BRASILE Responsabile 1.

TURISMO RESPONSABILE IN BRASILE
Prima parte
GLI AMICI DI CASA ENCANTADA




Terra di contrasti il Brasile, lo dicono tutti, ed è la prima cosa che ti balza agli occhi non appena lo incontri.
Palazzi e favelas, ricchezze e miserie, gioie e dolori, risorse e povertà. Un Paese grande come un Continente, dal potenziale economico enorme ma dal futuro incerto. Un Paese dove pochi hanno tanto o tutto, e tanti invece hanno poco o nulla: magari un pallone, a cui restituire i calci presi dalla vita, o un tamburo da picchiare per farsi sentire, oppure un vestito di carnevale con cui sfilare per le vie del centro fingendo per un giorno che vada tutto bene.

Terra di contrasti il Brasile. Te lo ripetono in coro locali e stranieri, senza chiedersi il perché, dando per scontato che così debba essere: ora e sempre. Ragazze madri a 13 anni, bambini senza genitori, contadini senza terra, giovani senza futuro. Tutto normale o quasi.

Alla grande industria del turismo tutto ciò non interessa, anzi.
Musica, Samba, belle spiagge e belle donne è questo soprattutto ciò che offre al turista, senza porsi troppe domande e nemmeno tanti scrupoli.

Il nostro invece vuole essere un viaggio diverso, di turismo responsabile, ovvero consapevole di sé e delle proprie azioni ma soprattutto della realtà sociale, culturale, economica ed ambientale del paese in cui ci muoveremo.
Un viaggio etico che va incontro al paese visitato, alla sua gente, alla natura, con rispetto e disponibilità, scegliendo di non avallare distruzione e sfruttamento, ma anzi appoggiando l’economia locale del luogo e facendosi portatore dei principi universali: di equità, sostenibilità e tolleranza.

Assieme al piccolo gruppo cui ci siamo aggregati, visiteremo anche noi Rio de Janeiro, Olinda e Recife, le loro bellezze e le loro contraddizioni, sforzandoci però di capire e ragionare, per poi cercare di aiutare i loro abitanti a cambiare e a cambiarci.

CASA ENCANTADA
Partiremo però dai dintorni di Salvador da Bahia, più comunemente chiamata Bahia, la seconda città turistica del Brasile, la più africana di tutto il Continente.
Carica di erotismo e magia, che affascina e turba, Bahia è una città profondamente umana, vivace e colorata come la vita dei suoi abitanti, le cui esistenze ruotano attorno al Largo do Pelourinho, e furono ritratte con grande acutezza dall’abile penna dello scrittore JorgeAmado, il figlio più illustre di Salvador.

Noi alloggeremo a pochi chilometri dal centro, nel quartiere residenziale di Itapoa, frequentato, cantato e celebrato da Toquinho, Vinicius de Moraes e dallo stesso Amado, dove sorge Casa Encantada, un centro turistico interculturale fondato ed aperto dal , e attualmente gestito da una giovane coppia di volontari italiani: Loris Campana e la moglie Marisa Revellin.

“Casa Encantada” accoglie gli ospiti in un clima semplice e familiare - ci racconta Loris - ed il mio lavoro è principalmente quello di intermediazione culturale, ossia accompagnare i turisti responsabili a visitare i progetti sociali di Salvador. Si va’ dall’aspetto educativo alla micorimpresa artigianale, dalla Capoeira alle percussioni con i minori e gli adolescenti, fino alla riforma agraria nelle campagne fuori dalla metropoli di Salvador.
L’obiettivo è quello di mostrare questi movimenti sociali, questi progetti che tentano di sopravvivere e di resistere educando questi ragazzi'.
'In questo modo - ci spiega Loris - il turista vede un aspetto ben diverso da quello normalmente offerto da una normale agenzia: c’è un incontro, un interscambio con i locali, e anche se le visite sono di breve durata e non si conosce la lingua, ci si rende conto comunque di cosa funziona e cosa succede intorno.
L’obiettivo è far riflettere il turista attraverso questo tipo di incontri in modo che magari maturi una solidarietà e, perché no, una volta rientrato in Italia, pensi di fare qualcosa di concreto per cambiare o aiutare questa situazione; anche attraverso un cambiamento del proprio stile di vita'.

IL PROGETTO ENCANTA-LATTA
In questa prospettiva agli ospiti di Casa Encantada viene offerta la possibilità di seguire dei corsi di Capoeira, portoghese, o percussioni per cercare di avvicinarsi e comprendere un po’ le origini e le caratteristiche proprie della cultura afro-bahiana e, contemporaneamente, per appoggiare l’economia locale degli insegnanti, giovani padri di famiglia che guadagnano qualcosa dando lezioni ai turisti, valorizzando la propria cultura, la propria afrodiscendenza, e che a loro volta sono coinvolti e portano avanti altri progetti sociali nei quartieri in cui abitano.

Come JAILSON da PURIFICAÇAO il nostro maestro di percussioni.
'Tutto è iniziato dal desiderio di possedere uno strumento tutto mio' - ci racconta.
'Essendo povero e non avendo la possibilità di acquistarne uno nuovo, utilizzai un bidone di latta che era stato gettato davanti casa mia. Da quell’episodio nacque il progetto “ENCANTA-LATTA”, di cui sono uno dei responsabili e che da alcuni anni si sviluppa su diversi piani: da un lato si propone di riciclare latte e bidoni di ogni forma e misura e trasformarli in strumenti musicali; questi stessi strumenti vengono poi utilizzati per organizzi i corsi di percussione cui partecipano gli ospiti di Casa Encantada; infine i soldi guadagnati in questo modo vengono in gran parte reinvestiti per finanziare un progetto per il coinvolgimento attivo dei bambini del quartiere in cui abito'.

Il bello in questo tipo di viaggio è che alle parole seguono i fatti.
Dopo la lezione Loris ci accompagna a visitare Alagados, ovvero la comunità carente in cui vive ed opera Jailson.
C’è un gran fermento. I bambini sono stati avvisati del nostro arrivo e ci tengono a fare bella figura.
Nella sede dell’associazione, una stanza in affitto da cui sono stati sfrattati, il corso applicato di estetica afro-brasiliana sta volgendo al termine. All’esterno gli elementi della banda indossano la loro divisa d’ordinanza.
Al segnale di Jailson esplodono i tamburi. Bidoni, latte e sciaquoni vengono suonati all’unisono con ritmo incessante ed energia dirompente da un gruppo di creature concentrate e sorridenti, fiere dei loro strumenti e della loro esibizione.

E’ il nostro primo impatto con una di queste realtà e siamo incantati. Gli altri abitanti del quartiere invece all’inizio sembrano distratti, assenti, quasi infastiditi ma alla fine alcuni si lasciano coinvolgere.
E’ dura vivere qui e forse è ancora più dura provare ad evadere da questa realtà picchiando con un paio di bacchette un misero sciacquone di plastica. Ci vuole forza, coraggio, entusiasmo. Quello che Jailson cerca di insegnare e trasmettere con passione ai suoi allievi, a questi bambini, tra cui c’è anche suo figlio.

La musica come strumento per imparare delle regole, dei valori, per fare gruppo, sentirsi qualcuno e non lasciarsi sedurre dalla vita di strada fatta di lusinghe e violenze.

Alla fine il premio per tutti non è la coppa o una medaglia, ma un panino da gustare da soli o in compagnia ed un bicchiere di aranciata da gustare piano piano: bevanda rara e preziosa da queste parti dove neanche l’acqua normalmente è potabile.

E dopo la meritata merenda Jailson ci tiene a farci vedere il resto del quartiere, affinchè ci rendiamo conto di cosa significhi veramente vivere in una Comunità carente: un quartiere degradato simile a tanti altri dove vive più della metà della popolazione brasiliana.

I PROGETTI DEL CEPAM
Il giorno seguente andiamo, in un'altra Comunità carente, a visitare una piccola SCUOLA COMUNITARIA, gestita dal CEPAM, Centro Educativo Professionalizzante per Adulti e Minori, in collaborazione con AGATA SMERALDA una ONLUS di Firenze.
Questa iniziativa è sostenuta da alcune istituzioni locali ma soprattutto dalle adozioni a distanza ed è molto importante che i turisti e gli stranieri abbiano la possibilità di venire e vedere concretamente dove vanno a finire e come vengono investiti i soldi delle loro donazioni, affinchè svanisca quello scetticismo e quella diffidenza che spesso mettono in dubbio il corretto utilizzo dei fondi destinati ai popoli in via di sviluppo.
Superato l’imbarazzo iniziale ci lasciamo coinvolgere in un girotondo organizzato da Luciana con tutto il resto del gruppo e dei bambini.
'E’ proprio da queste visite che nasce la solidarietà e la speranza di cambiare le cose' – ci assicura Loris.
'E dal lato opposto i brasiliani vedono un turista diverso: che non è quello del turismo sessuale, non è quello che vuole solo l’albergo e gli spaghetti, ma è un turista che è disposto a spendere a sacrificare le sue ferie per andare nella favela; quindi un po’ anche a compromettersi a sacrificarsi perché non è tutto bello, tutto pulito, tutto a livello vacanze. Ci sono contrattempi, bisogna adattarsi, ci vuole grande tolleranza. Quindi loro vedono queste persone che vogliono esporsi per capire, e loro danno un valore anche a questo: voi venite da là, dal primo mondo, avete tutto e venite qui a conoscerci! Soprattutto i bimbi capiscono in questo modo che sono valorizzati e allora c’è tutta un’autostima che cresce'.

Per i ragazzi più grandi sempre il CEPAM ha avviato una microimpresa artigianale per la lavorazione e la vendita di candele. Anche in questo caso si tratta di un’iniziativa volta a dare una professione ed un posto di lavoro a dei giovani che altrimenti non avrebbero molte prospettive se non la strada.
Assistiamo alle varie fasi di lavorazione per poi dedicarci alla scelta delle candele da acquistare e portare in italia come souvenir, consapevoli che anche questi soldi contribuiranno a finanziare questo ed altri progetti meritevoli, come quello intitolato “UN PANE SU OGNI TAVOLA” che prevedeva che tutti i soldi spesi per ogni candela venissero destinati all’acquisto di un pezzo di pane per i più bisognosi.

Nello stesso quartiere il CEPAM finanzia e gestisce altresì un piccolo ristorante ed una biblioteca per chi, e sono la maggior parte, non può permettersi di comperare un libro.
Il problema è che il livello di istruzione nelle scuole elementari pubbliche è, per vari motivi, molto scarso, di conseguenza all’università, che in teoria sarebbe gratuita per tutti, alla fine accedono solo i figli dei più ricchi, gli unici in grado di superare le preselezioni, grazie all’istruzione ricevuta in precedenza a caro prezzo nelle scuole private.

CAPOEIRA COME STRUMENTO DI EDUCAZIONE
L’educazione e la presa di coscienza di sé e dei propri diritti passa anche attraverso l’esercizio fisico e la disciplina che in Brasile, soprattutto negli ultimi anni, si identifica con la CAPOEIRA.
Una danza, una lotta, un’arte che ha saputo affermarsi come uno degli elementi più ricchi e distintivi della cultura brasiliana e bahiana in particolare.

Introdotta in Brasile dai neri dell’Angola durante il periodo della schiavitù, la capoeira è nata come potente sistema di autodifesa, trasformandosi nel tempo in una disciplina a metà tra lotta e danza. Consiste essenzialmente in una gara di abilità che mette in gioco soprattutto i piedi dei contendenti, accompagnati dal movimento del corpo e delle braccia, queste ultime usate per lo più per mantenere l’equilibrio.
A chi la esercita necessitano forza, flessibilità e grande rapidità di movimento. E il tutto dà vita ad uno spettacolo molto suggestivo.
Come in quasi tutte le manifestazioni di tradizione afro-brasiliana, anche qui la musica, e ancora di più il ritmo, sono tra gli ingredienti più importanti. Durante la loro esibizione gli atleti sono accompagnati e incitati da canti e strumenti a percussione, di origine essenzialmente africana, quali berimbau, atabaque, agogo, pandeiro.

Oggi la Capoeira è diventata uno sport nazionale e viene praticata dalla favela alla ricca palestra metropolitana. Ma grazie alla disciplina richiesta, all’approcio fisico e mentale che presuppone, si presta moltissimo ad essere utilizzata come disciplina per educare i più giovani e financo i bambini al rispetto delle regole, e di tutta una serie di valori quali la lealtà, l’amicizia, la solidarietà, che mal si conciliano con la violenza e la meschinità che li circonda nelle strade e mira a farli crescere il più possibile onesti e virtuosi.

IL MOVIMENTO SEM TERRA
Molti problemi delle città brasiliane nascono però nelle campagne,
dove il 50% delle terre coltivabili è nelle mani dell’1% della popolazione brasiliana, soprattutto latifondisti e società multinazionali, mentre si calcola che 85 milioni di persone vivano sotto la linea di povertà con un reddito inferiore ai 100 euro al mese.
Una situazione che, negli ultimi trent’anni, ha spinto più di trenta milioni di braccianti senza terra nelle città, dove sopravvivono a stento in uno stato di emarginazione e povertà.

Per questo motivo andare a visitare un “asientamento” del Movimento Sem Terra significa prendere coscienza dell’esatta consistenza di questo enorme problema.

'Naturalmente la via per giungere alla redistribuzione fra i contadini delle terre incolte è fatta di lotte estenuanti e tremendi sacrifici, ma ne vale la pena' – ci assicura GILMARIO MACHADO il Coordinatore regionale del Movimento Sem Terra nell’Asientamento di Bellavista.
'Dopo la prima occupazione ho dovuto vivere sei anni sotto una tenda di nailon, con i miei compagni, senza acqua e in continuo stato di pericolo, prima di ottenere dallo Stato ciò che mi spetterebbe di diritto: un pezzo di terra da coltivare ed una casa dove vivere con i figli e la moglie.

Oggi, alla signora EDINEUZA piacerebbe aprire un piccolo ristorante nell’Asientamento – ci confida – per poter accogliere i turisti come noi, preparargli le specialità della cucina brasiliana, carne salata, feijoada, Moqueca, e spiegargli che sapore hanno, adesso, per lei, i prodotti del suo orto.

Come un’altra signora che ci mostra orgogliosa il servizio che una rivista francese ha dedicato a lei ed alla sua passione: il cacao.
Da quando ha ottenuto la terra, assieme ai figli ed ai nipoti, ha imparato a coltivare questo frutto dorato, a estrarne i gustosi semi, e a seguire tutte le fasi della lavorazione necessarie per ottenere la preziosa polvere, che così, invece di essere svenduta sottocosto alle multinazionali, può essere acquistata solo sul posto da turisti e visitatori, con una conseguente ricaduta economica diretta sulla famiglia.

Quando rientriamo a Salvador il sole oramai sta per tramontare nell’immensa Baia de Todos os Santos. Una luce calda illumina d’oro i palazzi della città, e i sogni e le speranze dei suoi troppi abitanti e dei nostri nuovi amici. (fine 1^ parte)(SDF)