BRASILE RESPONSABILE 2.
TURISMO RESPONSABILE IN BRASILE
Seconda parte
I COLORI DI BAHIA
E’ la città dei colori Bahia: quelli pastello delle case e dei palazzi, e quelli ancor più vivi del mercato e degli artisti.
Ma è anche la città dei profumi, dei sapori, dei suoni e dei rumori,
una città calda e sensoriale ed allo stesso tempo magica e spirituale, che affascina il visitatore trasmettendogli una carica di vita ed energia.
La seconda città turistica del Brasile è anche la più africana di tutto il continente Sudamericano, frutto di una storia intensa e a volte travagliata, che ha dato vita a numerosi incroci, lasciando in eredità numerose chiese ed altrettante credenze, ed una popolazione dal sangue misto, aperta e sorridente, orgogliosa delle sue origini e ben disposta verso lo straniero.
Fu un italiano, Amerigo Vespucci a scoprire il sito di Salvador nel 1501. La sua baia era talmente grande che invece di battezzarla col nome di un unico Santo, come era consuetudine a quei tempi,
decise di chiamarla 'Bahia de Todos los Santos', Baia di tutti i Santi.
La visita del nostro gruppo, accompagnato da Loris, inizia dal FAROL DA BARRA, il faro, eretto nel 1534 all’interno della cinta muraria del forte di Santo Antonio da Barra, e considerato come il più antico d’America dei coloni portoghesi.
Fu questa la prima zona attorno alla quale iniziò a popolarsi la città, e la fortezza fu costruita dopo un primo tentativo di invasione da parte degli olandesi, per proteggere questo tratto di costa dalle invasioni dei nemici. Tuttavia, quando nel 1549 il governò portoghese in Brasile decise di stabilire qui la capitale delle proprie colonie, venne scelta una posizione dominante, più sicura e tranquilla, che corrisponde all’attuale centro storico.
LA CITTA' BASSA
Da allora Bahia è divisa in due parti: la città alta che visiteremo più tardi, e la città bassa, una lunga e stretta striscia di terra che corre 75 metri sotto il colle e che ospita il porto, alcune chiese e negozi, ed i più vivaci mercati coperti.
Il più popolare, pittoresco e rappresentativo è senz’altro quello di SÃO JOAQUIM, dove Loris ci fa strada attraverso un dedalo di viuzze e bancarelle stracolme di frutta e verdura, di ogni forma e specie.
Abacaxi, Maracuja, Mamao, Goiaba... I nomi non sempre corrispondono a quelli diffusi ed utilizzati da noi in Italia: ananas, frutto della passione, papaya, guaiava...ma sono soprattutto i profumi ed i sapori che qui hanno tutto un altro corpo.
E poi ci sono frutti mai visti come il cajù, l’anacardo, il tamarindo, la manioca... e ancora limoni, peperoni, fagioli e tutti gli ingredienti che fanno sì che la cucina tipica bahiana sia una delle più ricche ed originali a livello internazionale.
Non possono pertanto mancare l’olio di palma (o dendè) presente in ogni piatto, ed i gamberetti essiccati con cui – ci spiega Loris - si accompagnano gli Acarajes, tipiche polpettine che assaggeremo senz’altro nel corso della nostra visita.
Sotto il mercato coperto si trovano i banchi della carne che, assieme a quella proveniente dalla vicina Argentina è tra la più buona in circolazione, e serve a rifornire di ottima materia prima le varie churrascherie specializzate in spiedini e grigliate miste.
Come in ogni parte del mondo il mercato è il luogo ideale per osservare le persone, per curiosare, per scambiare due parole e magari acquistare un po’ di spezie macinate da portare a casa, assieme ai profumi ed agli odori di questa terra.
La sosta successiva è sulle sponde del Lago “DIQUE DO TORORÓ”, dalle cui acque sorgono le statue degli ORIXÀ, le divinità del Candomblé, che – come ci spiega Loris - è la religione di cultura afro-brasiliana, più diffusa e conosciuta di Bhaia e del Brasile,
Sempre nella città bassa si trova anche la Igreja Conceicao da Praia, ovvero “della spiaggia”, poiché anticamente il mare lambiva il suo ingresso. Da questa chiesa, molto amata dai Bahiani, il 1 gennaio parte la grande processione di Nostro Senhor dos Navigantes.
D’altra parte il nucleo più antico del porto cittadino sorge proprio di fronte. Ed è tutto in via vai di piccole imbarcazioni di pescatori che ci fermiamo ad osservare.
A poca distanza Loris ci porta a visitare ciò che si nasconde nei sotterranei del MERCADO MODELO: degli enormi scantinati, semisommersi dall’acqua, in cui un tempo venivano tenuti prigionieri in quarantena, in condizioni disumane, gli schiavi appena giunti dalle coste dell’Africa, prima di essere posti in vendita al miglior offerente sulla piazza, e poi spediti a lavorare, e a morire, nelle piantagioni di zucchero.
LA CITTA' ALTA
Per passare dalla città bassa a quella alta per un turista è d’obbligo prendere il popolarissimo Elevador Lacerda, una struttura art decò che, per quanto esteticamente brutta, fa oramai parte da lungo tempo del paesaggio urbano.
In 15 secondi netti si arriva in cima, proprio davanti alla Camara Municipal. Ed è proprio dalla terrazza di Praca Tome de Souza
che si gode il panorama più bello di tutta la Baia dos Todos os Santos.
La visita del centro storico, dove un tempo si concentrava tutto il fervore popolare di Salvador, inizia dalla rinnovata PRACA DA SE’, punto d’incontro e di passaggio, su cui si affacciano antiche case coloniali oggi trasformate in altrettanti negozietti
e che in un angolo ospita il Monumento alle donne di Bahia con adiacente Museo.
Più avanti è il TERREIRO DE JESUS, uno dei luoghi più animati e vivaci della città, con al centro una bella fontana che rappresenta i quattro grandi fiumi di Bahia.
Tre lati della piazza sono occupati da altrettante chiese la più importante delle quali è la BASILICA DA SE’, che in passato fu la chiesa del collegio dei Gesuiti del Brasile e divenne Cattedrale dopo l’espulsione della congregazione, i cui monumenti furono quasi tutti distrutti o sconsacrati.
Si dice che Salvador sia la città delle 165 chiese. Una delle più visitate è senz’altro quella dedicata a Sao Francisco che sorge in fondo all’omonimo “largo”. Vi si accede attraverso l’armonioso convento costruito tra il 1686 ed il 1748 sull’area di una cappella che era stata donata ai francescani, al loro arrivo a Salvador, nel 1587.
Da ammirare il perfetto stato di conservazione in cui versano ancor oggi i magnifici pannelli di azulejos che ricoprono le pareti.
La chiesa invece fu eretta tra il 1708 ed il 1712 e l’interno, di un lusso strabiliante, con cappelle ed altari completamente ricoperti di oro, è un esempio compiuto degli ideali barocchi della fine del XVIII secolo, tra cui spicca, nella cappella centrale della navata destra la splendida statua di Sao Pedro de Alcantara in legno di jacaranda, opera dell’artista bahiano Manuel Ignacio da Costa, autentico capolavoro dell’arte barocca.
All’uscita, proprio di fianco, sorge la chiesetta TERCEIRA DE SAO FRANCISCO la cui facciata, insolitamente ricca di sculture, è in vivace contrasto con quella delle altre chiese della città solitamente più sobrie. Curiosamente questa splendida facciata restò per molto tempo coperta da vari strati di gesso e intonaco e fu scoperta solo nel 1932 da un operaio impegnato in lavori di restauro.
Qui ha inizio il quartiere di MACIEL che negli ultimi anni,
dopo un’intensa opera di risanamento, è stato trasformato da uno dei più poveri, pericolosi ed autentici di Salvador, in uno dei più cari, ambiti e turistici di tutta la città, con le ricche dimore del passato trasformate in altrettante boutique, gallerie d’arte e gioiellerie.
LARGO DO PELOURINHO
Tutto è iniziato come sempre dal LARGO DO PELOURINHO, il cuore, in salita, del centro storico, magnifico e armonioso insieme di case coloniali dove un tempo vivevano i ricchi signori dello zucchero che, dalle loro finestre, potevano assistere ai supplizi degli schiavi frustati sul selciato.
E furono proprio gli schiavi ad erigere l’imponente Chiesa di Nostra Senora do Rosario dos Pretos con la sua facciata azzurra e all’interno tutti i santi neri.
In fondo alla piazza c’è il palazzo che ospita la FONDAZIONE IJORGE AMADO, dov’è raccolta un’ampia ed interessante collezione di fotografie, libri, traduzioni in tutte le lingue e oggetti personali di colui che, con la sua penna, ha saputo far conoscere al mondo e rendere immortale, la città di Salvador e molti dei suoi protagonisti.
Nati dalla fantasia dall’autore o presi dalla strada i personaggi di Amado sono così autentici che ancor oggi a volte sembra di poterli incontrare lungo i vicoli che, dal Pelourinho, si dipartono verso i vecchi quartieri di Nazaré e Barroquinha.
I QUARTIERI DI CRUZ DA PASCOAL E SANTO ANTONIO
Percorrendo la irta Ladeira do Carmo, si giunge di fronte alla scalinata che conduce alla Chiesa del Santissimo Sacramento da Rua do Passo e, proseguendo, al Convento ed alla Chiesa di Nossa Senhora do Monte do Carmo: costruita in origine nel 1636.
Vale la pena visitare il cortile interno su cui si affacciano diverse cappelle e sale di ricevimento. In una di esse è custodito un magnifico Cristo in legno scolpito; in cui le gocce di sangue che sgorgano dalla fronte e dal costato sono state realizzate con 2000 rubini di tutte le forme.
Proseguendo si attraversano i quartieri Cruz da Pascoal e Santo Antonio che hanno conservato tutto il loro fascino e un’atmosfera popolare e familiare.
Sarà forse per questo clima amichevole ed ospitale che veniamo invitati ad assistere ad una lezione di Capoeira che il Maestro BETO MANSINHO tiene con regolarità ad un gruppo di bambini poveri
provenienti da alcune comunità carenti dei dintorni.
Anche in questo caso ammiriamo l’entusiasmo e la passione con cui il Maestro cerca di trasmettere ai suoi allievi le regole di quest’arte, di questa danza, di questa filosofia di vita; ed allo stesso tempo restiamo incantati nel vedere l’ordine e la disciplina con cui bambini e bambine mettono in pratica i consigli e le direttive del proprio insegnante.
La sua – ci spiega il Maestro MANSINHO - è un’attività di volontariato che si rivolge soprattutto a quei giovani che, altrimenti, non avrebbero altra possibilità di svago e divertimento se non la strada, e rappresenta per loro un importante occasione ed elemento di socializzazione.
Lealtà, agilità, senso del ritmo e forza sono le caratteristiche di chi pratica la Capoeira, ed oggi tra di essi un numero sempre crescente è rappresentato dalle donne.
Salutati i nostri nuovi amici ci dirigiamo verso Praca de Santo Antonio su cui si affaccia l’omonima chiesa e da cui si gode uno splendido panorama sull’intera città ai nostri piedi, giù fino all’altra chiesa più famosa di Bahia, quella dedicata a Nosso Senhor do Bonfim.
Per raggiungerla dobbiamo scendere nuovamente nella città bassa
a bordo del Plano Concalves, la suggestiva funicolare,
che trasporta ogni giorni centinaia di turisti e pendolari.
La Igreja de Nosso Senhor do Bonfim: è la chiesa più conosciuta di Bahia e fu costruita per ricevere la statua del Cristo in croce (d’avorio e argento) portata da Setubal in Portogallo nel 1745.
Le fitas, ovvero i braccialettini di stoffa colorata che vengono venduti all’ingresso della chiesa fanno parte di un rito ben preciso ed abbastanza comune.
Passandone uno attorno polso e facendovi tre nodi ognuno ha la possibilità di esprimere tre desideri, che verranno esauditi quando il braccialetto consumandosi si romperà.
SPIAGGE E MARE
Scegliere un viaggio di turismo responsabile non significa però rinunciare anche al piacere di qualche ora trascorsa su una delle numerose spiagge di Bahia. Una delle più suggestive è senz’altro quella di ITAPUA’, dominata dal caratteristico Faro.
Mare calmo, sabbia bianca, centinaia di palme da cocco, piccoli bar semplici e non troppo cari, la rendono un posto particolarmente piacevole per ripensare alle intense emozioni vissute. Qui chi non si occupa ancora di turismo si dedica alla pesca. Così è facile assistere al rientro delle barche cariche di pesci dalle forme strane e dai nomi sconosciuti che vengono poi venduti all’istante ai proprietari dei vicini ristorantini.
Ma ITAPUA’ è famosa anche per la Lagoa do Abaetè, una piccola laguna di acqua dolce inserita tra dune di sabbia bianche, un posto molto amato dagli abitanti del posto e citato in molte canzoni di Caetano Veloso e Gilberto Gil.
Volendo cambiare prospettiva si può scegliere di fare un’escursione in barca all’interno della Baia di Todos os Santos, per andare alla scoperta di uno dei tanti isolotti che la costellano.
Noi abbiamo scelto l’isola di Maré.
Si tratta di un posto fuori dalle rotte turistiche, e proprio per questo molto caratteristico con le sue magnifiche spiagge orlate da una magnifica vegetazione i piccoli villaggi distesi lungo la costa,
i ristorantini allineati davanti al bagnasciuga.
Sull'isola non esistono mezzi motorizzati ed è pertanto il posto ideale per chi ricerca la tranquillità a stretto contatto con la natura.
La giornata scorre lentamente: passeggiando, facendo il bagno,
giocando a pallone con i ragazzi del posto.
A sorpresa troviamo anche un’anziana signora che lavora al tombolo,
realizzando splendidi lavori che sono un po’ la caratteristica dell’isola.
Gli uomini invece caricano le nasse sulle loro imbarcazioni e poi escono al largo in cerca di fortuna.
Per chi ha fame e si accontenta non ci sono problemi: come stuzzichino si può gustare un “quesinho”, ovvero uno spiedino di formaggio scaldato alla brace. Altrimenti ci sono le famose ACARAJE’, le polpettine di farina di fagioli con cipolla e sale
che ogni signora Bahiana deve saper preparare e che vengono fritte nell’olio di palma e poi servite con contorno di gamberetti e salsa piccante.
Dopo pranzo è il momento del ballo, in cui alcuni di noi si fanno coinvolgere ben volentieri. Il resto per un giorno è pace, tranquillità, contemplazione.
CACHOEIRA E SÃO FELIX
Prima di rientrare a Salvador vogliamo ancora visitare, dalla parte opposta della baia, CACHOEIRA E SÃO FELIX, due caratteristici paesini coloniali.
Sono situati uno di fronte all’altro, divisi da un fiume: il Rio Paraguacu, e collegati da un antico ponte in metallo dalle traballanti assi in legno.
Nonostante l’atmosfera indolente e lo stato di degrado, l’architettura coloniale è molto ricca, grazie al glorioso passato commerciale dei due centri che si svilupparono nel corso del XVI secolo con lo sfruttamento della canna da zucchero e, soprattutto, del tabacco.
Lo testimoniano gli imponenti edifici delle due stazioni ferroviarie
e lo stabilimento della Dannemann, la società tedesca che fece del commercio dei sigari l’attività predominante della regione per tutto il XIX secolo.
SALVADOR BY NIGHT
Quando rientriamo in città è già notte, ma le sorprese non sono finite. Salvador da Bahia infatti vanta una delle vite musicali e culturali più ricche di tutto il Brasile. Non passa settimana senza che si organizzi un concerto importante, un festival o un avvenimento popolare. E il carnevale è considerato uno dei più popolari del Paese, perché tutta la città partecipa attivamente alla settimana di feste in un’atmosfera di frenesia generale.
Ogni martedì sera poi al Pelourinho ci sono gruppi che provano dal vivo e tutte le scuole di musica del quartiere escono a suonare in strada in un’autentica festa della musica che si rinnova ogni settimana.
Il clou è rappresentato dalle prove-concerto degli OLODUM,
il gruppo di musica brasiliana famoso in tutto il mondo.
Il Gruppo venne fondato nel 1979 dagli abitanti del distretto Maciel-Pelourinho di Salvador, con l’intenzione di agevolare la comunità nera della città nel loro diritto di partecipare al Carnevale come gruppo organizzato.
E in 25 anni Olodum è diventato un fenomeno musicale e culturale
conosciuto internazionalmente come “un rullo di tamburo per i diritti dei Neri in Brasile”, tanto da lavorare con artisti del calibro di Paul Simon e Michael Jackson,ed ottenere il patrocinio dell’UNICEF in Brasile.
Un modo anche questo per dimostrare come l’attenzione per i più deboli, gli emarginati, gli esclusi spesso può dare vita ad un circolo virtuoso, fatto di solidarietà, sviluppo, conoscenza e crescita reciproca, e in cui divertimento ed impegno vanno nella stessa direzione. (fine 2^ parte) (SDF)