CINA 1.

CINA: VIAGGIO NEL CELESTE IMPERO
Prima parte
PECHINO E LA GRANDE MURAGLIA

Presa d’assalto ogni giorno da migliaia di persone, turisti stranieri, visitatori locali, e venditori ambulanti, la “Wanli changcheng”, ovvero 'il lungo muro di 10.000 li', che si snoda per oltre 5.700 chilometri tra monti e vallate seguendo quello che fu per secoli il tracciato dell’ “antica frontiera” settentrionale del Celeste Impero, oggi può essere considerata una metafora della Cina o quanto meno uno dei tanti simboli del cambiamento in atto negli ultimi anni in questo imenso Paese.

Anche se la costruzione dei primi elementi risale già alla cosiddetta epoca dei Regni Combattenti tra il VII ed il III sec. a.C.. la Grande Muraglia fu edificata prevalentemente sotto la Dinastia dei Qin, tra il 221 ed il 206 a.C., grazie al lavoro di non meno di 500.000 uomini, tra criminali, prigionieri di guerra, militari ed ingegneri, che lavorarono per oltre 10 anni, superando difficoltà di ogni genere e dislivelli incredibili.

Con un'altezza media di 8 metri, una larghezza di sei metri e mezzo alla base e di cinque metri e mezzo alla sommità, quest’opera ciclopica fu in origine concepita per contenere i barbari delle steppe mongoliche, ma in seguito servì soprattutto per proteggere la coltivazione dei campi dalle incursioni delle genti nomadi delle steppe.
Essa tuttavia, svolse altresì una funzione civilizzatrice, in quanto la sua difesa e la sua manutenzione, richiedevano lo stanziamento, lungo tutto il confine, di decine di migliaia di militari e di operai, creando così contatti e rapporti tra popolazioni molto diverse tra loro.
Infine, scorrevole perché completamente lastricata, e sicura perché sempre protetta dai soldati, essa fu per secoli anche un’importante via di comunicazione, sia per le notizie che per gli uomini ed i mezzi di trasporto.

Ristrutturata più volte nel corso del tempo, oggi per la maggior parte dei visitatori che sale sulla Muraglia nei pressi di Badaling,
questa autentica meraviglia del mondo rappresenta una delle attrazioni turistiche più ambite e richieste nel corso di un viaggio in Cina: un Paese che avanza spedito verso il futuro cercando di recuperare e proteggere, o quanto meno sfruttare, il ricco patrimonio frutto della sua storia millenaria.

PECHINO
Badaling dista circa 60 chilometri da Pechino la capitale dell’attuale Repubblica Popolare Cinese, la cui proclamazione da parte di Mao Zedong, avvenne il 1° ottobre 1949 in una Piazza Tian'anmen gremita da oltre un milione di persone.

Sotto l’occhio vigile ed attento di decine di militari schierati, nugoli di turisti, stranieri e non, immancabilmente preceduti dalle bandierine delle locali guide del CITS, China International Travel Service, attraversano la piazza da un capo all’altro alla ricerca dell’inquadratura migliore per una memorabile foto di gruppo.

Lunga 800 metri e larga 500, ancor oggi la 'Piazza della Porta della Pace Celeste': con i suoi 40 ettari di estensione è la piazza più grande del mondo, oltre ad essere naturalmente il cuore della città, circondato ed abbellito da numerosi palazzi ed edifici significativi: come il Grande Palazzo del Popolo, il Museo Storico ed il Museo della Rivoluzione, il Monumento agli Eroi del Popolo, l’imponente Mausoleo di Mao ed in fondo la Porta del Sud Esatto, un tempo parte intregrante delle mura della città interna, oltre le quali iniziava la città cinese.

Qui nella seconda metà del Novecento, durante gli anni della Rivoluzione culturale ebbero luoghi i più imponenti ed oceanici raduni organizzati da Mao e dalle sue Guardie Rosse, mentre più di recente il nome Tian'anmen è tragicamente legato alla data del 4 giugno 1989 quando, proprio su questa piazza i soldati dell'esercito, su ordine di Deng Xiaoping, abbatterono con i loro carri armati la folla di studenti che dimostrava in favore della democrazia.

Da allora sono passati diciassette anni: oggi i giovani si ritrovano qui per far volare alti i proprio aquiloni colorati; in effetti la Cina per molti versi è cambiata ma il riconoscimento generalizzato di diritti umani e diritti civili stenta ancora a decollare.

LA VIA DELLA LUNGA PACE
A Pechino i mutamenti più evidenti si notano soprattutto sul piano urbanistico, economico, sociale ed ambientale. Per rendersene conto basta percorrere anche solo per un breve tratto “Chang'anjie”, la 'Via della Lunga Pace', che attraversa la città da est a ovest
per ben 44 chilometri.
Le biciclette, seppur ancora numerose, hanno lasciato e stanno lasciando progressivamente posto a un caotico traffico di automobili private e rumorosi motocicli; i vecchi quartieri sono stati demoliti per far posto a moderni palazzi, alberghi e condomini in grado di soddisfare le esigenze e le richieste dei nuovi ricchi.
La prima impressione è quella di una città, di un popolo, di un intero Paese in movimento: anche se a ben vedere non tutti riescono a stare al passo coi tempi e c’è anche chi ritiene che la direzione presa non sia quella giusta.

LA CITTA' PROIBITA
Per un turista le cose da vedere a Pechino sono molte, a partire dal “GUGONG” il grande complesso del Palazzo Imperiale, circondata da un fossato, e protetto da mura alte una dozzina di metri conosciuto anche come “La Città Proibita”, poichè per ben 5 secoli al popolo ne fu vietato l’accesso.

Aperto al pubblico da alcuni anni, l’intero complesso costituisce oggi il massimo esempio di architettura classica cinese e, nella sua struttura, rispecchia quello ideato e costruito, tra il 1407 ed il 1420, da Yongle, il terzo imperatore della dinastia Ming, anche se la maggior parte degli edifici odierni risale al XVIII secolo.

La Città proibita, si estendeva su un'area di circa 5 kmq. disponeva di 9.999 sale, e servì come residenza a 24 imperatori delle dinastie Ming e Qing, e ai numerosi membri delle loro corti. Tutto era costruito appositamente per impressionare i visitatori e dare loro un senso di potenza e di splendore.
Il Palazzo della Suprema Armonia, quello dell’Armonia Perfetta, e quello più piccolo della Conservazione dell’Armonia, sono separati tra loro da grandi cortili aperti, magnifici portali, ampie terrazze e larghe scalinate arricchite da blocchi di marmo decorati col simbolo imperiale: un drago con cinque artigli.

Attraversata la 'Porta della Tranquillità Terrestre' si giunge al Giardino Imperiale, costruito in epoca Ming, ed ornato con piante risalenti al XV secolo.

IL TEMPIO DEL CIELO
Due volte all’anno, in occasione del solstizio d’estate e di quello d’inverno, per invocare la tempestività di vento e pioggia e la pace sulla terra l’imperatore si recava in corteo verso il Tiantan o “Tempio del Cielo”.

E’ questo, secondo l’UNESCO, che nel 1998 l’ha inserito nella Lista del Patrimonio Culturale Mondiale, “il maggiore e più antico complesso sacrificale rimasto in Cina, famoso nel mondo per la sua rigorosa pianificazione, la speciale struttura architettonica e le meravigliose decorazioni…”

Entrando dalla porta meridionale il primo dei tre edifici principali che si incontra è lo Yuanqiu Tan o Altare Circolare: interamente di marmo bianco. Era qui, che il Figlio del Cielo, dopo una notte di raccoglimento e tre giorni di digiuno entrava in comunicazione col Padre a cui offriva sacrifici solenni.

Proseguendo verso nord si accede al Tempio del Dio dell’Universo, un piccolo edificio circolare ad un piano che normalmente ospitava le tavolette rituali delle cerimonie di sacrificio. E’ circondato dal famoso Muro dell’Eco, una struttura straordinaria in quanto se si parla a bassa voce ad una delle estremità, consente a chi sta all’altro capo di udire chiaramente.

Dopo aver percorso il Ponte della Scala Rossa, un viale lastricato lungo 500 metri, si giunge davanti al terzo edificio: il Qiniandian o Tempio della preghiera per un Buon Raccolto, considerato il più significativo esempio dell’architettura religiosa cinese, una grande struttura circolare a tre cornicioni, alta 38 metri, eretta su una triplice terrazza rotonda ognuna decorata con balaustra e colonne di marmo bianco orante con draghi.
Il Tempio, fatto costruire dall’imperatore Yongle nel 1420, fu distrutto da un fulmine nel 1989 e ricostruito identico l’anno seguente: il tutto rigorosamente in legno, tenuto insieme solo con perni ed incastri, escludendo assolutamente chiodi, graffe e qualunque metallo.

L’intero complesso è circondato da un immenso Parco frequentato ogni giorno da molti abitanti della città, soprattutto anziani e bambini, che si danno appuntamento qui per dedicarsi alle più varie attività all’aperto: dal ballo, al Tai Chi, dal gioco delle carte, al volano, regalandoci immagini e momenti, di un passato ancora recente, che ritenevamo oramai perduti e superati.

IL PALAZZO D'ESTATE
Le acque del Grande Lago Kunming, situato ad una ventina di chilometri dalla città, rappresentano la principale attrazione di un altro dei Parchi più frequentati dagli abitanti di Pechino il Yiheyuan, o “Giardino dove si coltiva l'armonia”.
Qui sorge il cosiddetto Palazzo d’Estate, edificato per permettere all’Imperatore ed alla sua corte di trascorrere la stagione più calda dell’anno in un ambiente fresco ed ombreggiato: ricco di alberi, piante e colline.

Nel 1860, durante la seconda guerra dell'oppio, venne distrutto dalle truppe anglo-francesi e la sua ricostruzione divenne uno dei progetti principali dell'imperatrice Cixi, l'ultima rappresentante della dinastia dei Qing.

Molto famosa è la Changlang o Lungo Corridoio, una galleria in legno lunga 728 m, coperta e decorata da circa 14.000 pitture, che serviva come protezione contro la pioggia e il sole. I Pechinesi dicono sia talmente lunga che se a un'estremità si sussurrano le prime parole d'amore, giunti all'altra estremità si può fissare la data delle nozze.

In un angolo del Parco, nelle acque del lago, si trova il famoso “battello di pietra” fatto costruire dall'imperatrice Cixi quasi per giustificare, non senza un velo di ironia, che i soldi da lei adoperati per ricostruire lo Yiheyuan all’origine erano invece stati stanziati per la costruzione di una moderna flotta cinese.
Tuttavia il restauro completo del Palazzo alla fine fu bloccato dal crollo della dinastia dei Qing e dalla cosiddetta Ribellione dei Boxer. Rimane comunque una meta piacevole per una tranquilla passeggiata o per una romantica gita in barca.

IL PALAZZO DELL'ETERNA ARMONIA
Attraverso il meraviglioso Arco d’Onore, si entra invece nel cortile dello YONGHEGONG o Palazzo dell’Eterna Armonia, uno dei templi più belli di Pechino.

Meglio conosciuto come il Tempio dei Lama si tratta in effetti di un tempio buddista, composto di 5 padiglioni, numerosi tempietti e cortili vari.Costruito nel 1694, 30 anni più tardi venne donato dall’imperatore Yong Zhen ai monaci lamaisti, ovvero buddisti seguaci del Dalai Lama; tant’ è che fino al 1960 questo monastero fu considerato uno dei centri più importanti del lamaismo fuori dal Tibet.

Grazie all’intervento di Zhou Enlai, il complesso venne risparmiato dalla devastazione operata dalle Guardie Rosse durante la Rivoluzione Culturale ma, nonostante ciò, per diversi anni il tempio venne chiuso e molti monaci furono inviati a lavorare nei campi per rigenerarsi.

Oggi tra le tante statue del Buddha che vengono venerate all’interno del Tempio la più spettacolare è senz’altro quella che raffigura il Maitreya Buddha: alta 18 metri, scolpita in un unico tronco di sandalo e custodita all’interno dell’ultimo padiglione: quello delle 10.000 Felicità.

Tutto intorno l’aria è pervasa dal profumo dell’incenso bruciato e da un desiderio di misticismo, di fede e di preghiera impensabile solo fino a pochi anni or sono.

ALABASTRO, PERLE E CLOISONNE'
La visita guidata ad una fabbrica di alabastro nelle vicinanze, non è altro che la prima di una serie di soste, in laboratori e negozi di ogni genere, che ci serviranno soprattutto a capire come il turista, che per decenni in Cina non è esistito, negli ultimi anni è diventato una delle chiavi di volta della corsa cinese allo sviluppo: una risorsa fondamentale dell' 'economia di mercato socialista' che sta cambiando il volto al Paese, e dunque deve essere favorito, o meglio sfruttato, a tutti i costi, o quasi.

Dopo l’alabastro è la volta delle perle coltivate. Una solerte signorina ci spiega come le perle cominciano a formarsi quando un corpo estraneo penetra o viene posto nel mantello di un’ostrica. Per proteggersi ed alleviare l’irritazione, l’ostrica secerne una sostanza cristallina liscia e dura, definita sostanza madreperlacea, con cui incomincia ad avvolgere l’oggetto estraneo. In pochi anni, stato su strato, l’oggetto estraneo viene completamente ricoperto dal lucente rivestimento cristallino, generando la gemma bella e splendente che chiamiamo perla.

Dalle parole ai fatti, siamo invitati a visitare l’adiacente boutique in cui ognuno di noi potrà senz’altro trovare il gioiello o la collana, da ragalarsi o da regalare alla propria compagna, sfruttando anche uno speciale sconto del 20%.

La terza e per oggi ultima sosta è quella alla più famosa ed importante fabbrica di Cloisonnè di tutta la Cina. E’ questa una tecnica di smaltatura, con cui vengono realizzati splendidi vasi e piatti coloratissimi, che consiste nel delimitare le aree da smaltare con fili di metallo applicati a caldo su una base di smalto cristallina.

Come turisti abbiamo la possibilità di seguire da vicino le varie fasi di lavorazione. A partire dal disegno iniziale sulla cui traccia viene sagomata con una pinza una sottile lamina di rame, argento, od oro, che viene poi saldata, o viene applicata direttamente su di uno strato preparatorio di smalto incolore, impiegato anche come adesivo, e cotto poi leggermente. Negli alveoli così ottenuti si inserisce lo smalto, facendo attenzione a non sovrapporre smalti differenti. Si passa quindi alla cottura e alla rifinitura, che va’ ripetuta per ben tre volte: dopo che il vaso è passato nel forno a 800° a 1000° e a 1200 gradi.

Il Cloisonnè, o Jingtailan in cinese, è un prodotto artigianale tipico di Pechino – ci dicono - ed ha più di 500 anni di storia. Per la complessità della sua lavorazione, la produzione un tempo era molto limitata ed i prodotti erano riservati solo alla Corte Imperiale.

LE TOMBE MING
Tredici dei sedici imperatori della dinastia MING sono sepolti a Shisanling, in un vasta area naturale situata cinquanta chilometri a nord di Pechino, e dominata a sinistra dal Monte del Drago e a destra dal Monte della Tigre.
Delle tredici tombe solo due sono state restaurate ed aperte al pubblico: la più grande è la Tomba Chang Ling, dove venne sepolto l’imperatore Yonlge, terzo della dinastia Ming, e morto nel 1424.
L’altra invece è la tomba Ding Ling, dell’imperatore Wanli, che attualmente ospita due musei ed il mausoleo.

Ancor oggi i monti Tianshoushan, che si elevano a nord in emiciclo, difendono dai venti la vallata il cui accesso era proibito a qualsiasi persona. I vari mausolei, sparpagliati nella valle, non sono in successione cronologica: ogni imperatore sceglieva infatti il luogo che più gli piaceva, seguendo rigorosamente le regole del feng-shui.

I locali o palazzi sotterranei dove sono stati seppelliti gli altri imperatori non sono stati ancora individuati in quanto i vari mausolei sono stati eretti in luoghi che non corrispondono alle rispettive tombe.

Nel lasciare la necropoli, percorriamo il Viale degli Spiriti, o Via Sacra, lungo la quale sono allineate a coppie, una di fronte all’altra, 12 statue di mandarini e militari, ognuno con una diversa unfirome.
E proseguendo si incontrano 24 paia di animali, in posizione eretta e accovacciata, che accompagnano il visitatore lungo il suo cammino, senza peraltro spiegargli il significato di questa immobile parata. Il tutto termina davanti ad un padiglione dove un’immensa tartaruga, simbolo di longevità, sorregge sul proprio carapace, una lunga stele.

LA SERA A PECHINO
Quando ritorniamo a Pechino è quasi sera. Il traffico sull’autostrada, sugli svincoli sopraelevati e lungo le diverse circonvallazioni che abbracciano la periferia ed il centro, in cerchi concentrici, avanza a rilento.

Ne aprofittiamo per andare alla scoperta di alcuni angoli meno noti della città vecchia a bordo di uno dei tanti risciò a disposizione dei turisti.
Percorriamo gli stretti vicoli su cui si affacciano le basse case che, una volta, non potevano superare in altezza le mura che cingevano la Città Proibita. Qui le ruspe non sono ancora arrivate ed il tempo, come si suol dire, sembra essersi fermato.

Proseguiamo a piedi per godere al meglio dell’atmosfera che ci circonda. Profumi, odori, colori e suoni ci avvolgono all’improvviso. Sulle bancarelle improvvisate dei ristorantini ambulanti c’è di tutto, basta osare. Minuscoli negozietti di ogni genere danno l’idea della capacità dei cinesi di organizzarsi e ripodurre in spazi ridotti. Scene di vita comune si intrecciano alle scene di un film girate da una truope locale tra i ponti ed i canali di questo quartiere.

La nostra guida ci tiene a mostrarci i particolari che indicavano sin dal portone il tipo di faniglia che abitava in una certa casa. Nel frattempo i soliti venditori fanno di tutto per convincerci della bontà della loro merce e dell’esigutà del prezzo richiesto per portarcela via tutta.

Il tour accompagnato prevede anche la visita ad una famiglia del quartiere, all’interno di una tipica casa cinese. E’ un momento interessante, curioso ed imbarazzante per tutti noi. A toglierci dall’impaccio è il sorriso e la simpatia della padrona di casa che ci descrive la sua vita quotidiana, la sua famiglia, il suo modo di vivere che, al di là di tutto, rispecchia in linea di massima quanto ci era già stato raccontato.
La signora era un’insegnante, ora a riposo; ha due figli oramai grandi e vive in questa casa solo col marito; i soldi le bastano per arrivare alla fine del mese e pertanto è molto felice di poter aprire le sue porte agli ospiti stranieri che le permettono così di arrotondare la pensione.

Quando le nostre domande sono terminate fuori è oramai notte. Per cena siamo attesi in uno dei migliori ristoranti della città dove assaggeremo la tradizionale ANATRA LACCATA, una leccornia della cucina pechinese, frutto di un lungo procedimento semi-segreto, al termine del quale l’anatra giunge in tavola intera,
ricoperta da una lucida crosta croccante, per poi essere tagliata secondo tradizione in 108 fettine sottilissime e quindi consumata con un salsa che ha funzione sgrassate.

Il Chaoyang Theatre è uno dei tanti teatri di Pechino specializzato nel proporre spettacoli di alta magia ed acrobazia. In effetti grazie alla loro agilità e precisione, gli acrobati cinesi sono tra i più famosi al mondo: e lo spettacolo cui abbiamo la fortuna di assistere è di per sé grandioso con dei numeri veramente eccezionali e di alta scuola. Prestazioni acrobatiche basate su forza, equilibrio, precisione, coordinazione e tanta fantasia; il tutto accompagnato da musiche e costumi meravigliosi.

Tradizione e innovazione, rigore e fantasia, paure e speranze, tutto sembra coesistere, questa notte, nella Pechino di oggi, ancora sospesa tra le ombre del suo recente passato e le luci ammalianti di un tanto promettente quanto incerto futuro... (fine 1^ parte) (SDF)