BRASILE - CEARA' 1.
FORTALEZA: TRA IL SERTÃO ED IL MARE
Oasi di palme che sorgono in mezzo al deserto, dune di sabbia che si tuffano nel mare, e poi spiagge, spiagge ed ancora spiagge: solitarie, lunghissime, infinite…
Una fascia litoranea da urlo che corre ininterrotta per 600 km, protetta da spettacolari falesie dai colori cangianti solcate qua e là da canyon profondi.
Una meraviglia della natura frutto dell’estro degli Alisei che qui soffiano incessanti e della forza dell’Oceano che le modella e scolpisce, con le sue fantastiche onde calde ed invitanti.
Alle spalle, un altro mare: il deserto del Sertao, l’arido entroterra di questa regione, bruciato dal sole equatoriale, e costantemente a rischio siccità.
Terra di vaqueiros e contadini, di fazendas e latifondi, di piantagioni di cajù, il nostro anacardo, e di canna da zucchero, da cui si distilla la Cachaca, l’aguardente che si beve ovunque per fare festa o per scacciare la “saudadi”, la malinconia.
Questo e molto altro offre il Ce-a-rà, ovvero “La Terra della Luce”
nel linguaggio dei Tupi, la popolazione indigena che qui pescava e cacciava, ben prima che nel ‘500 giungessero spagnoli, olandesi e portoghesi.
E’ questo uno dei nove stati che formano il Nordeste del Brasile, una realtà ancora poco conosciuta dal punto di vista turistico, ma che proprio grazie alle sue bellezze naturali, paesaggistiche, ambientali al suo clima ideale, alla popolazione dolce, onesta, e gentile, negli ultimi anni si sta sempre più affermando, sia a livello internazionale che a livello locale, come meta alternativa e privilegiata per ogni tipo di vacanza.
Un Paese quindi da visitare subito, da visitare adesso. Prima che il turismo di massa lo scopra e lo invada, trasformandolo; prima che eventuali speculazioni edilizie ed investimenti immobiliari rischino di sconvolgere le sue coste e le sue spiagge; prima che gli ultimi pescatori abbandonino le loro traballanti Jangadas rinunciando alla propria identità, per trasformarsi in guide improvvisate o riciclarsi come autisti di buggy.

FORTALEZA
Fortaleza, è la capitale del Cearà.
Dall’alto appare come una città moderna, in espansione, con un immenso lungomare su cui si affacciano alberghi e palazzi nati e cresciuti come funghi negli ultimi dieci anni.
Dagli anni ’90 il numero dei suoi abitanti è più che raddoppiato: oggi sono circa due milioni e mezzo. Praticamente un terzo di tutto lo Stato vive qui, tra le splendide spiagge di Beira Mar, Praia de Iracema e Praia do Futuro, e l’immensa favela di Pirambu.
Persone giunte in città con storie diverse ed esigenze contrapposte:
imprenditori locali e stranieri dal fiuto infallibile arrivati qui per investire nel campo immobiliare e turistico e poveri contadini spinti dalla siccità a lasciare le campagne ed attratti in città dalla speranza (a volte vana) di trovare un lavoro.
La visita della città non può che partire dal modernissimo Centro Culturale Dragão do Mar, un’insieme composito di edifici e spazi aperti collegati tra di loro da gallerie e passerelle sospese che ospitano al loro interno teatri, musei, caffè e biblioteche, oltre ad un planetario facilmente identificabile.
Sorge su una piazza su cui si affacciano le case, dalle facciate multicolori, dei conquistatori portoghesi.Perfettamente restaurate risalgono ai primi anni del XX secolo e sono state trasformate in altrettanti bar e ristoranti frequentati soprattutto dopo il tramonto.

Un altro monumento da visitare è il teatro municipale dedicato alla memoria del più famoso poeta e romanziere cearense: José de Alencar.
Costruito all’inizio del XX secolo in stile francese Belle Epoque al suo interno fonde sapientemente elementi di arte neoclassica e Art Nouveau. Venne inaugurato il 17 giugno del 1910 e da allora, ospita spettacoli ed artisti della scena brasiliana ed internazionale.
Accanto all’imponente cattedrale, si trovano alcuni interessanti negozietti che propongono le caratteristiche “redes” del Cearà, ovvero le amache, multicolori, da comperare e portare a casa come graditissimo souvenir.
Altri acquisti interessanti si possono effettuare nei tanti negozietti ricavati all’interno delle celle dell’antico carcere di Fortaleza, trasformato di recente nel Centro del Turismo e dell’Artigianato, in cui si trovano diversi prodotti della tipica produzione cearense.

LE SPIAGGE
Fortaleza però è soprattutto il suo mare e le sue spiagge, a cui sono legate le principali attività economiche: quella portuale, la pesca e, negli ultimi anni sempre più, quella turistica.
In fondo a Praia do Mucuripe, si possono ancora vedere i pescatori che rientrano a bordo delle loro ‘jangadas’, le tipiche zattere a vela, costruite con tronchi di “carnaùba”, con cui affrontano l’Oceano.
Altri preferiscono pescare dalla riva lanciando con sapiente maestria finissime reti circolari ideali per catturare piccole predi.
E fra i tanti metodi utilizzati per guadagnarsi da vivere pescando c’è chi getta le reti con la barca e poi le trascina sulla spiaggia
con la forza delle braccia. Uno spettacolo di vita che richiama sempre diversi curiosi desiderosi di conoscere cosa offre questo mare.
Il pescato viene venduto all’istante oppure si può ritrovare ancora freschissimo al vicino mercato del pesce: le cui bancarelle sono sempre ricolme di scambi e gamberoni.

La vicina Praia do Meireles invece è il luogo preferito dai giovani leoni che praticano il surf, uno sport di gran voga in tutto il Cearà grazie alle discrete onde oceaniche che qui non mancano mai
e garantiscono divertimento e spettacolo.
Beira Mar è anche la zona più esclusiva della città, quella con gli appartamenti più cari e gli alberghi di lusso, sorti per soddisfare una domanda turistica in rapida espansione se è vero che, in base ad un sondaggio realizzato in tutto il Brasile, Fortaleza ed il Cearà risultano essere la meta per le vacanze più richiesta dagli stessi Brasiliani, come sottolineato dalla pubblicità che campeggia sulle coloratissime vele che si incontrano lungo la passeggiata.

Tinte pastello hanno invece le case dello storico quartiere di Praia de Iracema.
Molte coppiette giungono sin qui per ammirare il panorama cittadino
dal “Ponte di ferro”, meglio conosciuto come “Ponte dos Ingleses”.
Alle volte, capita che l’Oceano sia geloso di queste attenzioni, e pur di riappropiarsi della scena e diventare protagonista non esita a dar vita ad impressionanti e spettacolari mareggiate che durano fino al tramonto...

LA NOTTE
Quando più tardi si sveglia anche la luna, a Fortaleza scatta l’ora della festa.
“O Pirata” in assoluto, è il locale più conosciuto e frequentato della città, ma attenzione solo il lunedì sera, da quando il “New York Times” lo ha citato descrivendo l’atmosfera che vi si respira come “la più grande festa del mondo”.
Si viene accolti in una vera e propria piazza a cielo aperto da ballerine e ballerini in costume il cui unico scopo è quello di scaldare l’ambiente e riempire la pista.
In realtà, accompagnati dai migliori gruppi musicali brasiliani, uomini e donne di ogni età vengono qui soprattutto per ballare il Forrò, il tipico ballo del Nordeste, in un clima euforico e contagioso che quasi sempre si protrae sino all’alba.

VERSO IL SERTÃO
Per respirare di nuovo un po’ di tranquillità basta dirigersi verso l’interno del Paese, verso il Sertão, la campagna dal clima semi-arido che copre ben il 57% del territorio.
I paesini che si incontrano con la chiesa, la piazza centrale e gli uomini seduti al bar o a spasso a cavallo, sembrano appena usciti dalle intense pagine di Joao Guimaraes Rosa.

IL PARQUE DAS TRILHAS
Giunti a Guaramiranga, soprannominata la Svizzera del Cearà, nel cuore del Massiccio di Baturitè, ci si può immergere nella natura
visitando il Parque das Trilhas, ovvero il Parco dei Sentieri,
- come ci spiega la nostra guida Isabel Fernandes - un progetto di eco-turismo nato per offrire un’alternativa alle solite spiagge ed al solito mare.
Percorrendo i diversi sentieri che si snodano all’interno della vasta tenuta privata, i visitatori possono apprezzare le numerose e particolari specie di piante endemiche di questa località che sorge a 865 metri di altitudine.
E chi ama lo sport e l’avventura ha anche la possibilità di cimentarsi in alcune prove di coraggio dall’alto tasso adrenalinico, come la discesa in parete, l’attraversamento di un lago su un instabile, per definizione, ponte tibetano, o più semplicemente, si fa per dire, lasciandosi scivolare velocemente agganciati ad un cavo d’acciaio. Provare per credere.
Per i bambini e le persone posate c’è la più tranquilla “Pesque Pague”, o pesca sportiva, nell’accogliente laghetto sottostante,
o in alternativa la possibilità di un ottimo pranzetto nel vicino Ristorante Villa Lautrec, splendiamente ricavato all’interno di un vecchio mulino, e gestito da due soci franco-portoghesi.

IL MUSEO DELLA CACHAÇA
Sulla via del ritorno si impone un’altra sosta nei pressi di Maranguape, per visitare l’insediamento della distilleria Ypiòca,
oggi trasformato in un vero e proprio museo dedicato interamente alla cachaça, l’aguardente che si ottiene dalla distillazione del “vino” dalla canna da zucchero: un vero e proprio simbolo del Brasile.
I conquistadores dopo aver 'scoperto' il Nuovo Mondo cominciarono a colonizzarne le terre coltivando la canna da zucchero, che divenne l'attività principale delle fazendas brasiliane, o meglio degli engenhos, come erano chiamate le fattorie atte a questa attività.
Ma oltre allo zucchero, dalla graminacea si otteneva un vino dolciastro chiamato cagaça o cagassa, che era distribuito tra gli schiavi per attenuarne le fatiche.
L'idea di distillare la cagaça, ovvero il vino di canna, risale alla prima metà del XVI secolo, ed il risultato fu un liquore forte chiaro e gradevole che viene chiamato cachaça.
La Ypióca venne fondata dal portoghese Dario Telles de Menezes, che sbarcò nel Ceará nel 1843 portando con sé un piccolo alambicco per la distillazione in ceramica.
Il museo riproduce il processo di elaborazione della bibita, il più grande barile del mondo, con capacità di ben 374.000 litri, e l'ambiente di un bar del 1930, in cui si possono assaggiare i diversi tipi di cachaça, esistenti oggi sul mercato.
Quando usciamo è già notte ma una luna complice illumina a giorno
questa “terra di luce”. (fine 1^ parte.SDF)
