BRASILE RESPONSABILE 4.

TURISMO RESPONSABILE IN BRASILE
Quarta parte
SENZA TERRA E SENZA RADICI

Il nostro viaggio di turismo responsabile e comunitario in Brasile prosegue, questa volta a piedi.
Insieme a Carmelo Fioraso, il nostro accompagnatore dei Volontari Senza Frontiere, ci stiamo dirigendo verso un “asientamento” del Movimento Sem Terra, nello stato del Pernambuco.
Le recenti piogge hanno reso impraticabile per le auto la strada in terra battuta che conduce verso il villaggio, per cui con i viveri in spalla, e aiutati da alcuni contadini del posto, ci siamo avviati lungo il cammino.

La nostra visita era stata preannunciata. Ad attenderci ci sono tutti: vecchi e bambini. Si sono riuniti nel grande edificio che funge da sala consiliare, da scuola: il luogo delle decisioni importanti dove accogliere gli ospiti venuti dall’Italia per capire.

Capire dai loro volti e dalle loro storie come e perché è nata nel 1975, la prima Commissione pastorale della terra, da cui il Movimento dei Sem Terra ha preso vita.
E quali sono le condizioni in cui sono costretti a vivere, quali minacce subiscono, e quali richieste avanzano allo Stato oggi che il Presidente del Brasile è Ignacio Da Silva, detto Lula, uno come loro, venuto dal nulla: uno di loro.

Con pazienza ci spiegano che, in un Paese in cui oltre il 50% delle terre coltivabili è nelle mani dell’1% della popolazione, soprattutto latifondisti e società multinazionali, mentre ben 85 milioni di persone vivono sotto la linea di povertà con un reddito inferiore ai 100 dollari al mese.
Alla base di tutto, per cercare di cambiare la situazione, c’è l’approvazione e la definitiva attuazione della Riforma Agraria, che si poggia – ci dicono – su alcuni punti fondamental, tra cui: l’espropriazione dei latifondi improduttivi, la fine della politica di colonizzazione, la redistribuzione della terra tra piccoli proprietari terrieri e la legalizzazione di tutte le particelle già occupate dai lavoratori.

Solo così – sostengono - si potrà dare un futuro e dignità a queste persone, evitando che si riversino in massa nelle immense e desolate periferie delle gandi città.

Con gli uomini dell’Asientamento visitiamo le loro piccole piantagioni. Dimostrano quanta voglia hanno di fare se solo avessero spazi più ampi e maggiori risorse...

In cucina, nel frattempo, con i viveri che avevamo portato per loro
le donne hanno preparato il pranzo per tutti. Ci metteremo in fila e mangeremo insieme. E’ un momento importante non solo per noi. E’ dall’incontro, dalla condivisione e dal confronto che possono nascere nuovi legami, progetti, speranze. E’ l’idea con cui lavorano i Volontari Senza Frontiere ma anche il motivo per cui noi siamo qui.

Difficilmente potremo tornare alle nostre case senza il ricordo di queste persone, dei loro visi, dei racconti, dei gesti e dei sorrisi che ci hanno regalato.

Al momento dei saluti alcuni ci accompagnano verso il pulmino gli altri tornano al lavoro nei campi.
Lungo la strada dal finsetrino vediamo solo immense piantagioni di zucchero, tipica monocoltura da latifondisti, segno evidente che il cammino della Riforma agraria è ancora lungo ed il futuro dei nostri nuovi amici più che mai incerto.

I 'RETIRANTES' DI RECIFE
Chi non ce ce la fa o spera in qualcosa di meglio in genere scende in città dove lo attende la dura realtà ed una concorrenza spietata.
Recife oramai è costituita da una superficie metropolitana ufficiosa di quasi 3.500.000 anime che si estende per oltre 50 km, con le sue regole, i suoi bei quartieri, le sue belle spiagge, le sue baraccopoli.
Qui ammassati nelle paludi alle porte della città vivono centinaia di migliaia di “retirantes”, qui vive anche la Signora Anna, che ci invita a visitare la sua casa.
Da vedere non c’è molto ma lei è espressiva e coinvolgente ed il suo racconto è pieno di vita, di progetti, di sogni e di certezze.
Con le due figlie ed il compagno vive qui – ci dice - dove l’allacciamento alla corrente elettrica è abusivo, l’acqua manca, le pareti sono di cartone, ma dove – ci assicura - tra qualche settimana aprirà finalmente un salone di bellezza tutto suo.

Guardandoci intorno il solo pensiero ci sembra incredibile ma i volontari del VOSEF si stanno dando da fare per farle avere un microcredito per avviare la sua attività e trasformare così i suoi sogni in realtà.

L’attività principale dell’Associazione a Recife consiste però nella collaborazione con il progetto educativo “Casa Menina Mulher”, ovvero Casa Bambina Donna.

'Si tratta – ci spiega la signora Maria de Lourdes Suosa, Assistente Sociale del Progetto e tra le fondatrici di Casa Menina Mulher – di una Organizzazione non governativa, senza fini di lucro che si occupa di educazione e assistenza sociale dal 1992, svolgendo azioni educative con bambine e adolescenti che si trovano in situazioni di rischio sociale e personale.
Attualmente la casa ne ospita ogni giorno circa 120 con un’età compresa tra i 9 e i 23 anni, le cui caratteristiche principali sono:
la destrutturazione dell’ambiente familiare, situazioni di violenza familiare e sessuale e l’impossibilità di accedere ai diritti fondamentali come istruzione e sanità'.
'Le attività, i corsi e i laboratori pedagogici – sottolinea la Signora Sousa – sono svolti e orientati da un’equipe multi-professionale, ed attualmente sono presentiun corso di computer professionalizzante, in grado di offrire alle ragazze un’opportunità futura di lavoro, un corso di percussioni ed uno di danza afro-popolare, che hanno l’obbiettivo di portare una riflessione profonda sulle radici culturali e sociali. Inoltre c'è un corso di disegno che sviluppa i talenti delle bambine ed aumenta la loro autostima,
oltre a corsi di educazione alla salute, gruppi educativi e attività ludiche organizzate.
In questo senso la casa rappresenta uno spazio fisico e simbolico,
in cui queste bambine e ragazze possono ritrovare un equilibrio di fronte alle difficoltà e alle tensioni quotidiane, avere cura del proprio corpo, relazionarsi con il prossimo in uno spazio protetto,
scoprendo all’esterno nuovi orizzonti che contribuiscono ad una apertura interiore orientata ad una vita più dignitosa'.

LA CITTA' STORICA
Quella che vivono forse gli abitanti dei quartieri storici di Sao Josè e Santo Antonio,in fase di risanamento dal 2001, e che stanno diventando sempre più turistici.
Tra i luoghi di maggiore interesse vi è il Convento e basilica di Nossa Senhora do Carmo, che sorge sull’omonima piazza e venne costruito sulle rovine dell’antico palazzo del governatore olandese.
A poca distanza si trova il Patio de San Pedro, una pittoresca piazza circondata bar e caffè ospitati in graziose e variopinte casette coloniali, su cui domina la Chiesa di Sao Pedrodos Clerigos.

Da qui si diparte una serie di vivaci viuzze, ricche di negozietti, che preludono alla zona del mercato cittadino. C’è quello all’aperto, con le bancarelle che offrono frutta locale e prodotti della vicina Argentina. E poi c’è il Mercato Sao Josè, il mercato più popolare ed animato della città che si tiene al riparo di grandi strutture metalliche in stile liberty.
Una parte è riservata agli oggetti in vimini ed alle stoffe, ma a colpire sono soprattutto i padiglioni dedicati alla carne ed ai grossi pesci dell’Oceano che giungono qui freschi ogni mattina.

Per i regali ed i souvenir turistici invece bisogna andare alla Casa della Cultura e dell’Artigianato, ricavata all’interno dell’antica prigione, costruita nel 1855 e dismessa agli inizi degli anni ’70.
La struttura originaria è stata conservata e tutte le celle, dal pianterreno al secondo piano, sono state trasformate in altrettante botteghe.

Superato il Ponte Buarque de Macedo si può visitare il Barro do Recife, un elegante quartiere con raffinate palazzine Belle Epoque,
che la municipalità sta cercando di valorizzare con importanti investimenti, con la speranza di riportarlo agli antichi splendori.
Qui sorge anche la prima sinagoga del continente americano, costruita nel 1636 dagli olandesi.

A ricordare invece il cinquecentesimo anniversario del Brasile, di fronte a Praca Rio Branco, al di là del fiume, si trova la Coluna de Cristal, opera di Francisco Brennand, che volendo si può raggiungere facendosi traghettare a remi.

Distante dal centro sorge Boa Viagem, la spiaggia elegante di Recife. Per molti turisti la città di giorno è tutta qui. Sabbia, sole, cocco, mare.

Purtroppo le cronache quotidiane raccontano che proprio su queste spiagge, come su quelle di Fortaleza, Rio, Bahia, con l’arrivo di un certo turismo di massa è aumentato a dismisura anche il fenomeno della prostituzione, soprattutto minorile, che sfrutta in modo ignobile la condizione dei soggetti più poveri e più deboli.

Anche per questo noi abbiamo scelto di incontrare un gruppo di giovani del posto, amici di Carmelo, che hanno scelto la Capoeira “Regional” come proprio mezzo di espressione, fisica ed artistica, e la spiaggia come palcoscenico per le loro performances,
con lo scopo di sensibilizzare gli stranieri ad un approccio nuovo e diverso con la cultura locale.

Nel corso del nostro viaggio abbiamo già avuto modo di assistere a vari esempi della cosiddetta Capoeira Angola, ma quella “Regional” da loro interpretata, ha tempi più veloci: si 'gioca o danza' stando in posizione più eretta ed è molto sviluppata a livello di lotta,
riadattando molti colpi di altre discipline, come thai boxe e ju-jitsu, rendendole adatte alla fluidità del gioco senza perdere potenza, controllo ed efficacia.

Il tutto si conclude con un classico 'Samba de roda', ovvero un samba in circolo, ed una serie di salti che richiedono un’agilità impressionante e ci ricordano quelli eseguiti dai calciatori brasiliani dopo ogni gol messo a segno nella porta avversaria.

Al termine della loro esibizione i ragazzi ci invitano nel centro sociale del loro quartiere per assistere alle prove generali di uno spettacolo di danza afro-brasiliana ideato da Giovanna d’Arco, coreografa e fondatrice del Gruppo Afro-Ebamila, il cui obbiettivo, anche in questo caso, è quello di portare le proprie ragazze ed il pubblico ad una riflessione profonda sulle proprie radici culturali e sociali.

Giovani, figli di un Paese immenso, cacciati dalle loro terre e in cerca di radici solide cui aggrapparsi per crescere onesti: questo sono i ragazzi di Recife, che affrontano la vita danzando e facendo salti mortali. (fine 4^ parte) (SDF)