BRASILE - CEARA' 2.

CEARA’: TERRA DI LUCE
Seconda parte
JERICOACOARA E LA COSTA SOLPOENTE
La chiamano la Costa Solpoente del Cearà, e da Fortaleza si allunga per oltre 400 chilometri verso nord-ovest fino a superare la oramai famosa località di Jericoacoara e giungere a Bitupità, situata proprio al confine con il vicino Stato del Piauì. Quattrocento chilometri ininterrotti di spiagge e litorali da percorrere allegramente in buggy lungo quella che è stata giustamente definita la “Rota do sol, do mar e do encantamento”.
Ed in effetti non si può non rimanere “incantati” davanti ad un paesaggio e ad una natura che mutano e cambiano man mano che li attraversi, offrendoti in ogni istante e in ogni luogo scorci, scenari e colori, capaci ancora di sorprenderti e di lasciarti senza parole.
La nostra prima tappa è a Praia de Cumbuco, 25 km a nord di Fortaleza. Località turistica ancora autentica e genuina ma in rapida espansione, Cumbuco offre ai suoi ospiti la possibilità di praticare tutto l’anno il kite-surf, grazie alle termiche ed agli Alisei che qui soffiano costantemente e gonfiano da sempre anche le colorate vele delle Jangadas che i pescatori del luogo mettono tranquillamente a disposizione di tutti coloro che vogliono provare l’ebbrezza di navigare per un’ora a bordo di queste tradizionali imbarcazioni a dir poco traballanti.
Chi preferisce invece stare con i piedi per terra ha l’alternativa di piacevoli passeggiate a cavallo in riva al mare, lungo una spiaggia di cui non si vede mai la fine, e che quando la marea si abbassa si trasforma in uno splendido terreno di gioco per chi ama il calcio sulla sabbia, a piedi nudi ed in totale libertà.
Cumbuco tuttavia è famosa soprattutto per le immense dunas del suo entroterra. Vere e proprie dune di sabbia finissima dalle mille forme e dai mille colori distanti appena alcune centinaia di metri dal mare, e da cui si può scendere volendo anche surf-ando su una tavola.
Un piccolo deserto su cui i buggyeiros mettono alla prova la loro abilità di autisti lanciandosi in emozionanti corse ed inseguimenti
lungo le incerte piste costantemente disegnate e ridisegnate dal vento.
Qua e là qualche palma, un’oasi, una laguna d’acqua dolce. E allora, puntuali, i chioschi per i turisti: dove dissetarsi, scattare qualche foto ricordo, ammirare il paesaggio circostante, e poi ripartire con lo stesso entusiasmo e la curiosità di prima e la certezza che le sorprese non sono affatto finite.

LAGOINHA
Proseguendo il nostro viaggio lungo la Costa Solpoente, la seconda tappa è a Lagoinha, piccolo villaggio affacciato sull’Oceano. Furono i francesi - ci dicono - a scoprire dal punto di vista turistico, questo paradiso nascosto, negli anni 80; dopodichè cominciarono ad arrivare Italiani, Portoghesi, Argentini.
Oggi le infrastrutture sono molto migliori di allora: ci sono bar, pousadas, stabilimenti balneari, ci sono persino i bagnini che vegliano sulla sicurezza dei bagnanti, ma la splendida spiaggia orlata di palme e l’atmosfera tranquilla e rilassata che qui ancora si respira non sembrano essere state sconvolte dal turismo di massa.
Anche qui l’alternativa principale al dolce far niente è rappresentata dalle escursioni e le gite in buggy: lungo l’arenile oppure all’interno, alla ricerca di nuove emozioni ed alla scoperta di incredibili scenari.
Spesso capita che una duna si sposti, una pista si perda, e allora è facile finire insabbiati, tra le risate e gli sfottò dei compagni, pronti però a scendere dai propri mezzi e a dare una mano, consapevoli che la prossima volta potrebbe toccare a chiunque.
Prima di ripartire c’è ancora il tempo per acquistare dei coloratissimi souvenir opera di piccoli artigiani locali. Poi lungo la strada il tramonto ci sorprende col sole che si tuffa in un lago d’acqua dolce.

JERICOACOARA
E’ l’una di notte quando giungiamo a Gijoca de Jericoacoara: ad attenderci il Lobos das Dunas, il Lupo delle Dune. In effetti, raggiungere JERICOACOARA, ha ancora il sapore dell’avventura: a bordo di questo mezzo, metà camion metà autobus; l’unico d’altra parte in grado di farsi strada lungo la pista di sabbia che corre per un’ora tra le dune e il mare.
JERICOACOARA, JERI per gli amici, incastonata tra oasi di sabbia bianca, laghi d'acqua dolce e trasparente, alberi di cocco e magnifiche formazioni rocciose, è una delle perle del Brasile, e non solo. Nel 1994 il Washington Post Magazine l'ha inserita tra le 10 spiagge più belle del mondo, e da allora quello che era un piccolo e semplice villaggio di pescatori ha iniziato a diventare una meta ambita per turisti smaliziati e a caccia di novità.

PARCO NAZIONALE E RICEZIONE ALBERGHIERA
Per proteggerla da speculazioni ed abusi edilizi Jeri, già situata in un’Area di Protezione Ambientale dal 1984, nel 2002 è stata inserita nell'omonimo Parco Nazionale e conseguentemente ogni nuova costruzione è sottoposta a vincoli di salvaguardia ecologica e paesaggistica.
Ciò ha favorito la nascita di piccoli alberghetti, pousadas, e ristoranti, per lo più a gestione familiare, che offrono ancora la possibilità di un rapporto diretto e amichevole con i propri clienti.
Tra le prime la Pousada (e ristorante) JERI PRAIA HOTEL, gestita da una coppia italo-brasiliana con le camere da letto che si affacciano tutte sul cortile interno, e godono dell’ombra di secolari alberi di 'cajù'.
Italiano, di Brescia, è anche il proprietario della pousada SURFING JERI, una vera e propria oasi di pace e tranquillità con le colorate villette per gli ospiti raccolte attorno alla piscina ed al rigoglioso giardino tropicale.
E anche il MOSQUITO BLUE, il più caro e raffinato fra gli hotel di Jeri è di proprietà italiana. Nei suoi appartamenti, nel suo giardino, tra i lettini che circondano la piscina può capitare sovente di incontrare personaggi famosi, divi del cinema, persino teste coronate provenienti da tutto il mondo.
Vengono qui per il mare, la spiaggia, il vento, la natura, l’atmosfera rilassata.

IL PARADISO DEGLI SPORTIVI
Per gli amanti del windsurf, che l’hanno scoperta solo da pochi anni, Jeri è in assoluto una delle località più gettonate grazie alla stabilità degli Alisei che qui soffiano costantemente a 20/25 nodi di media tutto l’anno, con punte che toccano i 35 nodi tra i mesi di luglio e gennaio.
Si può andare in acqua già verso le undici del mattino e poi tirare avanti fino a sera. Spesso il pomeriggio diventa un po’ rafficato
ma è anche il momento in cui si formano le onde più belle. In ogni caso un solo giorno è sufficiente per individuare la propria condizione preferita determinata anche dai movimenti della marea che qui sale e scende a dismisura lasciandosi alle spalle decine di metri di secca.
Chi preferisce il kite-surf ha a disposizione l’intera e interminabile spiaggia di Preà, dove negli ultimi anni sono sorte anche diverse scuole come il “Kite Club Prea”, che mettono a disposizione dei propri allievi tutta l’attrezzatura di ultima generazione, oltra ad istruttori altamente qualificati, per ogni tipo di corso: dal Water Start al Kite Control, dal Fast Track all’Intensive Kite Camp.
Le scie delle tavole disegnate sulle onde si incrociano sempre più spesso con quelle delle jangadas dei sempre meno numerosi pescatori locali. Le loro vele colorate così come i loro volti portano evidenti i segni del vento e degli anni trascorsi in mare all’inseguimento di quei pesci che aiutano a sopravvivere ma non certo ad arricchirsi.

NATURA E AMBIENTE
I giovani, se possono, preferiscono dedicarsi al turismo inventandosi mille professioni. La guida ambientale - per esempio -per accompagnare i visitatori, nei pressi del villaggio di Mangueseco, alla scoperta di un lato poco conosciuto di quest’area protetta, vale a dire il corso del Rio Guriù le cui acque, in cui dolce e salato si incontrano, costituiscono l’habitat ideale non solo per le mangrovie, che crescono floride su entrambi gli argini, ma soprattutto per delle creature ben più rare e curiose: i cavallucci marini.
Ne catturiamo diversi, di vario colore, mentre procediamo contro corrente lungo le due sponde del fiume. La nostra guida ci spiega la differenza che c’è fra maschi e femmine, perché assumono colorazioni diverse, cosa bisogna fare per catturarli e quanto tempo possono resistere fuori dall’acqua. Poi, ad un o ad uno, li rimette in libertà, affinchè anche chi verrà dopo di noi li possa ammirare.
Il fiume però è anche ricco di pesci, e per questo sul nostro cammino incrociamo alcune zattere con a bordo pescatori in cerca di fortuna. Ogni tanto la rete si impiglia sul fondo: la penitenza, si fa per dire, è un sorso di cachaca per chi l’ha lanciata ed un tuffo sott’acqua per andare a liberarla. Il bottino tuttavia non è dei più ricchi. Meglio allora dedicarsi all’allevamento dei granchi, enormi, da vendere poi ai ristorantini della zona.

LE LAGUNE
Una breve corsa su una pista di terra rossa, che sembra quasi di essere in Africa, e poi davanti a noi si apre improvvisamente il deserto fatto di sabbia leggera e dune in movimento.
Non c’è il tempo per abituarsi a questa idea di silenzio e solitudine che subito il paesaggio cambia ed assume il colore azzurro intenso dell’omonima laguna: uno specchio di acqua dolce sorto dal nulla e circondato dal mistero. Un tuffo ed una sosta in questo autentico “eden” sono d’obbligo per tutti i turisti che passano da queste parti ma anche per le povere bestie che sopravvivono nei dintorni e vogliono solo dissetarsi.
Poco distante, è la vera Lagoa do Paraiso ad attenderci. Più grande ed attrezzata della precedente offre anch’essa la possibilità di rilassarsi, di fare una nuotata, oppure una gita in barca con tutta la famiglia.

VERSO IL FARO
Immerso com’è in un paesaggio di spiagge e sabbia, il “serrote”, ovvero la piccola collina erbosa che si eleva fino a 150 metri sul livello del mare proprio a ridosso di Jeri, rappresenta un’altra peculiarità in questo contesto ambientale.
Il faro, sulla cima, segna anche il punto più alto di “Ponta de Jeri” ed è il punto di arrivo di una splendida passeggiata lungo un tratto di scogliera a picco sul mare.
Qui le onde ed il vento hanno modellato le rocce della costa regalandogli forme strane e creando delle vere e proprie opere architettoniche, come ad esempio la “Pedra Furada”, meta quotidiana di numerosi visitatori.

NON SOLO ROSE
Passando davanti alla chiesa in pietra si torna verso il centro di Jeri, le cui case, i negozi e gli edifici principali si concentrano lungo le quattro vie principali.
Sono molti gli stranieri sedotti da questo luogo che hanno scelto di vivere qui aprendo un’attività o semplicemente ritirandosi per stare tranquilli. Ma anche in un posto idilliaco come Jeri i problemi, a ben vedere, non mancano.
E’ quello che ci raccontano alcune signore, che hanno dato vita ad un vero e proprio comitato per la tutela e la salvaguardia socio-economica-ambientale dell’intera comunità.
Sono tutte imprenditrici venute da altri Stati, ma che ora si sentono parte integrante di Jeri – ci dicono - e vogliono porre l’attenzione sul fatto che l’avvento del turismo, in misura sempre crescente, oltre a notevoli benefici, ha portato con sé anche numerosi problemi legati ad uno sviluppo repentino non supportato da alcun programma di gestione delle risorse umane e naturali a disposizione e dei mezzi economici da investire.
Alle problematiche che coinvolgono ad ogni titolo i bambini e le bambine di Jeri cerca di dare una risposta l’Associazione Onlus “GOCCE” gestita da Anna Maria Grazioso, una giovane signora italiana innamorata del Brasile che si batte per dare una casa e dignità ai ragazzi meno fortunati.
L'INIZIO DELLA FESTA
Ogni giorno, all’ora del tramonto, a Jericoacoara si svolge un rito. I turisti salgono lentamente a piedi sulla duna più alta, tra mulinelli di vento e la sabbia che li avvolge.
Una volta in cima attendono pazientemente il calar del sole mentre i giovani del posto approfittano del pubblico presente per dare sfoggio delle loro qualità di sand-boarders.
Nel frattempo giù sulla spiaggia c’è chi gioca la classica partitella a calcio, chi si ritrova per un aperitivo allo Sky e chi invece si dedica alla Capoeira, una danza, una lotta, un altro modo per stare insieme in attesa che la festa abbia inizio dopo l’ultimo raggio di sole. (fine II^ parte) (SDF)

