiatisi tra i Picos per sfuggire alla dominazione musulmana, nel 722 riuscì nella famosa Battaglia di Covadonga a sconfiggere i Mori venuti sin qui per annientarli. La vittoria spinse i Cristiani ad intraprendere una campagna per riprendesi i territori caduti in mano agli infedeli. Don Pelayo fu nominato “caudillo” e stabilì la prima capitale nella vicina località di Cangas de Onis.

Ancor oggi l’immagine della “Virgen de las Batallas” che propiziò la vittoria è conservata all’interno della Grotta Santa scavata nella roccia, e sempre qui a COVADONGA si trova anche la tomba del prode Pelayo.

CANGAS DE ONIS
CANGAS DE ONIS si trova solo sette chilometri più a valle. Quella che fu la prima corte spagnola all’inizio della Riconquista oggi è una vivace cittadina che vive soprattutto di turismo.
Tra le cose da vedere il Ponte Romano, che in realtà è di origine medievale ed è stato dichiarato Monumento Storico; la piccola Cappella della Santa Cruz, costruita su un dolmen preistorico, la Casa dei Dago, oggi sede dell’Ufficio Turistico ed il Palazzo del Comune.
Sotto i suoi portici, ogni domenica si tiene il tradizionale mercato in cui turisti e non possono trovare tutti gli ingredienti ruspanti della semplice ma saporita cucina asturiana di terra. Patate, peperoni, cipolle, pomodori, fagiolini, piselli, e soprattutto le “fabes” che stanno alla base del piatto per eccellenza della cucina locale: la “fabada”.
Nelle Asturie poi troviamo forse la maggior varietà di formaggi d’Europa, di mucca, di pecora e di capra: tra cui il famoso Cabràles, ed il non meno gustoso Gamonéu.
Molto apprezzate sono anche le castagne e le nocciole raccolte nei boschi che circondano i Picos, mentre il SIDRO, già conosciuto nel medioevo, è la bevanda principe dell’intera regione.

Cesti e panieri esposti lungo la strada mirano a richiamare l’attenzione degli escursionisti verso il lavoro lento e preciso di un’abile artigiano impegnato a realizzare sotto l’occhio vigile del proprio cane uno sgabello a tre gambe, da portare a casa come mobile o souvenir.
Proprio di fronte abbiamo la possibilità di ammirare il nostro primo horreo, una tipica costruzione di quest’area della Spagna, isolata dall’umidità terreno per mezzo di quattro pilastri, che serviva per conservare all’asciutto il grano.

PUENTE PONCEBOS
Lasciamo CANGAS DE ONIS prosegendo verso est, per raggiungere la località di PUENTE PONCEBOS.

Parcheggiata l’auto imbocchiamo lo stretto sentiero che, con una camminata di mezz’ora in un’ambiente affascinante, conduce verso CAMARMEGNA. Da quassù si può contemplare uno spettacolo superbo sugli URRIELES, presieduti dal NARANJO DE BULNES, la montagna più famosa di tutte e la più difficile da scalare.

PUENTE PONCEBOS rappresenta un altro punto di partenza per numerosi appassionati di escursioni. Da qui infatti si diramano diversi sentieri più o meno lunghi ed impegnativi, tra cui spiccano la Ruta del Cares, del Cain e de la Reconquista, che offrono percorsi altamente panoramici.

Dal 2001, poi una funicolare sotterranea scavata nella montagna dà la possibilità a chi lo desidera di raggiungere la località di Bulnes de Arriba, la frazione più recondita di tutta la regione, situata nel pieno centro dei Picchi d’Europa.

Noi preferiamo procedere in auto lungo la strada che, risalendo la gola scavata dal fiume Duje, tra gallerie e cascate, conduce prima al borgo di TIELVE e poi a SOTRES, il paese più alto di questa valle, situato a 1050 metri di altitudine, e formato da una manciata di povere case realizzate con quella stessa pietra con cui è stato costruito tutto il paesaggio circostante.

Le montagne asturiane per secoli hanno rappresentato per la regione una frontiera fisica non solo dal punto di vista geografico ma anche per quanto riguarda la storia, le comunicazioni, e di conseguenza la cultura e le tradizioni.

IL CASTRO DE COAÑA
Il famoso CASTRO DE COAÑA, rappresenta ad oggi uno degli esempi di maggior rilievo di quella che è stata definita la 'cultura del castro”, ovvero di quei centri abitati nei quali gli Asturi e successivamente i Romani misero a prova la loro convivenza. La sua notorietà non è certo legata alla ricchezza di quanto trovato tra le mura delle numerose capanne circolari portate alla luce, quanto piuttosto alla posizione strategica del “castrum” all’interno della conca del Rio Navia, su una dolce collina circondata dal verde.

Il sito è suddiviso in due parti: in alto c’era l’Acropoli che occupava la sommità della collina, ed era circondata da un muro fortificato. Nel lato settentrionale, ai piedi dell’acropoli, si esetndeva invece il quartiere nord, in cui è stata evidenziata la presenza di un’ottantina di abitazioni caratterizzate dalla preponderanza di piccoli edifici di pianta circolare o anche ovale e rettangolare – spesso unite tra di loro quasi a sottolineare l’appartenenza ad un unico gruppo familiare.

Se non si era mai dubitato della romanizzazione del Castro, gli ultimi studi fanno pensare che la configurazione dell’abitato sia addirittura posteriore all’epoca della conquista romana, e databile più precisamente attorno alla seconda metà del I secolo dopo Cristo.

OVIEDO
Riprendendo il nostro viaggio ci accorgiamo sempre più che lo stretto margine di terra che separa le vette montuose dal mare genera una vasta gamma di paesaggi e profondi contrasti, che rendono le Asturie più simili all’Irlanda che al resto della Spagna.

Il Capoluogo del Principato è OVIEDO, città situata proprio al centro della regione, nell’area di maggior densità, e cresciuta grazie allo sfruttamento delle vicine miniere di carbone, nelle quali lavora una gran parte dei suoi 200 mila abitanti. Quello che resta di artisticamente interessante, in una città prevalentemente moderna, è il Casco Antiguo, ovvero l’antico quartiere sorto intorno all’impressionante Cattedrale gotica di San Salvador, costruita tra il 1412 ed il 1565, e che pertanto ostenta elementi appartenenti a diversi periodi e stili artistici, tra cui il magnifico retablo in legno policromo, considerato uno dei più belli di tutta la Spagna

Nella Piazza della Cattedrale però si possono ammirare anche altri edifici interessanti: come il seicentesco Palazzo di Valdecarzana-Heredia, ciò che resta della Chiesa pre romanica di San Tirso El Real; la Cappella della Balesquida del XIII secolo, la quattrocentesca Casa della Rua ed il “Jardin dos Reyes Caudillos”.

Imboccando Rua Santa Ana si passa davanti al Palazzo che ospita il Museo delle Belle Arti delle Asturie, per poi sfociare in una bella piazzetta con case dai balconi in stile liberty, che al piano terra ospitano ristoranti e sidrerie.
Passando sotto la Torre dell’Orologio si giunge in Piazza della Constitucion su cui si affaccia la Chiesa di San Isidoro El Real ma soprattutto Palazzo del Comune con il suo lungo ed elegante porticato.

Merita una visita anche il MERCATO DEL FONTAN, recentemente ristrutturato: una piazzetta bellissima con portici che rievocano il gusto medievale, che da sempre rappresenta il cuore della vecchia Oviedo ed in cui da tempo immemorabile ogni domenica mattina si tiene il mercato cittadino.

La vicina Piazza Trascorrales, è tra le più fotografate per i colori degli edifici che la circondano e per le simpatiche statue sparse qua e là e dedicate al venditore di pesce ed alla lattaia.
Percorrendo Via Jovellanos si ammirano le vestigia dell’antica muraglia incassate nelle mura dell’austero convento di San Pelayo.
Altri palazzi importanti ed eleganti si affacciano su Piazza PORLIER mentre non lontano sorge l’antica Università fondata nel lontano 1568.

Da citare anche il famoso TEATRO CAMPOAMOR, sede di importanti spettacoli dove ogni anno si svolge la cerimonia di assegnazione del Premio letterario “Principe de Aturias”.

Ma il suo vero tesoro architettonico Oviedo lo conserva sul fianco della montagna del Naranco a pochi chilometri dal centro, dove sorgono due capolavori della architettura preromanica asturiana: la Iglesia de San Miguel de Lillo, costruita in una tenera arenaria dorata e piastrelle rosse con bellissime finestre scolpite, e soprattutto il Palazzo di Santa Maria del Naranco, fatto costruire dal Re asturiano Ramiro I perchè fosse la sua residenza e successivamente trasformato in santuario.
Entrambe sono espressione di un’arte particolare nella quale elementi romanici si mescolano a quelli visigoti e musulmani, e proprio per questo motivo sono state di recente inserite dall’UNESCO, nella lista dei monumenti da tutelare in quanto Patrimonio dell’Umanità.

TARAMUNDI: TRA ACQUA E FUOCO
L'autentico Patrimonio delle ASTURIE risiede soprattutto nella sua natura incontaminata, nei suoi boschi imponenti, le vallate tranquille, ed i villaggi, che conservano ancora l’architettura tradizionale nella quale predomina l’ardesia, e sono oggetto di un’attenta valorizzazione.

Ne abbiamo un’ulteriore conferma visitando a Taramundi, paesino nell’estremo ovest della regione, il CONJUNTO ETNOGRAICO DE TEIXOIS: La Fuerza del Agua. Si tratta di un piccolo borgo, trasformato in un museo all’aperto, vivo e interattivo, dove sono state conservate le antiche costruzioni in ardesia, tra cui una mini centrale elettrica risalente agli inizi del XX secolo ed ancora funzionante.
Seguendo il percorso dell’acqua il visitatore ha modo di osservare in azione i vari macchinari di un passato non tanto remoto che funzionavano sfruttando proprio la potenza dell’acqua, toccando così con mano l’operosità dei mulini e l’ingegno dell’uomo, e trasformando una semplice visita in un momento di apprendimento e di valorizzazione di passate attività.

Con lo stesso scopo, nella vicina frazione di BRES, è stata da poco inaugurata: la CASA DEL AGUA, nata con l’obiettivo di far conoscere la relazione esistente tra la cultura e la dinamica dell’acqua nel corso della storia, e soprattuto la sua importanza in questa regione.
In questa esposizione – ci spiega la giovane guida del museo – l’acqua viene presentata, da un lato, come materia capace di produrre una energia che gli uomini hanno saputo sfruttare da sempre nel corso della storia per eseguire lavori che richiedevano soprattutto potenza e movimenti ripetitivi, mentre dall’altro lato l’acqua è vista come preziosa materia prima, bene corrente che viene estratto o utilizzato per un consumo diretto o per irrigare le terre.
Le varie e numerose macchine idrauliche presentate nella Casa dell’Acqua non sono tuttavia limitate allo spazio geografico asturiano, ma vogliono sensibilizzare i visitatori circa le origini storiche e geografiche di queste macchine stimolandoli in una riflessione sulle strade che hanno portato alla loro diffusione e sui contatti esistenti tra diverse culture e civilizzazioni.

Dall’acqua al fuoco, Taramundi deve la sua fama all’abilità di generazioni di fabbri che si sono succeduti nel corso dei secoli, nelle numerose fucine sparse sul suo territorio, battendo ritmicamente, con passione ed energia, i ferri incandescenti per dar loro forma ed armonia.
Antonio Diaz, padre e figlio, sono tra questi. Nel loro piccolo laboratorio realizzano soprattutto lame e coltelli richiestissimi non solo in Spagna ma anche all’estero. Ci invitano ad assistere a tutte le varie fasi di lavorazione, del manico e della lama, e ci assicurano che mai come in questo periodo la richiesta di oggetti artigianali, realizzati a mano, e magari personalizzati, è stata così alta. Insieme producono in media dodici, quattordici pezzi al giorno, non più di uno all’ora; e in base alle ordinazioni ricevute fino ad oggi, hanno già il lavoro assicurato per i prossimi due anni.

LA COSTA
E finalmente il mare. Quello Cantabrico che segna il confine settentrionale di tutta la regione, e bagna per intero i 345 km di costa, per lo più accidentata, che caratterizza le Asturie. Questa posizione strategica ha fatto fiorire, sin dai tempi del commercio con l’Inghilterra e le Fiandre, diverse località portuali, oltre che numerosi centri peschieri e conservieri di una certa rilevanza, che tutt’oggi ricoprono un ruolo molto importante nell’economia regionale.

Come LUARCA, famosa nel passato soprattutto per la tradizionale pesca delle balene, e trasfornatasi oggi in un’elegante località marina, cresciuta attorno al suo accogliente porto, circondato da diverse case ed edifici costruiti dai cosiddetti “indianos”, coloro che un tempo emigrarono oltreoceano in cerca di lavoro e poi fecero ritorno, magari solo per essere seppelliti nel piccolo cimitero a picco sul mare, uno dei più belli ed antichi di tutta la costa.

Le Asturie per noi sono questo e molto di più. Una terra che dall’alba al tramonto non finisce mai di stupirti, regalandoti in ogni istante emozioni uniche e paesaggi indimenticabili. (SDF)