RODRIGUES 1.
RODRIGUES: L’ULTIMO PARADISO
Prima parte
UN’ISOLA FUORI DAL TEMPO
Abbagliati dai caldi colori del mare, dalla bellezza selvaggia della natura, dal clima mite ed invitante, spesso parlando di terre lontane, di isole sperdute, di luoghi da sogno, capita di abusare del termine “paradiso”. Ma non sapremmo come definire altrimenti Rodrigues (si pronuncia 'Rodrig'), la 'Cenerentola delle Mascarene', questo angolo di pianeta in cui il tempo sembra essersi fermato, in cui i pochi abitanti si muovono generalmente a piedi, sempre pronti a scambiare due chiacchiere, gentili e disponibili, e dove i ritmi, necessariamente lenti, sono dettati dalla natura, non sempre generosa, che però qui è comunque amata e rispettata in quanto unica fonte di vita.
Il paradiso di cui parliamo non dispone certo di centri commerciali, grand hotel, locali alla moda e spiagge organizzate in grado di attirare folle di turisti, ma è il luogo ideale per chi desidera prendersi una pausa, circondato dalla semplicità e dalla tranquillità di un universo in grado di offrire comunque esperienze incredibili e piaceri unici, in un contesto naturale di grande effetto, a stretto contatto con una popolazione a maggioranza creola, calda e accogliente, amichevole ed ospitale, e decisamente ottimista, nonostante le difficoltà legate alla sua posizione nel mezzo di un grande Oceano.
GEOGRAFIA
Situata 400 miglia a nord-est di Mauritius, cui appartiene, Rodrigues è infatti una piccola isola che misura appena 18 chilometri in lunghezza e 8 in larghezza, per una superficie complessiva che supera di poco i 100 kmq.
Di origine vulcanica, come le altre isole che formano l’arcipelago delle Mascarene, Rodrigues si allunga su una vasta piattaforma sottomarina ed è formata in prevalenza da rocce basaltiche che emersero dalle acque all’incirca un milione e mezzo di anni or sono.
L’intera isola è circondata da una splendida ed incontaminata barriera corallina che protegge le coste dalla furia e dall’impeto delle onde dell’Oceano Indiano e crea al suo interno una vasta e tranquilla laguna dai colori cangianti, sulla cui superficie, pari al doppio di quella dell’isola stessa, incrociano dall’alba al tramonto le piccole barche dei pescatori locali.
Lungo il “reef” si aprono solo alcuni stretti passaggi in cui le correnti sottomarine sono particolarmente forti e pericolose, e solo due sono i canali attraverso cui le navi e le imbarcazioni possono transitare senza timore di finire incagliate o di rimanere arenate quando la marea scende.
Per diversi secoli questi ostacoli hanno impedito ai navigatori di un tempo di sbarcare sull’isola, che peraltro sembra venne ufficialmente scoperta solo nel 1528 dal portoghese DIEGO RODRIGUEZ, cui deve il suo nome, anche se gli arabi pare la conoscessero già.
Il primo a mettervi piede però, nel 1601, fu l’ammiraglio olandese Wolphart Barman al comando della sua flotta di cinque navi.
La laguna è costellata da 18 fra isole e atolli che circondano Rodrigues come una collana di gemme preziose. Alcune sono poco più grandi di un banco di sabbia, mentre due di queste, l’ Ile aux Cocos e l’Ile aux Sables, sono state proclamate Riserve Naturali, e popolate solo da uccelli marini e migratori, rappresentano delle mete splendide per imperdibili escursioni.
Anche il paesaggio di Rodrigues è tutt’altro che monotono. Dal mare, dalle spiagge deserte, l’occhio man mano sale e si sposta sui campi coltivati, i giardini, le pendici terrazzate, e oltre verso le vallate ed i boschi dell’entroterra, interrotti qua e là da minuscoli villaggi. Come Mont Lubin dove la vita si concentra attorno all’emporio, lo spaccio, la cooperativa sociale, il mercato ortofrutticolo e la fermata dell’autobus.
Rodrigues si potrebbe definire un’isola montagnosa, se non fosse che il suo picco più alto, il Mont Limon non raggiunge i 400 metri di altitudine. Da sud-ovest a nord-est l’isola è attraversata da una catena di colline da cui si diparte una serie di profonde e fertili vallate che degradano dolcemente giungendo fino alla costa.
Questa, piuttosto frastagliata, si estende per ben ottanta chilometri, ed è caratterizzata da numerose baie, rade, insenature e verso est da alte scogliere che offrono panorami mozzafiato.
Se la maggior parte dell’isola è formata da rocce basaltiche di origine vulcanica, nella parte sud-occidentale si trova invece una vasta piana di depositi coralliferi, formatasi successivamente quando l’intera area era ancora coperta dalle acque.
Situata nell’emisfero meridionale, leggermente al di sopra del Tropico del Capricorno, Rodrigues gode di un clima prettamente sub-tropicale: esistono pertanto due stagioni distinte: un’estate che va’ da novembre ad aprile, con temperature che raggiungono massime di 33°; e l’inverno che va’ da maggio ad ottobre, in cui le minime non scendono mai sotto i 14 gradi.
I cicloni durante i mesi estivi e la siccità durante quelli invernali caratterizzano la vita degli abitanti dell’isola. Pertanto il periodo ideale per visitare Rodrigues è quello compreso tra giugno e settembre, quando il tempo è più stabile e il clima è paragonabile alla nostra primavera, anche se l’idea di trascorrere al caldo dei tropici i nostri mesi più freddi non è certo da scartare.
Le precipitazioni piovose sono piuttosto scarse ed improvvise, cosicché l’isola spesso deve affrontare lunghi periodi di siccità, e proprio la scarsità di riserve di acqua è il maggior ostacolo allo sviluppo dell’agricoltura.
ECONOMIA
Ed è proprio l’agricoltura, insieme all’allevamento ed alla pesca uno dei tre pilastri su cui poggia la non certo florida economia di Rodrigues. Attualmente solo un terzo dei 37.000 abitanti dell’isola costituisce la forza lavorativa di Rodrigues.
Di questi il 45% sono agricoltori, pescatori o allevatori (e certe volte tutte e tre le cose insieme) mentre il 35% sono addetti nel pubblico impiego ed il restante 20% è occupato nel secondario.
Negli ultimi dieci anni, ad un certo declino dell’agricoltura, ha fatto seguito la nascita di piccoli laboratori e boutique di artigianato tipico che si possono incontrare e visitare lungo la strada, e la cui prosperità è legata anche allo svilupparsi del settore turistico. Materie prime ricavate dalle piante locali come “vetiver”, “vacua”, aloa, vengono utilizzate per realizzare prodotti fatti a mano come i famosi cappelli, le borse, i cesti, i tappetini e simpatici souvenir da portare a casa.
In realtà il turismo a Rodrigues nacque nel 1972 quando il primo volo della Air Mauritius atterrò a Plain Corrail e sbarcò i primi turisti mauriziani sull’isola. Altri cominciarono a sbarcare dalla nave cargo Mauritius Pride dopo aver affrontato una traversata di 24-30 ore in mezzo all’oceano indiano.
Fu solo nel 1992, con l’inaugurazione del primo hotel di lusso il Cotton Bay, che i collegamenti aerei vennero incrementati e Rodrigues cominciò ad apparire improvvisamente sulle mappe turistiche di questa regione dell’Oceano Indiano.
Successivamente vennero ampliate e rinnovate alcune piccole pensioni, furono costruiti ed aperti due nuovi hotel, vennero inaugurati alcuni ristoranti e così, lentamente il turismo ha cominciato a prendere piede sull’isola. Si è passati dai 4000 turisti del 1994 ai 26.000 turisti nel 1997.
E’ un settore che promette bene e su cui si fondano diverse aspettative; ma il suo sviluppo, nelle intenzioni degli operatori e di tutta la popolazione, deve procedere di pari passo con una razionale gestione delle risorse naturali ed un immutato ed integrale rispetto per l’ambiente, in grado sì di garantire un benessere diffuso, continuando però a preservare l’attuale armonia ed equilibrio.
Di questo parere è anche BENOIT JOLICOEUR, ex ministro per Rodrigues nel precedente Governo Mauriziano, da due anni impegnato nella gestione di “Foulsafat”, un piccolo residence a conduzione familiare.
INTERVISTA A BENOÎT JOLICOEUR
Ha iniziato questa nuova attività – ci racconta - nel gennaio del 2000, perché è sempre stato convinto che a Rodrigues ci fosse il potenziale per sviluppare un tipo di turismo “chez amis” vale a dire “a casa di amici”. Secondo il ministro, l’offerta turistica può e deve dare ai visitatori la possibilità di vivere presso una famiglia locale, dando l’opportunità di scoprire la vita, la cultura, la cucina del posto, e “percepire” così quella che egli definisce “l’anima di Rodrigues”, un’isola piccola e rurale, che ha il potenziale per sviluppare questo tipo di “turismo minore”, i cui benefici peraltro vanno direttamente alla popolazione locale.
Il progetto – ci spiega – non consiste soltanto nell’offrire l’ospitalità e le camere ma anche i prodotti dell’ allevamento ed i frutti dell’ orto, affinché gli ospiti mangino solo i prodotti della casa. Per questo – aggiunge - loro non comprano la carne ma allevano gli animali e producono in proprio: agnelli, mucche, maiali … e quando la stagione lo permette raccolgono anche i frutti freschi e genuini del loro orto.
Finora hanno avuto soprattutto ospiti francesi oppure provenienti dalle vicine isole di Mauritius e Reunion. Purtroppo non hanno ancora ricevuto turisti italiani su cui peraltro contano molto.
La loro pubblicità infatti funziona soprattutto attraverso il passaparola. Diverse persone – ci dice - arrivano qui perché hanno ricevuto la segnalazione da parenti o amici che ci sono già stati e si sono trovati bene. E questa, ritiene sia la prova migliore che la gente apprezza questo tipo di accoglienza e di sistemazione.
LE DELIZIE DI RODRIGUES
Diversi altri isolani hanno imboccato la strada del “turismo diffuso”, come Francoise Baptiste che insieme al marito gestisce nell’interno, l’Auberge de la Montagne, una Maison e Table d’hote che spicca soprattutto per l’ottima cucina locale che propone, frutto della bravura e dell’esperienza della stessa Francoise, autrice altresì di un interessante libro sulle “Delizie di Rodrigues”.
Questo libro – ci racconta - vuole essere un bel souvenir di Rodrigues, delle sue bellezze e dei suoi sapori. All’interno ci sono molte fotografie, che ritraggono il paesaggio, la natura, ma anche i volti della gente che ha contribuito alla realizzazione di quest’opera. E poi presenta anche tutti gli aspetti della vita sull’isola: scene quotidiane e di festa, l’aspetto economico, la pesca, il lavoro nei campi, l’allevamento, l’artigianato.
Il libro racconta e mostra come il cibo e la cucina abbiano sempre un ruolo importante sull’isola, in ogni occasione: perché coinvolgono l’intera famiglia a partire dalla fase di preparazione e rappresentano un momento di unione, di partecipazione, di condivisione.
Per esempio – ci spiega Francoise - per il “Bananè”, ovvero il Bon Annèe, che corrisponde al primo gennaio, l’inizio del nuovo anno, ogni famiglia uccide il maiale e tutti partecipano alla festa ed alla preparazione dei diversi prodotti derivati.
Quella di Rodrigues – prosegue Francoise - è una cucina molto ricca, a base di carne e soprattutto di pesce che è onnipresente nei piatti dell’isola. Qui si utilizzano molto i sapori e le erbe aromatiche mentre rispetto a Mauritius l’uso delle spezie è limitato. In questo senso si sentono maggiormente le influenze africane e soprattutto malgasce, come per esempio nel “MAPEBAS”, un piatto a base di mais, patate e manioca.
Nel libro - ci dice - ha cercato di presentare sia piatti e ricette tradizionali, che purtroppo però non vengono più realizzati ed hanno richiesto un accurato lavoro di ricerca, sia i piatti tipici che tutt’oggi vengono preparati nelle famiglie: in questo caso ha avuto la collaborazione e la partecipazione degli chef dei ristoranti e degli hotel dell’isola che hanno elaborato i piatti della cucina quotidiana a base di pesce, carne e verdura.
IL MERCATO
Per farsi un’idea di quello che gli abitanti di Rodrigues sono in grado di ottenere dalla loro terra e dal mare che la circonda, vale la pena alzarsi presto per andare al coloratissimo e vivacissimo mercato che si tiene ogni sabato, a partire dalle 5 del mattino, a Port Mathurin, il capoluogo dell’isola.
I principali prodotti sulle bancarelle di frutta e verdura sono il mais, le patate dolci, la manioca e i fagioli per il consumo locale, mentre le cipolle, l’aglio, i famosissimi limoni e i piccantissimi peperoncini crescono in quantità sufficiente da essere anche esportati a Mauritius. Banane, papaia e noci di cocco si trovano in abbondanza mentre uva, mele e arance vengono importate da Australia e Sud Africa. La presenza dei polipi e dei pesci essiccati e l’affollamento davanti ai banchi del macellaio sono poi la conferma di quanto raccontato da Francoise.
Anche l’artigianato negli ultimi anni si è ricavato uno spazio importante all’interno del mercato ed oggi, per diverse famiglie, rappresenta un’ulteriore fonte di guadagno per far quadrare il bilancio.
IL CRAFT AID
E la possibilità di svolgere un lavoro manuale, artigianale rappresenta, per alcuni giovani di Rodrigues, qualcosa di ancor più importante. E’ quello che ci spiega Paul Draper, un signore inglese che ha trascorso gli ultimi 25 anni della sua vita tra Mauritius e Rodrigues portando avanti il progetto Craft-Aid.
Quella dove ci troviamo - ci racconta orgoglioso Paul Draper mentre visitiamo la sede del progetto - è una delle maggiori società di export di Rodrigues. Ma ciò che la rende diversa ed unica è il fatto che la maggior parte di coloro che vi lavorano sono persone disabili. Lo scopo della società,infatti, è quello di ridare dignità alle persone affette da gravi problemi motori, alla vista o all’udito, attraverso l’istruzione ed il successivo inserimento nel mondo del lavoro.
Partita dal nulla oggi Craft-Aid impiega più di 30 persone che realizzano, soprammobili in legno, gioielli con le noci di cocco, oggetti di cera ed un miele eccezionale che nel 1994 ha vinto la medaglia d’argento alla Mostra Internazionale del Miele di Londra.
Tutti i ricavati dei prodotti messi in vendita, anche via internet, rimangono all’interno della società e servono per pagare i salari agli operai e per creare nuove opportunità di istruzione e lavoro per altri ragazzi sfortunati.
LA CAPITALE PORT MATHURIN
Verso le nove del mattino il mercato a Port Mathurin è già terminato, quasi tutto è stato venduto e la Fishermane Lane, la via principale, riacquista la sua aria tranquilla.
La città deve il suo nome a Mathurin Brehinier, uno dei primi coloni francesi stabilitisi sull’isola con la sua famiglia.
In realtà, coi suoi 5400 abitanti, Port Mathurin è poco più di un villaggio che, grazie agli uffici, le banche, la dogana ed i negozi “alla moda” è diventato il centro di riferimento per tutti gli abitanti dell’isola che di tanto in tanto scendono nella capitale a piedi o in autobus per fare acquisti o richiedere documenti importanti.
Un cippo con targa ai margini della strada ci riporta alla storia ricordandoci che le prime persone che si insediarono, seppur per un breve periodo, sull’isola furono sette ugonotti francesi guidati da Francois Leguat, i quali, per fuggire alle persecuzioni religiose in Francia, erano salpati dall’Olanda alla ricerca della loro personale isola del paradiso e sbarcarono qui a Rodrigues il 1 maggio 1691. Restarono sull’isola per due anni dopodiché volsero la prua verso Mauritius dove vennero imprigionati.
Ben presto l’isola venne nuovamente dimenticata e fu solo con la successiva espansione dei traffici marittimi tra l’Europa e le Indie che Rodrigues venne occupata prima dai Francesi e successivamente dagli Inglesi, seguendo così il destino di Mauritius, con cui il 12 marzo 1968 condivise la conquista dell’indipendenza, e di cui oggi fa parte integrante.
Verso le 4 del pomeriggio, uffici, bar e negozi di Port Mathurin chiudono e tutti ritornano ai loro villaggi ed alle loro case. Si possono incontrare persone sedute fuori dalla propria abitazione, sul ciglio di una strada, o in mezzo ai campi e sulle colline, intenti a conversare e discutere fra di loro o semplicemente ad ammirare il panorama, a scrutare l’orizzonte per cercare di capire come sarà il tempo domani o il futuro sull’isola.
I più piccoli si ritrovano per giocare a Pointe Canon da cui si gode una vista panoramica su Port Mathurin. Il cannone che dà il nome alla località giace su un prato ed è puntato verso il mare ma non venne mai utilizzato. Sorge nei pressi della “Regina di Rodrigues”, una statua bianca della Vergine Maria, meta di pellegrinaggio il primo di maggio.
Il 98% degli abitanti di Rodrigues infatti sono cristiani. Il primo prete arrivò sull’isola nel 1850 e da allora la chiesa cattolica è profondamente radicata nella società dell’isola.
La domenica mattina lungo le strade si possono osservare donne, ragazze e bambini con indosso i vestiti della festa che si dirigono verso la chiesa per assistere alla Santa messa.
Lo stesso Papa Giovanni Paolo II venne a Rodrigues il 15 agosto del 1989 e celebrò una funzione eucaristica in località La Ferme davanti a tutta la comunità cristiana accorsa in massa.
Ma è la Chiesa di Saint Gabriel, patrono di Rodrigues, la più imponente dell’isola. Lunga 50 metri, larga 9 e alta 12, venne costruita tra il 1936 ed il 1939 dagli stessi parrocchiani, uomini, donne e bambini che trasportarono pietre, coralli, sabbia e cemento dalla costa fin qui soprattutto la domenica dopo la messa.
E’ questa anche la chiesa preferita dalle coppie di sposi che desiderano unirsi in matrimonio. Lasciano le proprie semplici abitazioni accompagnati da genitori, testimoni e amici.
Passano sotto l’arco di fiori benaugurate davanti allo sguardo curioso e divertito dei vicini di casa e dei curiosi, e dopo aver preso posto sul torpedone che li attende in strada, si dirigono verso l’altare.
Dopo il tramonto, in tutta l’isola echeggeranno i rumori della festa che a Rodrigues è sempre accompagnata dal suono degli strumenti musicali tradizionali tra cui l’accordeon diatonico, il triangolo, il tamburo ed il maravanne.
L’unica danza folkloristica dell’isola è il Sega-tambour, di origini afro-malgasce, conosciuta anche come “sega coupé”, poiché la coppia che danza al centro della pista viene costantemente separata da un nuovo partner maschio o femmina che si intromette.
Ma ciò che stupisce maggiormente gli ospiti stranieri è sentire e vedere a queste latitudini, accanto al segà, variazioni di polka, di walzer e di mazurca, che i creoli chiamano laval e mazok, oltre a balli di gruppo come la quadriglia. Sono l’eredità lasciata dai navigatori europei nel corso dell’800 quando, sbarcando a Rodrigues lungo le rotte per le Indie, introdussero alcune danze che qui ancor oggi vengono ballate e conservano un ritmo, uno stile ed un sapore a noi vicino. (fine 1^ parte) (SDF)