EGITTO 1.
IN CROCIERA SUL NILO
Prima parte
DA ABU SIMBEL AD ASSUAN
Le Piramidi, la Sfinge, i Templi di Luxor ed Abu Simbel... Li abbiamo studiati un po’ tutti a scuola, col desiderio un giorno di poter visitare di persona alcune delle meraviglie dell’Egitto, magari nel modo più classico ma allo stesso tempo più bello per conoscere questo Paese: una crociera sul Nilo.
E’ proprio sulle acque preziose di questo fiume, lungo ben 6.680 chilometri, che la storia dell’Egitto è stata scritta. Basta guardarsi intorno per capire la trama e leggerne i contenuti. Fu grazie alle inondazioni periodiche, che anno dopo anno, hanno sempre reso possibile il ripetersi del miracolo di raccolti ricchi ed abbondanti, lungo quest’interminabile striscia di verde che attraversa il deserto del Sahara da Sud a Nord, che su entrambe le sponde del Nilo, già quattromila anni prima di Cristo, sorse una civiltà che in trenta secoli di predominio assoluto sulle popolazioni circostanti, raggiunse un livello di sviluppo e di raffinatezza che nessuna civiltà coeva riuscì ad eguagliare.
Protetta su entrambi i lati dal deserto, che ha agito come barriera naturale contro eventuali invasioni, la Valle del Nilo ha sempre offerto alle popolazioni locali un luogo in cui vivere piuttosto tranquilli e sicuri, su una terra fertile facilmente irrigabile grazie alla vicinanza del fiume. La necessità di mantenere ed accrescere la fitta rete dei canali, fu lo stimolo alla creazione di un forte potere centrale che si dedicò alla costruzione di monumenti di immensa ed eterna bellezza, sistemati lungo il corso del grande fiume.
La tesi fino ad oggi prevalente è che la civiltà egizia si sia formata a Sud, nel cosiddetto Alto Egitto che va da Assuan al Cairo, e che successivamente abbia sottomesso e incorporato anche tutto il Nord, ovvero il Basso Egitto, che comprende la regione del Delta del Nilo.
ABU SIMBEL
Anche il nostro viaggio inizierà dal profondo Sud: l’aereo infatti sta sorvolando l’immenso Lago Artificiale Nasser, che si è andato formando dopo la costruzione della Grande Diga di Assuan voluta negli anni ’60 dall’allora presidente egiziano, e sta per atterrare ad Abu Simbel, uno dei siti archeologici più famosi al mondo situato a soli 40 chilometri dal confine con il Sudan, la frontiera delle frontiere.
Qui il grande faraone Ramsete II, tra il 1290 ed il 1224 a.C., fece costruire due splendidi templi rupestri, che a quel tempo segnarono i limiti dell'espansione egizia verso l'interno del continente, e le cui proporzioni suscitano ancora oggi l'ammirazione del mondo intero.
La facciata del Tempio Grande, larga 36 metri ed alta 33, è dominata da quattro colossi alti 20 metri che rappresentano tutti Ramsete II seduto sul trono, con il copricapo di stoffa detto “nemes”, che raggruppa le corone dei due regni del Basso ed Alto Egitto. Sul petto e sulle braccia di ogni statua, si possono notare i cartigli con il nome di Ramsete che identifica le statue, mentre ai piedi del faraone, si trovano scolpite le eleganti figure di alcuni membri della famiglia reale, quelle di sua moglie Nefertari e di sua madre Tuya.
Attraverso un portale al centro delle grandi statue si entra nel tempio vero e proprio dove si incontra subito una splendida sala ipostila di 18 metri di lunghezza e 16,70 di larghezza, divisa in tre navate da 8 grandi pilastri quadrati sulle cui facce, rivolte verso il centro, sono poste altrettante statue del Dio OSIRIDE alte 10 metri.
Sulle pareti della sala risultano molto ben conservati, anche nei colori, i rilievi murali che rappresentanto in gran parte la vittoria di Ramsete II sugli ITTITI nella battaglia di Kadesh in Siria. Questi rilievi descrivono vari momenti della battaglia: in cui si vede il re che attacca i nemici sul suo carro da guerra, o che trapassa con la sua lancia un libico a terra; mentre tra le due porte delle camere laterali rivolte a sud, si può vedere la rappresentazione del campo trincerato dell'esercito egizio.
L’intero soffitto della navata centrale poi è decorato con figure di avvoltoi mentre quello delle navate laterali è ricoperto di stelle.
Proseguendo si accede ad una seconda sala ipostila sostenuta da quattro pilastri quadrati, decorati con raffigurazioni del re che viene accolto tra gli dei. E anche le pareti sono decorate con la barca di AMON-RA nel lato sud e con la barca del re divinizzato nel lato nord.
Sulla parete del fondo, tre porte conducono a una terza sala, in cui si notano scene di offerte e di adorazione.
Da qui si giunge nella parte più sacra del tempio, il santuario, dove solo il re poteva entrare. Sul fondo, vi sono quattro statue che rappresentano da sinistra gli dei PTAH, AMON, Ramsete II oramai divinizzato e RA-HORAKHTY. La statua del re assieme a quelle degli dei in perfetta parità è il segno più evidente della sua avvenuta divinizzazione.
Due volte all'anno, alla fine di febbraio ed alla fine di 20 ottobre, all'alba, la luce solare penetra fino al santuario e illumina le statue del re e degli dei, fatta eccezione per quella di Ptah, il dio delle tenebre. Effetto che evidenzia l'ottima conoscenza dell'astronomia e le grandi capacità di calcolo degli architetti egiziani.
IL TEMPIO PICCOLO
A breve distanza si trova il Tempio Piccolo voluto dallo stesso Ramsete II e dedicato alla sposa divina HATHOR, e quindi alla sua sposa NEFERTARI divinizzata.
Nella facciata, larga 28 metri e alta 12, sono state scolpite sei statue incassate in altrettante nicchie, di cui quattro rappresentano il faraone Ramsete II, mentre le altre due raffigurano la bellissima sposa Nefertari ed è sorprendente, per l’epoca, il fatto che siano state costruite della stessa altezza. Tutte quante poi hanno il piede sinistro proteso in avanti come se volessero uscire dalla roccia e quelle di NEFERTARI hanno sulla testa le corna della vacca sacra, il disco solare e due piume come la dea HATHOR.
Analogamente al tempio grande, anche qui attraverso un portale al centro della facciata si entra in una sala ipostila, quasi quadrata, divisa in tre navate da sei pilastri, la cui facciata rivolta verso l'interno è scolpita con altorilievi che rappresentano la dea HATHOR.
Le pareti sono coperte da rilievi murali, più semplici e meno colorati di quelli del tempio grande, ma anche questi molto interessanti in quanto rappresentano RAMSETE e NEFERTARI assieme a vari dei.
Tre porte sulla parete nord immettono in una sala tresversale, anche questa ornata da rilievi. A sinistra e a destra si aprono due stanze inconpiute, mentre al centro si trova il santuario dove è presente un altorilievo della dea HATHOR.
SUONI, LUCI E STORIA
Un suggestivo ed insolito spettaccolo notturno di suoni e luci offre ai visitatori l’opportunità di ripercorrere brevemente la storia antica e recente di questi monumenti,che dopo il regno di Ramsete II, furono seppelliti dalla sabbia e quindi dimenticati per millenni.
Fu solo nel 1813 che l’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt
scoprì le teste dei colossi di Ramsete II che affioravano dalla sabbia ma non fu in grado di comprendere chi rappresentavano né tanto meno di entrare all'interno dei templi.
Quattro anni più tardi l'archeologo italiano Gianbattista Benzoni iniziò una campagna di scavi sistematici grazie ai quali fu di nuovo rivelata la bellezza di questi maestosi monumenti. Fu così che agli inizi degli anni ’60, quando la Comunità internazionale venne a conoscenza che i templi di Abu Simbel stavano per essere totalmente ricoperti, questa volta per sempre, dalle acque del lago Nasser, l'UNESCO intervenne, con una massiccia campagna per il salvataggio di queste antiche e splendide testimonianze.
Il progetto richiedeva che i due templi venissero smontati pezzo per pezzo e ricostruiti 180 metri più nell'entroterra dopo aver innalzato il terreno di 65 metri rispetto al livello precedente. I lavori richiesero cinque anni, oltre duemila uomini, tonnellate di materiali e uno sforzo tecnologico senza precedenti nella storia dell'archeologia. I blocchi numerati per ridar loro l'esatta posizione, furono riassemblati, e l'intero tempio fu ricostruito mantenendo persino l'originario orientamento rispetto agli astri e al nuovo corso del Nilo determinato dallo sbarramento di Assuan. Venne restaurato il paesaggio, e quando anche la montagna soprastante fu ricostruita, il puzzle fu finalmente completo.
IL TEMPIO DI FILE
Visto dall’aereo che ci riporta velocemente verso Assuan, il Lago Nasser, ci appare in tutta la sua vastità: con i suoi 5250 kmq, è infatti al secondo posto tra i laghi artificiali più grandi al mondo, dopo il lago Kariba sullo Zambesi. La sua formazione costrinse ben 60.000 persone, tra nubiani e sudanesi, a lasciare le proprie terre e le proprie abitazioni che vennero totalmente sommerse dalle acque del lago. E la stessa sorte tocco’ a numerosi siti archeologici, i più importanti dei quali, come Abu Simbel, furono salvati spostandoli dal loro sito originale.
Uno di essi si trova su una piccola isola situata a circa 6 km a sud di Assuan tra la Diga Vecchia e quella Nuova. Per raggiungerlo ci imbarchiamo con un gruppo di turisti trevigiani cui ci siamo aggregati, su una delle lance a motore che fanno regolarmente la spola con la località di Shellal sulla terraferma, trasportando continuamente decine e decine di visitatori stranieri.
Il Tempio era dedicato ad ISIDE, ed originariamente era stato costruito sull'isola di FILE, ma per evitare che venisse sommerso dalla creazione del lago Nasser, venne anch’esso smontato e ricostruito, almeno nelle parti più importanti, sulla vicina isola di AGILKIA, venti metri più alta, dove oggi è possibile visitarlo.
Il complesso templare fu un celebre luogo di pellegrinaggio e raggiunse il massimo sviluppo in epoca greco-romana. Affiancato da due splendidi portici colonnati, esso si sviluppa da sud verso nord, dove sorge il primo pilone alto 18 metri e largo 45, le cui facciate sono decorate con le figure del re Tolomeo XII che uccide i nemici e degli dei Iside, Hathor e Huros.
Superato il secondo pilone, largo 32 metri ed alto 12, si entra nella parte principale del tempio composto da un cortile, un atrio, vari vestiboli e il santuario, in cui è ancora presente il basamento che sorreggeva la barca sacra con l'immagine della dea, mentre i rilievi e le iscrizioni delle pareti interne ed esterne riguardano i tolomei e gli imperatori romani.
Si notano però anche quelle che risultano essere le ultime iscrizioni in caratteri geroglifici che si conoscano, scolpite nel 394 dopo Cristo, e che rappresentano l’epilogo di quel sistema di scrittura inventato 3500 anni prima, che fu il primo usato dall’umanità insieme a quello dei Sumeri della Mesopotamia.
Uscendo dal tempio, sulla riva orientale dell’isola, si trova l'edificio più bello e rappresentativo: il Chiostro di Traiano, un edificio porticato con quattordici colonne con capitelli campaniformi, costruito nell’era imperiale romana ma rimasto incompiuto, che probabilmente serviva per l’approdo delle barche sacre durante le processioni fluviali.
Il grande tempio dell’isola di File fu l’ultimo baluardo dell’antica religione egiziana ad essere abbandonato di fronte all’avanzare inarrestabile del Cristianesimo e venne chiuso per ordine dell’imperatore bizantino Giustiniano nell’anno 535.
ASSUAN
Giunti sulla terraferma la nostra tappa successiva è presso un tipico laboratorio dove si producono le essenze che poi – ci raccontano - vengono esportate in Europa e negli Stati Uniti ed utilizzate per la produzione della maggior parte dei profumi realizzati dalle grandi firme della moda.
Il nostro primo incontro ravvicinato col Nilo lo abbiamo dalla “corniche” di Assuan, la passeggiata che corre lungo la sponda orientale del fiume offrendo al turista una vista indimenticabile sull’Isola Elefantina e sulle feluche che, con le loro vele bianche, si incrociano danzando su questo nastro d’argento.
E’ lasciandoci cullare su una di queste tipiche imbarcazioni che ripensiamo alla storia di questa che è la città più meridionale dell’Egitto, luogo di frontiera tra due mondi, civilizzato e conosciuto l’uno, lontano e misterioso l’altro. Se Assuan appartiene infatti da sempre all'Egitto, paese arabo e mediterraneo, conserva altresì la cultura e le tradizioni della Nubia, la regione i cui abitanti, riconoscibili dalla loro pelle nera e le loro siluhette slanciate, avevano resistito per secoli ad ogni forma di dominazione, prima di rischiare di scomparire per sempre, assieme alla loro terra, sotto le acque del lago Nasser, finendo per essere rialloggiati nella città ed i suoi dintorni.
In antichità l'area dove sorge ASSUAN era chiamata YEB, terra degi elefanti, e fu proprio la sua posizione strategica per il controllo del traffico fluviale da e per la NUBIA,e punto d'arrivo della via carovaniera che giungeva da nord diretta verso l'attuale Sudan, a favorire lo sviluppo ed il successo della città che oggi vive soprattutto di turismo, grazie al clima mite di cui gode ed alle numerose navi da crociera che ogni giorno salpano proprio da qui per ridiscendere il Nilo alla volta di Luxor.
SULLA NAVE AL KAHILA
La nostra si chiama AL KAHILA, ed è in assoluto la più nuova, trattandosi del suo viaggio inaugurale. Una volta a bordo ce lo conferma anche il suo proprietario e costruttore, l’architetto egiziano che ci spiega come il suo desiderio fosse quello di creare una nave raffinata ed elegante, con una particolare attenzione per i dettagli e le rifiniture, con uno stile etnico che potremmo definire “minimalista arabo” - ci dice – simile a quello del nostro Giorgio Armani.
Il design e le tecnologie nautiche più avanzate – ci assicura - ne fanno senza dubbio una della migliori imbarcazioni da crociera in navigazione sul Nilo. Vi sono 71 cabine di ben 22 mq, tutte con pavimento in legno, mobili ricercati,ampia finestra panoramica e bagno con doccia.
Non mancano naturalmente i punti di incontro e gli ambienti per lo svago: dal longue bar ai tavoli da gioco, dalla boutique di bordo alla sala di lettura. Sul ponte sole si trova invece la piscina con un ampio solarium da cui si gode lo spettacolo del paesaggio che scorre immutato davanti agli occhi mentre lo snack bar nelle tarde ore del pomeriggio serve agli ospiti tè e pasticcini.
La sera l’appuntamento è all’interno del ponte inferiore dove è stato allestito l’ampio salone ristorante, il quale offre una ricca selezione di piatti della cucina internazionale e locale, con servizio a buffet e al tavolo.
E dopo cena la serata può continuare al bar-discoteca, ubicato sul ponte superiore, dove ogni scusa è buona per festeggiare con danze sensuali e arabeggianti, l’inizio di un viaggio affascinante, nel tempio e nello spazio. (Fine I^ parte) (SDF)
