SRI LANKA 1.

SRI LANKA: LA TERRA SPLENDENTE
Prima parte
L'ISOLA RITORVATA
Languida isola dal fascino esotico, centro spirituale di cosmica energia, giardino d’oriente ricco di spezie, colonia britannica ricoperta di tè, questo e molto altro ancora ha rappresentato nel corso dei secoli l’antica Sarandib, per i viaggiatori d’Occidente.
L’isola dai mille nomi, il paradiso perduto, ricco di acqua, di frutta, di piante e animali; una terra ambita da tutti ma conquistata da pochi. Un Paese abitato da una popolazione fiera e sorridente generosa ed ospitale, da visitare e conoscere in profondità per apprezzarne l’architettura, l’arte, cultura e tradizioni.
Ma con i suoi 1600 km di coste dall’aspetto assai vario, in cui grandi baie sabbiose si alternano a vaste lagune, lo SRI LANKA era, e vuole tornare e continuare ad essere, anche e soprattutto un autentico paradiso per gli amanti del mare.
La pesca, sin dalle origini, ed il turismo negli ultimi anni, rappresentavano per la popolazione che viveva lungo tutta la fascia litoranea, le due principali attività su cui era incentrata l’economia locale.

LO TSUNAMI
Questo mondo fatto di riti quotidiani e gesti ripetuti improvvisamente è stato spazzato via, in pochi istanti, la mattina di quel 26 dicembre 2004 quando, lo tsunami, ovvero l’impressionante onda oceanica generata dal terrificante terremoto al largo dell’isola di Sumatra, ha raggiunto e devastato queste coste, portando ovunque morte e distruzione.
Da est a sud ben tre quarti della zona costiera dello Sri Lanka è stata colpita: i morti sono stati più di 30.000, i feriti e coloro che hanno perso contemporaneamente la casa ed i propri mezzi di sussistenza, alcune centinaia di migliaia, tra cui moltissimi bambini.
In auto percorriamo la A2, la trafficata strada litoranea che collega tra di loro le principali località del sud dell’isola: Hambantota, Tangalle, Matara, Weligama, Galle, attraversando alcune tra le aree più provate dalla catastrofe.
Qui gli hotel e le case più robuste hanno in parte retto all'impatto, ma tutto attorno sono ancora ben evidenti i segni dell’onda assassina.

LA RINASCITA
La voglia di rinascita tuttavia è forte come ci spiega davanti alla tenda in cui ora è costretto a vivere MOHAMED FAMII.
“Quel giorno – ci racconta – lui si era alzato presto ed era andato al mercato, dopo aver salutato la moglie, sua figlia ed il suo bambino che erano rimasti nella loro casa, vicino alla spiaggia.
Così, quando è arrivata l’onda lui è riuscito miracolosamente a salvarsi, mentre tutti i suoi cari sono morti, rapiti dall’acqua che li ha trascinati verso l’interno per centinaia di metri.
I corpi li hanno recuperati solo diversi giorni più tardi e da allora vive da solo in questa tenda sperando che qualcuno lo aiuti a ricostruirsi la casa, una vita e una famiglia.

LA RICOSTRUZIONE
Tra le numerosissime associazioni ed organizzazionei non governative accorse in Sri Lanka subito dopo la tragedia e ancora impegnate nell’opera di ricostruzione e bonifica del territorio vi è anche la Croce Rossa Americana.
Aaron Brent è il delegato della Croce Rossa Americana qui in Sri Lanka, per quanto attiene i problemi e gli interventi relativi all’acqua ed alla sanità e - ci spiega – proprio oggi hanno dato inizio ad un progetto che si propone di ripulire e bonificare dai detriti, le macerie, le carcasse di animali ed i corpi umani che lo Tsunami ha riversato sin qui, quest’area di 10.000 ettari di laguna, nel distretto di Hambantota.
Si tratta di un intervento di natura eco-sanitaria che porterà benefici all’intera la cittadinanza, ma che per essere messo in pratica ha dovuto attendere l’arrivo della stagione secca in quanto in precedenza la laguna era coperta d’acqua.
Tutti coloro che prestano la loro attività come volontari sono persone che con lo Tsunami hanno perso casa, lavoro o famiglia: sono circa duecento, divise in 4 squadre, e per questo lavoro vengono pagate 400 rupie al giorno (poco più di 3 euro).
I soldi – ci assicura Aaron - arrivano direttamente dagli Stati Uniti e sono stati messi a disposizione dalla Croce Rossa Americana che, in stretta collaborazione con le autorità locali ha individuato i luoghi, i tempi e le modalità di investimento”.

In effetti gli aiuti economici stanziati dalla comunità internazionale, Italia in testa, non mancano - ci assicura anche Martino Costa – uno dei responsabili di ALISEI, un’ONG italiana impegnata nel realizzare e portare a termine tre importanti progetti in altrettante località costiere del Paese, eppure - aggiunge - in molte aree dello Sri Lanka, i lavori di ricostruzione vanno a rilento per via di difficoltà burocratiche, della contrapposizione con l’esercito dei separatisti Tamil, e di apparati amministrativi poco elastici.
Passata l’emergenza iniziale, uno dei primi problemi da risolvere è stato soprattutto quello dell’individuazione del terreno dove ricostruire, dopo che il governo di Colombo con un decreto legge ha istituito la 'buffer zone', ovvero una zona di rispetto che vieta di costruire fino a cento, e in certi casi fino a duecento metri, dalla riva del mare.
Il motivo ufficiale e' quello di garantire la sicurezza ed evitare così il ripetersi di un’eventuale altra catastrofe, anche se alcuni sospettano che dietro si nasconda la possibilita' di una vergognosa speculazione con le grandi catene alberghiere ed i tour operator pronti ad approfittare della situazione per investire.

KIRINDA
Nel frattempo c’è chi dal mese di gennaio continua a vivere in baracche di legno, donate dal governo Giapponese agli sfollati di Kirinda, una piccola cittadina meridionale abitata prevalentemente da pescatori di origine malese e di religione musulmana.
C’è chi come Fatima quel giorno ha perso il padre, il nonno e la casa e adesso è costretta a tirare avanti con i suoi tre figli ed un marito senza lavoro.

E chi invece, come S. che pur non avendo più nulla ringrazia il cielo, per essersi salvata, e la sorella (la cui casa è stata risparmiata dall’onda) per aver provveduto ad aiutarla in ogni modo in tutti questi mesi.
Le famiglie ospitate in questo campo profughi sono cento ognuna con la sua storia di perdite e dolori.
Qui a Kirinda, lo Tsunami si è abbattuto sulla costa penetrando nell’entroterra per ben 500 metri causando la morte di una cinquantina di persone, radendo al suolo 176 case, e danneggiandone gravemente altre 55.
Si è salvato solo il piccolo tempio buddista arroccato su una roccia meta incessante di pellegrini provenienti da tutto il Paese. Sorge là dove un re, sperando di calmare il mare infuriato, decise di sacrificare la propria figlia gettandola negli abissi. La leggenda dice che la fanciulla si salvò e tornò a Kirinda su una barca ricoperta di oro.
E’ quello che in fondo spera anche questa gente, mentre osserva con rispetto, misto ad emozione, le possenti onde che si frangono spumeggianti sugli scogli quasi ad esorcizzare la paura ed il terrore per ciò che è stato, e chiedendosi il perché di tanta violenza.
L’industria più importante era ed è la pesca: delle 120 barche attraccate quel giorno nel piccola darsena, ben 100 erano andate distrutte, ma altrettante sono state donate alla comunità dai fratelli musulmani sparsi in giro per il mondo.
Ora che hanno ricevuto anche le reti i pescatori locali possono finalmente tornare a decirasi alla loro attività anche se per vendere poi il pescato c’è ancora bisogno di effettuare la riabilitazione della catena del freddo, e di ricostruire l’intera filiera commerciale
Nel frattempo la nave Weligouwa, giunta sin qui da Colombo per costruire un pontile e depositata dall’onda in mezzo ad una piazza è diventata un autentico polo di attrazione attorno a cui sono sorte anche alcune piccole attività economiche, per dare ristoro ai turisti di passaggio.
HAMBANTOTA
nella vicina Hambantota i pescatori hanno ricevuto in dono delle nuove imbarcazioni rosse fiammanti, che però pare non siano adatte per affrontare questo tipo di mare e per di più sono ancora prive di motore…
Piccoli inconvenienti, errori di valutazione che però non devono assolutamente adombrare il grande ed ottimo lavoro svolto dalle Associazioni umanitarie, dalle ONG e dalla nostra protezione civile per ricostruire e ridare una vita civile agli abitanti di queste zone.
E’ quello che ci ribadisce anche Royce, presentandoci una delle 27 case costruite a tempo di record a Maagalla, nei pressi di Tangalla, dal CESVI - cooperazione e sviluppo, un'organizzazione umanitaria indipendente, fondata nel 1985 a Bergamo, dove ha la sua sede centrale.
Il sorriso della gente che incontriamo man mano lungo il nostro viaggio è senz’altro la ricompensa più gradita per coloro che in questi mesi hanno lavorato sul campo, ed un modo innocente per convincere anche noi a restare, a dare una mano e a non dimenticarli.
Aggrappato come un riccio al suo scoglio il Tangalla Bay Hotel si è miracolosamente salvato dalla furia del mare e attende i turisti con le sue spiagge deserte contornate da palme.
Così come da sempre attendono che i pesci abbocchino i pescatori di Weligama, appollaiati da generazioni come dei trampolieri sui loro pali piantati in mezzo al mare, per quella che è una delle immagini più caratteristiche ed inflazionate lungo questo tratto di costa.
LA TUTELA AMBIENTALE
Reeves Neydorff è il proprietario di alcune imbarcazioni che offrono ai turisti la possibilità di compiere alcune interessanti escursioni lungo il corso del Fiume Bentota, nei pressi dell’omonima località.
'Qui - ci dice –lo tsunami fortunatamente non ha causato alcuna vittima e non ha prodotto nemmeno tantissimi danni. In pratica l’onda si è incanalata risalendo per un lungo tratto il corso del fiume, e poi tornando indietro è uscita sfondando il frangiflutti di terra e sassi che è stato prontamente ricostruito e rinforzato.
Purtroppo per le poche case distrutte o danneggiate in questo caso dal sollevamento del corso del fiume e non dall’onda vera e propria la legge non prevede alcun tipo di aiuto in quanto non si trovavano all’interno della cosiddetta “buffer zone”.
Anche il Bentota Beach Hotel è stato in parte allagato ma ha ricominciato subito a lavorare, così come gli altri alberghi della zona. I turisti pertanto non mancano e ne incrociamo parecchi nel corso della nostra navigazione.
Là dove le acque del fiume si mischiano a quelle del mare inizia il regno delle mangrovie una pianta fondamentale per la conservazione dell’ecosistema e per contrastare il pericoloso fenomeno dell’erosione delle coste che negli utlimi anni ha messo a repentaglio alcune parte del litorale.
Tra i suoi rami e le sue radici è facile incontrare esemplari più o meno grandi di varani, rettili che a volte possono superare anche i tre metri di lunghezza, e che dopo essersi scaldati al sole del mattino iniziano la loro ricerca di cibo che può comprendere pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi a seconda dell’ambiente da essi colonizzato.
E proprio la salvaguardia dell’ambiente naturale, delle sue bellezze e delle sue peculiarità dovrebbe essere uno dei criteri guida in questa fase di ricostruzione e di rilancio dell’immagine turistica del Paese.
Ce lo conferma anche il Sig. UDAYA NANAYAKKARA Direttore dell’Ente del Turismo dello Sri Lanka, spiegandoci che la nuova campagna per la promozione del Paese, con cui egli si auspica di accogliere nel 2010, un milione di visitatori, è incentrata proprio sul messaggio: “Oltre la spiaggia: natura, avventura e cultura” e mira a valorizzare soprattutto le regioni centrali e montuose, famose per le piantagioni di tè, i magnifici paesaggi ed i siti archeologici, che noi visiteremo domani.
GALLE
Per oggi ci fermiamo a Galle, ai piedi del faro di quello che fino al 1870 fu il più grande porto dell’isola, punto di transito obbligatorio per tutti i grandi esploratori dell’Oriente.
I bastioni costruiti nel XVI secolo dai portoghesi e successivamente rafforzati da Olandesi ed Inglesi hanno retto bene all’ingiuria del tempo e alla violenza del mare.
Le imponenti mura hanno difeso l’antica città, le chiese, i monumenti, ed i suoi abitanti che di giorno si ritrovano sui campi erbosi per perpetuare la tradizione britannica del cricket mentre al tramonto si danno appuntamento sui bastioni di ponente per parlare delle incertezze del presente, ricordare la tragedia del passato e progettare insieme un futuro certamente migliore. (fine 1^ parte) (SDF)
