BRASILE - CEARA' 4.
CEARA’: “TERRA DI LUCE”
Quarta ed ultima parte
TURISMO RESPONSABILE A TREMEMBE’
La “Pousada Tremembè” si trova, nei pressi dell’omonimo villaggio, a pochi metri da una lunghissima e ampia spiaggia sabbiosa, bagnata da un lato dalle tranquille acque dall’oceano Atlantico, e delimitata dall’altro da una estesa piantagione di palme.
Ci troviamo proprio all’estremità sud-orientale del Cearà, quasi ai confini con lo Stato del Rio Grande de Norte.
L’edificio, costruito dall’Associazione Tremembè Onlus di Trento, e affidato alla gestione di personale locale, dispone di un ampio cortile interno circondato su tre lati da un ampio porticato che, anche nelle ore soleggiate, consente di godere di una ampia zona d’ombra dove stendere le amache.
Le camere per gli ospiti sono una decina, tutte con bagno e vista mare. Tra gli spazi comuni vi è un ampio salone per gli incontri e la sala ristorante con annessa cucina.
Fare tappa in questa semplice ma confortevole casa, ispirata ai tradizionali principi del turismo responsabile, economicamente sostenibile e rispettoso della storia e della cultura dei popoli,
significa abbinare una rilassante vacanza sull’Oceano Atlantico alla conoscenza concreta di una realtà brasiliana per certi aspetti atipica.
A spiegarcelo e a farci capire il perchè sono le tante persone del posto che abbiamo modo di incontrare durante il nostro breve soggiorno:
“L’esistenza di una cooperativa di pescatori, forse unica in queste zone – ci spiegano - la presenza di gruppi giovanili vivaci e sostenuti da una chiesa locale molto attenta ai problemi sociali,
un’amministrazione locale impegnata a migliorare la qualità dell’istruzione e della salute fanno del Municipio di Icapuì, di cui Tremembè fa parte, un punto di osservazione particolare per comprendere una realtà brasiliana in movimento”.
“Projeto Oficina Escola”
A farci da guida ed interprete in questa nuova realtà è Eva Marques, vulcanica responsabile e coordinatrice dell’Associação Caiçara de Promoção Humana di Icapuì, una ONG brasiliana con la quale l’Associazione Tremembé italiana collabora da alcuni anni.
“Soggiornare presso la Pousada Tremembè - ci dice – significa sostenere l’economia di questa comunità, avviare incontri e scambi di esperienze che favoriscono nuovi progetti solidali in una delle zone più povere del Brasile”.
Il primo di questi progetti che Eva ci porta a visitare si trova nel Bairro Pedregal, uno dei quartieri più disagiati della vicina città di Aracatì, ed è il Projeto Oficina Escola.
Ad accoglierci in mezzo ad un gruppo di ragazzi e ragazze è José Magela, coordinatore ed animatore del progetto.
L’ “Oficina Escola”, - ci spiega – è qualcosa di più di un semplice dopo scuola; è un centro diurno, uno spazio per ragazzi e adolescenti coinvolti in attivitá educative, di socializzazione, di aggregazione e inclusione sociale, come lo sport, la musica, la capoeira. Si tratta per lo più di giovani che vivono in situazione di rischio, di disgregazione familiare, di carenza affettiva e mancanza di alternative e prospettive certe per il futuro.
Per questo motivo i ragazzi e soprattutto le ragazze vengono impegnate e coinvolte altresì in laboratori di pittura di magliette e tessuti, e nella fabbricazione di candele. Il lavoro, oltre a stimolare la loro fantasia, ha per i partecipanti anche un positivo risvolto economico: il 40% del ricavato della vendita dei prodotti così realizzati infatti va’ a chi li ha creati, mentre il 60% serve per l’acquisto di nuovi materiali, e per lo sviluppo di ulteriori corsi o progetti.
Come quello legato alla realizzazione di un piccolo orto interno
in cui coltivare le piante officinali ed i prodotti tipici di questa terra: come la pitanga, la macascera, il mango, il nim. Per adesso – come ci spiega uno dei ragazzi coinvolti - con uno scopo prettamente didattico, ma in futuro chissà, magari con la possibilità di venderli al mercato.
Ma è soprattutto la possibilità di truccarsi, di svestire gli abiti di ogni giorno per indossare i panni di qualcun altro, di cambiare la propria identità quotidiana, per calarsi in altri ruoli ad attirare maggiormente la gran parte dei ragazzi che hanno dato vita ad un affiatato gruppo teatrale. Con i loro spettacoli denunciano la realtà in cui sono costretti a vivere, parlano di scuola, di cultura, di educazione e di ambiente, cercando, riuscendovi, di sensibilizzare il pubblico, con la speranza, un giorno, di poter seguire le orme dell’oramai celebre gruppo di teatro di strada cearense “Flor do Sol”, che lavora già da dodici anni sul tema dell’arte e dell’educazione intorno ai problemi dell’ambiente socio-culturale ed ecologico della comunità.
“Bodega-O Nordeste Vivo e Solidiario”
Sempre nella città di Aracatì, vicino alla piazza principale, sorge la “Bodega-O Nordeste Vivo e Solidiario”, un altro progetto portato avanti dall’Associazione Tremembè, l’Associazione Caiçara, la Caritas diocesana, insieme ad altre numerose associazioni ed istituzioni locali.
La “Bodega” di commercio equo “sud-sud” – ci spiega Andréa Maria da Silva, una delle responsabili del progetto all’interno delle comunità – é una esperienza di messa in rete, di gruppi di piccoli produttori e consumatori, in un’ottica di economia popolare solidale, con lo scopo di trovare un mercato per determinati prodotti, di eliminare il forte potere dell’intermediario commerciale e rafforzare così le piccole esperienze produttive familiari.
Un ruolo fondamentale nello sviluppo di questo progetto – lo ha avuto la Caritas brasiliana - ci racconta la signora Maria de Fátima Moreira, responsabile di Economia Solidale. Prima ogni Associazione, ogni gruppo lavorava per conto suo; mancava una rete in grado di mettere in contatto ed aggregare le diverse entità.
Ora, grazie ad un importante gioco di squadra, la Bodega è diventata un punto di incontro, dove le merci dei piccoli produttori giungono a diretto contatto coi clienti interessati.
Almir Alexandre do Nascimento, Presidente della Cooperativa dei Piccoli Produttori coinvolti in questa interessante iniziativa,
ci confema il successo ottenuto dalla “BODEGA” in poco più di un anno di attività: si è passati dagli originari 13 gruppi familiari coinvolti, agli attuali 36; ed i loro prodotti, che vanno dagli ortaggi alle uova, dai dolci al miele, dalla frutta alla farina,
trovano sempre più ampio spazio e un crescente numero di clienti tra le bancarelle allestite ogni sabato mattina.
E d’altra parte si tratta di clienti affezionati – ci assicura Marcos Barbosa, responsabile delle vendite, i quali, una volta conosciuta la “BODEGA”, la sua storia, il suo impegno ed i suoi prodotti, in genere si affezionano e poi ritornano puntualmente, a comperare di tutto, compresi articoli di artigianato locale, bigiotteria, borse e tovaglie.
IL MODELLO COQUERINHO
Lasciata ARACATI’, in auto ci spingiamo per 14 chilometri verso l’interno per andare a conoscere, insieme ad Eva, un’altra realtà interessante, anch’essa in parte collegata con la BODEGA: l’Assentamento del Coquerinho, sorto nel 1995 quando l’INCRA, l’Istituto di Colonizzazione e Riforma Agraria, assegnò questa terra povera, sfruttata per molti anni, e senza le risorse idriche necessarie per la coltivazione, alle 60 famiglie che vi si erano insediate.
In dieci anni il Coquerinho si è trasformato in un Asentamento modello. Il 15 gennaio del 2005 è stata inaugurata la pousada, dove veniamo accolti, e dove vengono proposti soltanto piatti tipici regionali: come ad esempio la gallina “caipira” o la “Mascisciada”, un magnifico pasticcio a base di “mascisci”, una sorta di cetrioli che nella delicatezza e nel gusto assomigliano molto ai nostri asparagi.
Si è trattato del primo di una serie di passi volti alla realizzazione di una struttura agrituristica, in grado di ospitare viaggiatori responsabili interessati a trascorrere un po’ di tempo a stretto contatto con questa realtà.
Per questo motivo – ci spiegano due delle signore coinvolte e beneficiate da questo progetto - nei mesi successivi sono stati completati anche due chalet, per complessivi otto posti letto, grazie ai quali diversi turisti stranieri, soprattutto italiani, hanno avuto la possibilità di soggiornare in loco, condividendo con la popolazione locale tutti gli aspetti della quotidianità.
Un motivo di soddisfazione, non soltanto economica, - ci dicono -
che ha innescato un circolo virtuoso, stimolando tutta una serie di altre attività.
La creazione, per esempio, di tutta una serie di prodotti cosmetici,
dal sapone, allo shampoo, dalle creme, alle pomate, realizzati – come ci spiega Alexandra Gomes Vitalino, responsabile del Progetto “Verde Vida” – da alcune signore del Asentamento,
utilizzando esclusivamente piante e prodotti naturali tipici della regione, come per esempio le foglie di Nim, o il miele di Cajù,
che poi vengono venduti direttamente qui oppure commercializzati attraverso la Bodega.
GLI ORTI COMUNITARI
A bordo di un fuoristrada, la Signora Maria de Fátima Moreira,
della Caritas Brasiliana, ci accompagna a visitare gli orti comunitari dell’Asentamento, anch’essi realizzati grazie all’aiuto
di varie istituzioni tra cui, oltre alla Caritas, l’Associazione Caiçara, l’Associazione Tremembè Italia, e l’Assessorato alla Solidarietà internazionale della Provincia Autonoma di Trento.
Ogni orto copre una superficie di un ettaro – ci racconta Carlos Messias de Oliveira, uno dei contadini che ha beneficiato di questo progetto. All’inizio la terra era molto povera, priva di acqua e di risorse. Poi grazie all’aiuto ed al consiglio degli agronomi, e all’utilizzo della “manipueira”, un fertilizzante naturale, ricavato dalla mandioca, sono stati effettuati degli interventi mirati, sono stati individuati e scelti con attenzione i prodotti che in base alle loro caratteristiche si sarebbero potuti adattare meglio a queste condizioni, e nel giro di pochi mesi un terreno improduttivo è stato trasformato in un florido e fertile orto comunitario, con grande soddisfazione per tutti.
I prodotti coltivati: ortaggi, legumi, frutta e verdura, rigorosamente di natura biologica, in parte costituiscono la materia prima per i gustosi piatti realizzati nella pousada dell’Asentamento, mentre il restante viene posto in vendita ad Aracatì attraverso la “Bodega-O Nordeste Vivo e Solidiario”.
Stesso dicasi per i prodotti legati all’allevamento delle capre per cui il Coquerinho è famoso.
PADRE LOPES
A darci il senso di tutto quello che abbiamo visto è Padre Lopes, il parroco di Icapuì, Presidente altresì dell’Associazione Caiçara nonché impiegato sin da giovane presso il Banco do Brasil: un autentico personaggio, eclettico e poliedrico.
Ci riceve nella cosiddetta “Sala dei Manifesti”, in realtà una semplice stanza accostata all’edificio della chiesa, con le pareti però ricoperte da un’interessante collezione di poster e fotografie, che documentano la sua adesione ed il suo impegno personale, come prete e come uomo, in alcune delle lotte sociali e civili che hanno caratterizzato la realtà di diversi Paesi dell’America Latina negli ultimi decenni.
Un’intera vita spesa a fianco dei più poveri e dei più deboli, la sua, a cavallo tra Brasile, Salvador, Nicaragua – ci racconta – per portare la parola del Vangelo ed un aiuto concreto là dove c’era veramente bisogno, sommando la fede in Cristo con la passione politica, secondo i principi della “Teologia della Liberazione”.
Una missione che dal 1990 porta avanti qui, a Icapuì, cercando di coinvolgere soprattutto i giovani nel mondo dell’Associazionismo: una delle chiavi – ci dice - per superare l’individualismo che caratterizza i nostri tempi e la nostra società.
LA STORIA DI ICAPUI'
Manuel de Freitas Filho, sulla cittadina di Icapuì e la sua storia ha persino scritto un libro.
Non ancora trentenne, e con una Laurea in Scienze Politiche, Manuel con la sua opera ha voluto testimoniare quanto siano importanti le radici socio-economiche e culturali di un luogo, seppur piccolo come Icapuì, per comprenderne la realtà, ma anche per operare le scelte più giuste in vista di un futuro in cui l’identità di ognuno e dell’intera comunità potrebbe essere messa seriamente a rischio.
Icapuì in passato era nota per le sue piantagioni di Palme da Cocco.
Oggi grazie al “Projeto de Beneficiamento do Coco” si mira a rivalutare l’uso di questa pianta attraverso l’utilizzo di quello che è chiamato: il “casco” della noce di cocco, finora considerato semplice immondizia difficile da smaltire.
José Valdir Rodrigues, coordinatore del progetto, ci spiega che quello che fino ad oggi costituiva essenzialmente un problema di natura ambientale, si trasformerà a breve in un’importante opportunità di lavoro per una decina di giovani della vicina Comunità di Morro Pintado, che dalla lavorazione degli scarti della noce di cocco e del suo casco, potranno trarre della fibra naturale da utilizzare nel campo della floricoltura o della materia prima per piccoli oggetti di artigianato.
Artigianato su cui si basa anche l’attività delle donne che gestiscono la Bottega “Canoa Veloz”. Le signore si dedicano soprattutto al ricamo, rifacendosi alla tradizione locale e ispirandosi, per le loro decorazioni, ai temi tipici del posto.
Le più giovani invece realizzano per lo più monili, orecchini o ciondoli, cui si aggiungono bamboline e personaggi che si richiamano alla storia e alle leggende del Cearà, e che vengono assemblati con certosina pazienza.
Il tutto viene poi venduto in loco, ai turisti di passaggio, oppure commercializzato presso la pousada Tremembè.
Ma Icapuì in passato era famosa anche per le sue saline. E’ quello che ci racconta Eva Marques spiegandoci che il lavoro e la vita di molte famiglie del posto era incentrata su quest’attività,
la cui rilevanza economica però, negli ultimi anni, era andata calando, soppiantata dalla pesca all’aragosta, e dall’allevamento dei gamberetti, considerate da tanti le nuove ed inesauribili fonti di ricchezza.
Ora però, constatato che se la natura viene aggredita e depredata, non c’è niente di inesauribile, le saline stanno ritornando in auge
anche se l’intera attività viene oramai gestita da non più di due o tre grosse famiglie.
La pesca in effetti sta lentamente segnando il passo - come ci confermano alcuni pescatori di Tremembè, anche a causa degli allevamenti di gamberetti che, provocando la distruzione delle mangrovie, hanno un forte impatto ambientale che si ripercuote negativamente sulla pescositá del mare. Così il numero delle aragoste sta diminuendo ma stranamente anche il loro prezzo sul mercato negli ultimi anni è calato, per cui la vita dei pescatori e delle loro famiglie e sempre più incerta.
PER UN TURISMO SOSTENIBILE
Rimane il turismo. Le immense spiagge del Comune di Icapuì, che percorriamo insieme ad Eva a bordo di un buggy, da Tremembè a Barreiras da Redonda a Ponta Grossa, attraggono numerosi investitori da fuori, ma rappresentano anche l’ultima risorsa economica per le popolazioni locali che devono stare attente a giocarsi bene questa carta senza svendere le proprie bellezze.
La preoccupazione e l’obiettivo principale – ci dicono - è quello di sviluppare un turismo comunitario che rispetti la cultura e l’ambiente, che sia equo e giusto, e non stravolga i costumi e le abitudini del posto.
Ponta Grossa rappresenta un esempio di come si vuole e si dovrebbe agire. In questo piccolo paradiso protetto da una falesia multicolore, vivono 280 persone che discendono da alcuni evangelisti tedeschi. Hanno deciso di non vendere le loro proprietà e di gestire in modo comunitario tutti i servizi legati al turismo.
A disposizione degli ospiti ci sono alcune piccole pousadas con al massimo 4-5 camere da letto e tre ristorantini sulla spiaggia, a conduzione familiare. A tavola vengono serviti i pesci catturati dai pescatori locali e c’è massima attenzione e rispetto per l’ambiente circostante.
Il luogo fra l’altro, si presta benissimo per gli amanti del parapendio che qui grazie alle calde correnti ascensionali hanno la possibilità di librarsi in volo partendo direttamente dalla spiaggia.
Per ammirare lo spettacolo più bello però, come al solito, bisogna salire a piedi, in cima alla duna che domina questo tratto di costa.
Colline di sabbia che si gettano nel mare: è questa una costante in un viaggio nel Cearà. La nostra speranza è che un paesaggio così bello ed unico rimanga tale per sempre. (fine) (SDF)
