EGITTO 2.
IN CROCIERA SUL NILO
Seconda parte
DA KOM OMBO AL CAIRO
Il sole al mattino illumina d’oro le acque del Nilo su cui stiamo navigando e le sponde rigogliose che da millenni i contadini egiziani coltivano con pazienza e dedizione.
Lasciata Assuan la nostra nave ha iniziato lentamente la discesa del Grande Fiume, di questa autostrada fluida, su cui oramai sono diverse decine le imbarcazioni cariche di turisti che fanno la spola con Luxor, situata duecento chilometri più a nord, e sostando qua e là dove la storia, più che altrove, ha lasciato il segno del suo passaggio.
KOM OMBO
La prima tappa è Kom Ombo. Qui, situato in posizione strategica su una piccola collina da cui si domina il corso del Nilo, e da cui, nell’antichità, si poteva controllare il commercio dalla Nubia, sia sul fiume che per le vie terrestri, sorge un piccolo tempio.
Rifatto in luogo di altre costruzioni più antiche, risale al regno di Tolomeo VI, tra il 180 ed il 145 avanti Cristo, ma presenta altresì decori di vari sovrani successivi, oltre ai nomi, in geroglifico, di alcuni imperatori romani da Augusto a Domiziano.
La peculiarità di questo edificio è quella di essere il solo tempio egiziano dedicato contemporaneamente a due divinità, SOBEK, dalla testa di coccodrillo, e HAROERI, dalla testa di falco, per cui nonostante la pianta unitaria, il tempio è formato in realtà da due templi uno appaiato all'altro. Gli splendidi rilievi sulle pareti e sulle colonne erano in origine dipinti ma tranne in alcune aree non colpite dalla luce solare diretta, e non sempre visitabili, attualmente il colore è quasi completamente scomparso.
Tra quelli meglio conservati e più interessanti, ve n’è uno che mostra il calendario degli antichi egizi, dal quale si comprende che essi dividevano l'anno in 3 stagioni: quella dell'inondazione del NILO,della semina e del raccolto. E basta guardarsi attorno per capire il ruolo che il grande fiume recitò e continua a recitare nella vita e nella storia di questo Paese.
E' proprio il paesaggio a dare un valore aggiunto a questo viaggio, in gran parte immutato da millenni, o almeno così ci appare o ci piace pensarlo. In realtà le inondazioni che dettavano il ritmo delle stagioni della semina e del raccolto sono andate perse con la costruzione della diga di Assuan, ma che il Nilo sia ancor oggi fonte di vita per le popolazioni che si concentrano lungo il suo corso non c’è ombra di dubbio. Contadini, allevatori, pescatori e felucari c’è tutto un mondo che vive grazie a questo fiume e ci scorre davanti come un film d’altri tempi.
EDFU
Percorsi altri 55 chilometri, giungiamo in prossimità della nostra seconda meta: EDFU.
Qui, ad attendere i turisti che sbarcano dalle navi, ci sono decine di carrozzelle trainate dai cavalli. Ne approfittiamo anche noi per attraversare velocemente questa città che, oltre ad attirare quotidianamente un gran numero di visitatori grazie al suo tempio che stiamo andando a visitare, è altresì un importante centro commerciale per la produzione dello zucchero e per le sue antiche fabbriche di ceramica.
Ma oggi come ieri, EDFU è famosa soprattutto per lo splendido Tempio dedicato al Dio falco Horus. Quello attuale venne ricostruito in epoca tolemaica, tra il 237 ed il 57 a.C., sul luogo già precedentemente consacrato al santuario di questa divinità, fin dall’Antico Regno. A sorprendere è il perfetto stato di conservazione di questo grandioso edificio che rappresenta il prototipo ideale dell’architettura sacra di quell’epoca ma che solo nel 1860 venne liberato dalla sabbia, che lo copriva fino all’altezza dei capitelli.
I rilievi del Pilone, scolpiti sotto il regno di NEO DIONISIO, raffigurano lo stesso sovrano che prende per i capelli i nemici davanti al dio HORUS e a sua moglie HATHOR. E anche davanti al portale di ingresso sorgono due grandi falchi di granito nero, che rappresentano il dio HORUS.
Da qui si accede al cortile, circondato su tre lati da ben 32 colonne decorate con capitelli palmiformi o floreali. Nei rilievi dietro le colonne è rappresentata la cerimonia che si svolgeva ogni anno durante la quale la statua di HORUS, custodita normalmente all'interno del santuario, veniva posta sulla barca sacra che una volta caricata su una vera imbarcazione era trasportata sul Nilo verso la città di DENDERA, da dove proveniva una analoga imbarcazione ma con la statua della dea HATHOR, moglie di HORUS, fino ad incontrarsi a metà percorso.
Il quarto lato del cortile invece è chiuso dalla facciata del pronào, il cui portale era protetto da due imponenti statue di falco. Le pareti del pronào sono divise in 4 ordini di rilievi che mostrano il re, che compie sacrifici agli agli dei o altri riti sacri. Ai due lati dell'ingresso si trovano due cappelle: quella ad ovest era usata come sala per la consacrazione, come descritto dai rilievi presenti sulla parete in fondo, mentre la cappella ad est, era la biblioteca del tempio, sulla parete infatti si trova inciso il catologo dei testi qui custoditi e la raffigurazione di SESHET, la dea protettrice della scrittura.
Procedendo si accede al santuario: la parte più antica del tempio, l'unica rimasta del precedente edificio pretolemaico. Il santuario è circondato da un lungo corridoio su cui si aprono dieci sale laterali in una delle quali è conservata la barca sacra dove veniva posta la statua di HORUS per il suo viaggio annuale verso DENDERA.
Tutte le pareti sono coperte di immagini religiose che sottolineano l’intimità del re con gli dei, con le tradizionali scene di offerte e gli incontri e gli abbracci raccontati da lunghi testi geroglifici.
L'intero tempio poi è circondato da un alto muro di cinta, la cui parete esterna è coperta di incisioni che descrivono tutta la storia della sua costruzione, mentre quella interna forma con le mura del tempio stesso uno stretto e lungo corridoio, percorrendo il quale si possono ammirare le raffigurazioni che narrano delle le battaglie di HORUS contro SETH.
Guerre e amori, dei e faraoni, divinità malvagie e generose, templi imponenti e città nascoste per millenni lungo il Nilo si è data appuntamento la storia, dando vita ad una delle civiltà più antiche ed affascinanti del Mondo, in cui la città dei vivi si trovava sempre sulla sponda orientale, mentre la terra dei morti occupava solitamente quella occidentale.
ESNA
L’ultimo raggio di sole ci conduce fino ad Esna, nell'antichità una delle località più importanti dell'alto Egitto con il nome di TASENET, e successivamente uno dei maggiori centri centri di fede copta. E’ collegata alla sponda destra del Nilo da una importante diga che sbarra il corso del fiume costringendo tutte le imbarcazioni ad una lunga sosta in attesa di poter accedere alla chiusa che consente di superare il dislivello.
LA VALLE DEI RE E LA VALLE DELLE REGINE
All’alba due mongolfiere si librano nell’aria sopra la Valle dei Re sulla sponda occidentale del fiume. Nella notte infatti abbiamo raggiunto Luxor, l’antica TEBE, ed ora ci prepariamo ad andare a visitare alcune delle sue meraviglie.
Purtroppo per motivi di sicurezza non abbiamo il permesso di effettuare delle riprese né nella Valle dei Re né in quella delle Regine, dove si trovano le splendide tombe dei faraoni e delle loro consorti, della XVII e XIX dinastia (1570-1320 e 1320-1200 a. C.): una sessantina circa di 60 tombe reali, tra le quali le più importanti sono quelle di Ramsete IV, di Tutankhamon e di Seti I.
L’unico luogo che si può riprendere è il Tempio funerario della regina egizia Hatshepsut costruito durante il XV secolo a.C. Scavato nella roccia, è disposto su vari livelli, collegati tra loro da rampe di accesso. Le facciate sono arricchite da imponenti colonnati e, durante il regno di Hatshepsut, l'edificio era circondato da vasti giardini.
Hatshepsut al contrario di quanto comunemente si crede, non fu l'unica donna che riuscì a governare l’Egitto, ma fu la sola a sfidare la tradizione e a installarsi saldamente per più di vent’anni sul trono divino dei faraoni, che era riservato solo agli uomini. Per questo forse, nonostante durante il suo regnò l'Egitto prosperasse, dopo la sua morte, si cercò con ogni mezzo di cancellare il suo nome e la sua immagine. I monumenti di Hatshepsut furono abbattuti o usurpati da altri, i ritratti distrutti e il nome cancellato dalla storia e dall'elenco ufficiale dei re egizi.
Un’altra breve sosta è davanti ai Colossi di Memnone, due statue che raffigurano il Re Amenofi III e all’epoca fiancheggiavano l’ingresso del tempio funerario a lui dedicato.
IL TEMPIO DI KARNAK
Tornando sulla sponda orientale dell’antica TEBE, si possono invece visitare i due monumentali templi della città dei vivi dedicati al Dio Amon: primo fra tutti quello di Karnak.
Vi si accede attraverso un lungo viale fiancheggiato da una doppia file di sfingi a testa di ariete, che un tempo partiva dal pontile di attracco per le barche. Superato il primo pilone si nota la perfetta assialità del complesso, caratteristica di tutti i templi egiziani, per cui un’unica linea retta, congiunge l’ingresso al sacrario vero e proprio, che in questo caso è posto 350 metri più avanti.
Inutile descrivere la monumentalità delle colonne, degli spazi, delle architravi e delle statue. Tutto doveva contribuire ad esaltare la figura del Faraone per porlo agli occhi di tutti sullo stesso piano delle divinità cui il tempio era dedicato. Mentre alle figure ed ai geroglifici incisi sulle pareti o sugli obelischi, spettava il compito di narrare le gesta e le imprese del Re, di celebrare le sue offerte, descrivere i suoi incontri alla pari con gli dei; il tutto arricchito da simbolismi continui, richiami raffinati, sequenze che ritornano, ma il cui significato dopo un po’ ci sfugge e si confonde, lasciando però immutata l’emozione e la sensazione di trovarsi di fronte ad un’opera grandiosa.
IL TEMPIO DI LUXOR
L'imponente complesso templare è collegato all’altro Tempio di Luxor, dal Viale delle Sfingi, lungo circa tre chilometri e mezzo, su cui gli antichi egizi compivano processioni nella festa annuale dell'inondazione.
Il primo pilone è forse l’immagine più famosa ed emblematica dell’Egitto dei Faraoni. Fu costruito durante il lunghissimo regno di Ramsete II,le cui statue colossali accolgono il visitatore. Sulla sinistra svetta il bellissimo obelisco in granito rosa di Assuan (alto 25 metri), orfano del gemello che fu donato alla Francia nel 1831.
Anche qui procedendo lungo l’asse principale del tempio ci si trova innanzi tutto all’interno di un cortile porticato, sorretto da 72 colonne fittamente decorate disposte su due file. Di fronte sorgeva ina porta, fiancheggiata da altre due statue di Ramsete II seduto in trono, mentre quelle collocate ai lati, tra le colonne, in origine erano di un altro faraone Amenofi II.
Possiamo osservare come la pianta del complesso segue lo schema 'luce-buio-luce-buio', alternando a cortili e spazi aperti pporte strette e severi corridoi dalle alte colonne, fino a giungere all’elegante cortile di Amenofi III, che precede le tre anticamere, la stanza della barca sacra ed il santa sanctorum di Amon.
Ma è dopo il tramonto che il Tempio di Luxor, sapientemente illuminato da un raffinato gioco di luci, si trasforma magicamente nel set di un film sull’antico Egitto regalando ai suoi visitatori una serie di immagini uniche e rendendoli protagonisti di un sogno collettivo. (FINE) (SDF)
