GRECIA 1. - MYKONOS

GRECIA: LA TERRA DEGLI DEI
Seconda parte
MYKONOS: L’ISOLA DELLA TRASGRESSIONE

Giungendo via mare il primo impatto lo si ha col porto di Chora, il capoluogo dell’isola. Un abbagliante semicerchio di case bianche circonda in un abbraccio le piccole barche alla fonda, sferzate dal Meltemi.
Nonostante sia considerata oramai da decenni la più internazionale, mondana e trasgressiva delle Cicladi, Mykonos, a prima vista, appare come la perfetta realizzazione del classico villaggio di pescatori: dalla zona del porto infatti si diparte un labirinto di stretti vicoli che lasciano il posto ad improvvise piazzette su cui si affacciano case cubiche con gli infissi colorati e piccole chiese dalle cupole azzurre.

Man mano che ci si aggira affascinati fra le vie si percepisce però il mutamento che l’isola ha subito nel corso di questi anni, da quando cioè il turismo l’ha scoperta. Da semplice villaggio Mykonos è andata sempre più trasformandosi in una specie di “Capri anni ’60 dell’Egeo”, ricca di boutique e “locali à la page”, frequentata da una clientela internazionale, ricca, alternativa e trasgressiva, composta soprattutto di giovani.

ALEFKANDRA, IL QUARTIERE DEGLI ARTISTI
Tutto è partito da Alefkandra, il quartiere degli artisti, soprannominato la 'piccola Venezia', per i colorati balconi in legno a loggiato che rimangono come sospesi sul mare. Immutato nella sua bellezza, se non nella sua autenticità, il borgo ospita ancora atelier e gallerie, ma soprattutto locali gay. In effetti l’isola fu, e lo è tutt’ora, una delle prime e più importanti località elette dalla comunità omosessuale mondiale quale luogo di incontro e di divertimento durante le vacanze estive.

Dopo averla scoperta agli inizi degli anni ’70, molti di loro, provenienti da tutta Europa, se ne sono innamorati eleggendola a nuova patria ed ora qui gestiscono bar, caffè, alberghi e boutique.

Curato nei dettagli, quasi stucchevole nella sua bellezza, il centro di Chora si svela lentamente al visitatore. Passeggiando lungo le vie affollate di turisti, si resta perplessi davanti alle vetrine che non sfigurerebbero in alcuna delle moderne capitali europee ma che mal si conciliano con la nostra idea romantica della Grecia.
Ai tavolini dei bar l’odore dei Phita Gyros si intreccia ormai con quello di hamburger e patatine.
Ma anche tra questi vicoli candidi e ricercati, davanti a un negozio griffato o ad una sontuosa gioielleria può ancora capitare di incontrare dietro l’angolo un vecchio contadino o una anziana signora appena giunti dalla campagna accompagnati dal rispettivo asino carico di prodotti della loro terra. La tradizione diventa folklore, ma per un attimo attira la nostra attenzione e distoglie lo sguardo dai vestiti alla moda.

IL PORTO
Seguendo questa vendita porta a porta, siamo ritornati nella zona del porto dove altri contadini, più giovani ed organizzati improvvisano ogni giorno delle piccole bancarelle su cui esibiscono con fierezza frutta, verdura e fiori di stagione.
Contemporaneamente dal mare giungono i pescherecci che hanno passato la notte al largo intenti a calare le reti. Al momento dell’attracco in banchina già una piccola folla di curiosi si è formata pronta a contrattare e a rilanciare pur di accaparrarsi i pezzi più pregiati che finiranno poi sulle tavole dei numerosi ristoranti locali.
Ciò che resta viene portato al vicino mercato all’aperto,scaricato sui banchi, e venduto all’istante.
Le mani delle massaie si muovono rapide tra le prede, sotto l’occhio attento degli uomini. Ai margini del crocchio si aggirano curiosi e famelici anche i pellicani, pronti ad approfittare del momento opportuno per fare la spesa, a modo loro…

Seduti davanti alla chiesa o ai tavolini del caffè, gli abitanti di Mykons osservano quel via vai di turisti che ha sconvolto le loro abitudini, portandogli una ricchezza ed un benessere pagati però a caro prezzo.
La spiaggia di Chora non è un granchè ma è il luogo ideale per ammirare il movimento di chi arriva e di chi parte, o per scrutare i volti di coloro che si siedono al caffè del porto. Molti sono i croceristi: giungono sull’isola per poche ore, il tempo di scattare qualche foto, scrivere due cartoline e poi ripartire, convinti che Mykonos sia tutta qui.
Noi per fortuna abbiamo il tempo di farci un giro alla scoperta del territorio.

IN GIRO PER L'ISOLA
Il mezzo più adatto per esplorare l'isola è senz’altro lo scooter.
La prima cosa che ci incuriosisce sono i famosi mulini che, da soli o a piccoli gruppi, caratterizzano la silhouette di Mykonos, così come quella di quasi tutte le Cicladi, e le cui pale normalmente sono mosse dal Meltemi, il vento che spazza l’arcipelago e che gioca coi gabbiani.

A poco a poco l’isola si svela nella sua autenticità. Colline fiorite celano piccoli tesori. Chiese e chiesette sorgono un po’ ovunque: molte di esse furono costruite come ex-voto dai marinai sopravvissuti ai naufragi in questo mare vivo.
Un mare che nel corso dei secoli ha saputo disegnare sull’isola baie, rade, spiagge e calette di rara bellezza.
A Ornos Bay la stagione sta per iniziare. Sulla spiaggia di sabbia fine gli ombrelloni attendono i turisti. In acqua yacht e velieri sono pronti a salpare. A poca distanza, sulla riva, i pochi pescatori rimasti ripetono ogni giorno i loro soliti gesti completamente indifferenti a chi li vuole fotografare.

La strada ora corre all’interno tra campi profumati e muretti a secco. Scene bucoliche attirano la nostra curiosità. Procediamo veloci ebbri di felicità e di libertà.

PARAGA, PARADISE & SUPER PARADISE BEACH
Le spiagge più famose di Mykonos si trovano quasi tutte sul versante orientale dell’isola. La prima che incontriamo è Paraga beach frequentata soprattutto per il suo mare dai colori magnetici. Sulla battigia si assapora ancora per un po’ la tranquillità che precede l’arrivo della massa.

Poco più in là è Paradise Beach. Più grande ed attrezzata è frequentata soprattutto dagli ospiti del vicino campeggio. Insolitamente tranquilla in questo periodo, durante l’alta stagione si contende il primato delle spiagge più gettonate con la vicina Super Paradise che ci suggeriscono di visitare.

Una strada impervia e trafficata si insinua fra le colline. Macchine di giovani avanzano agguerrite in fila indiana. Non ci resta che accodarci. La meta è Super Paradise: il cartello è invitante.
La baia è splendida: con un’acqua cristallina in cui viene voglia di farsi una nuotata. Sulla sabbia dorata c’è anche chi si crogiola al sole ma lo scopo per cui tanti ragazzi arrivano fin qui è un altro: la musica, i beach-parties a tutto volume, un modo diverso per vivere la spiaggia.
Iniziano al mattino, quando le discoteche notturne invece chiudono, e vanno avanti per tutta la giornata. Chi ama ballare a Mykonos può farlo 24 ore su 24, tutti i giorni per tutta l’estate.

Ma nonostante la musica assordante, in un angolo dello stabilimento fondato nel 1971, c’è ancora chi passa le ore davanti ad una scatola di Back Gammon, come ai vecchi tempi.

Prima di tornare a Chora ci hanno consigliato di visitare un ultima spiaggia, quella di “Agrari”, posta in fondo ad una vallata, ai margini della Elia Bay. Di nuovo pace, tranquillità, solitudine.
Passeggiando sulla sabbia assaporiamo questi attimi di silenzio consci che con l’arrivo dell’estate il suono di lingue diverse oscurerà per mesi il rumore del mare.

Rientriamo a Chora per l’ora del tramonto. Il sole dipinge di giallo le case sul porto mentre il mare si tinge di mille colori e sfumature. Riflettiamo sul destino di quest’isola sospesa tra passato e presente: in effetti Mykonos punta tutto il suo futuro sul turismo, conscia però, oggi più di ieri, di dover conservare il più possibile la propria identità.

Alla sera le vie del centro si animano di gente. E’ l’ora dello struscio e dello shopping. I negozi e le gioiellerie restano aperti fino a tardi per la gioia dei turisti. Di originale ed autentico c’è poco, quasi niente, ma l’atmosfera è piacevole e rilassata. La vacanza in fondo può essere anche questo.
E poi, la notte è ancora giovane: l’isola della trasgressione infatti non ha orari. (SDF)