EL SALVADOR

 IL CUORE PULSANTE DEL CENTROAMERICA

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El Salvador, che si estende su una superficie complessiva di 21,000 kmq, pari più o meno al territorio della Slovenia, è lo stato più piccolo dell’America centrale ma, con i suoi 7 milioni di abitanti circa è, allo stesso tempo, quello più densamente popolato. Il suo territorio, che confina a est e a nord con l'Honduras, a nord-ovest con il Guatemala mentre a sud si affaccia sull'Oceano Pacifico, caratterizzato  da un altopiano centrale,  fertile e ben coltivato, con un altitudine media attorno ai 600 metri, e da due catene montuose di origine vulcanica: la catena settentrionale, ovvero la Sierra Madre, che corre lungo il confine con l'Honduras; e la catena meridionale, che corre lungo la costa del Pacifico, ed è formata da numerosi apparati vulcanici tra cui: l'Izalco (1.954 metri), il Santa Ana (che con i suoi 2 381 metri è il più alto vulcano del paese), ed il San Salvador, alle cui pendici sorge l'omonima capitale del Paese.

SAN SALVADOR: LA CAPITALE

 Si tratta di una città tutto sommato moderna trasformatasi negli ultimi anni in un importante centro per il turismo d'affari ed il commercio dell'intera regione, grazie anche alle cospicue rimesse dei salvadoregni emigrati all'estero, che rappresentano la voce economica più importante del Paese. Ciò nonostante le migrazioni dai centri rurali, unite ai problemi economici del periodo della guerra civile, hanno provocato un forte aumento della povertà urbana: basti pensare che il tasso di disoccupazione si aggira tuttora intorno al 50%. Così, la città abbonda di baraccopoli e le strade sono popolate da un gran numero di persone che, per tirare avanti, vendono di tutto...

Soprattutto nell'affollata capitale il cui cuore pulsante è rappresentato dall'elegante ed armonica Plaza Barrios, la piazza principale, su un lato della quale sorge la maestosa Cattedrale Metropolitana, El Divino Salvador, il vero simbolo della città. Nella sua forma attuale, con la facciata decorata dai caratteristici mosaici colorati opera dell'artista salvadoregno Fernando Llort, venne inaugurata il 19 marzo 1999. Si tratta della chiesa principale dell'arcidiocesi cattolica di San Salvador, nonché sede dell'arcivescovo metropolitano, ma è conosciuta e visitata soprattutto perchè, all'interno della sua cripta, ospita la tomba con le spoglie di Monsignor Oscar Romero, il “vescovo dei campesignos”, assassinato il 24 marzo del 1980.    

MONSIGNOR OSCAR ROMERO

L'anno precedente, una giunta formata da civili e militari aveva rovesciato il governo annunciando una serie di riforme, che tuttavia non furono mai avviate. Così, i partiti dell'opposizione unirono le proprie forze e fondarono la Federación Democrático Revolucionario, della quale l'FMLN ovvero: Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale, era il gruppo principale. Nello stesso anno, la vittoria dei rivoluzionari in Nicaragua convinse molti salvadoregni che la lotta armata era l'unico modo per portare avanti le riforme. Si calcola che tra gennaio e marzo del 1980 vennero assassinati più di 900 civili da parte delle forze di sicurezza, delle unità armate o dagli squadroni della morte sotto controllo militare. L'arcivecovo Romero, suo malgrado, divenne il protagonista di una strenue battaglia appena sopportata dalla burocrazia vaticana. Alla fine restò solo, ma non si arrese.

Il 24 marzo 1980, quando lo scontro era ormai divenuto insopportabile per gli uomini in divisa, Padre Oscar Arnulfo Romero, venne assassinato da un tiratore scelto mentre si trovava nella cappella del periferico ospedale della Divina Provvidenza, per celebrare l’eucarestia con gli ammalati. Oggi un piccolo museo ricorda la memoria e la testimonianza di questo grande uomo.

Così, come 6 rose rosse, coltivate all'interno del campus dell'Università del Centro America, ricordano l'assasinio di sei padri gesuiti avvenuto sempre per mano militare, proprio in questo luogo, il 16 novembre 1989.

 L'EREDITA' MAYA

Meno cruenta ma altrettanto interessante è la storia antica del Paese e delle sue origini, che si può studiare e ripercorrere visitando il moderno Museo Nazionale di Antropologia David J. Guzmán, le cui sale ospitano una collezione di reperti archeologici molto ricca e variegata, in grado di farci rivivere le tappe salienti relative allo sviluppo di questa regione del Centro America, alla nascita del popolo salvadoregno e al riconoscimento della propria identità.

Sono numerosi i siti archeolgici ortati alla luce nei dintorni della capitale ed inseriti in un percorso turistico denominato la Ruta Maya, lungo la quale è possibile incontrare le tracce delle diverse civiltà Maya, Pipil e Lenca, che, nel corso della storia, si stabilirono in questa regione. Tra questi il più importante e particolare è senz'altro il Sito di Joya de Cerén, dichiarato dall'UNESCO, nel 1993, Patrimonio dell’Umanità. E' soprannominato anche la Pompei del Mondo Maya, in quanto l'intero villaggio, nel 600 dopo Cristo, venne completamente coperto da uno spesso manto di cenere in seguito all'eruzione del vicino Vulcano de Loma Caldera, e pertanto è l’unico in grado di mostrarci com’erano le case, le coltivazioni e la vita quotidiana degli antenati in quel periodo. Qui è ancora possibile osservare: le abitazioni, le cucine, le botteghe che sono rimaste conservate per oltre 1400 anni sotto uno strato di oltre cinque metri di cenere vulcanica, fino alla scoperta avvenuta casualmente nel 1976.   

Altro sito archeologico importante e spettacolare è quello di Tazumal che, in linqua quiché, significa: 'piramide dove viene dato fuoco alle vittime'. Le rovine portate alla luce sono soltanto una parte dell'area di 10 kmq sepolta sotto il vicino centro abitato. Gli archeologi impegnati negli scavi sostengono che Tazumal fu un importante e sofisticato centro Maya per un arco di tempo complessivo di mille anni: dal 100 al 1200 dopo Cristo, ed i manufatti qui rinvenuti dimostrerebbero che il paese manteneva rapporti commerciali consolidati e molto attivi con luoghi lontani come Panamá e il Messico.

Poco distante sorge un altro sito che merita una visita; CASA BLANCA. Qui sono stati portati alla luce vestigia riferibili alla cultura náhuatl del XV secolo dopo Cristo, mentre per la sua posizione strategica, non distante dal Guatemala, subì sicuramente l'influenza degli Olmechi e di Teotihuacan. Una delle maggiori attrazioni del luogo è rappresentata dall'atellier in cui viene riproposto, ai visitatori, l'antico metodo con cui le stoffe venivano colorate utilizzando l'indaco, o añil, ovvero il colorante vegetale che si ricava dalla fermentazione delle foglie di Indigófera Suffruticosa Mill, una pianta molto importante nella storia del Salvador. 

Conosciuta già dalle popolazioni indigene con il nome di XIUQUILITE, ovvero “erba blu”, veniva utilizzata in tutta la regione centroamericana per l'estrazione del “mochouitl”, o “tinta azzurra”, la stessa che i conquistatori spagnoli ribattezzarono añil, o indaco.  In realtà, ci viene spiegato, nella pianta non è presente il colorante blu, ma un suo precursore stabile, l'indacano. Il liquido giallo-verde che si ottiene dalla fermentazione delle foglie viene fatto ossidare all'aria. Man mano che progredisce l'ossidazione, il colore della soluzione vira gradualmente fino a diventare un viola-bluastro caratteristico, il color indaco appunto, considerato in diversi Paesi del mondo, un colore nobile e pertanto molto ricercato. 

 SANTA ANA E LA RUTA DAS FLORES

A poca distanza da Casa Blanca, si trova SANTA ANA, la seconda città più importante del Paese, ed una delle più visitate dai turisti, per la sua vivacità, per il calore dei suoi abitanti, e per alcuni edifici che meritano senz'altro una sosta. Come la Cattedrale, dichiarata nel 1995 patrimonio culturale, il Palazzo municipale, recentemente riammodernato, e lo splendido Teatro, uno dei più belli dell'intero El Salvador, inaugurato nel 1910 con un'opera di Giuseppe Verdi, e dotato di un'acustica eccelsa.

Santa Ana, si trova al centro di una delle zone più importanti del Paese per la produzione del caffè. Pertanto è d'obbligo la visita ad un Beneficio, ovvero un'azienda agricola, dove si possono apprendere le varie fasi che ne caratterizzano l'intero processo produttivo, dalla raccolta del frutto fino alla tostatura dei profumati chicchi.

Ci troviamo peraltro lungo la RUTA DAS FLORES, ovvero la strada dei fiori, un itinerario non solamente turistico che si snoda attraverso un susseguirsi di splendidi vivai specializzati nella coltivazione e la produzione di fiori tropicali e piante ornamentali. Si tratta di un'attività introdotta recentemente ma che ha dato da subito ottimi risultati offrendo alla gente del posto, soprattutto contadini e agricoltori, una valida alternativa dal punto di vista economico grazie in particolare alle crescenti esportazioni verso gli Stati Uniti e l'Europa. D'altra parte il terreno in quest'area è particolarmente fertile, poiché è questa una delle zone del Paese con la maggior concentrazione di vulcani.

DAI VULCANI AL CANOPY TRAIL

Il vicino Parco Nazionale Cerro Verde offre la possibilità di ammirarne ben tre da vicino: l'imponente Volcán Izalco, tuttora in attività, il Volcán de Santa Ana, e lo stesso Cerro Verde, sulle cui pendici è possibile effettuare delle bellissime passeggiate in un ambiente naturale pressochè incontaminato e ricco di spunti e suggestioni. Lungo i diversi sentieri che si snodano all'interno del Parco si incontrano di frequente comitive di studenti locali in gita scolastica, interessati a scoprire e conoscere le bellezze paesaggistiche del proprio Paese. Da uno dei “miradores” è possibile anche ammirare il Lago de Coatepeque, uno splendido specchio dalle acque blu, situato sul pendio orientale del Vulcano de Santa Ana, e che si trova al centro di un progetto per lo sviluppo turistico dell'intera area.

Una delle attività preferite, soprattutto da chi ama le esperienze adrenaliniche, è il classico CANOPY TRAIL, che consiste nella possibilità di muoversi dalla cima di un albero all'altra, scivolando sospesi nel vuoto, lungo un interminabile serie di cavi d'acciaio cui si viene assicurati tramite un'imbragatura ed un paio di moschettoni. Un'esperienza esaltante, se non si soffre di vertigini, adatta a ogni tipo di persona: dai più giovani fino alle persone anziane desiderose di mettersi alla prova e di scaricare, magari accompagnandosi con un urlo, le proprie tensioni interne.

 ECOTURISMO: DA JUAYUA A SUCHITOTO

 

Si tratta di 3 spettacolari cascate situate all'interno di un meraviglioso bosco tropicale, il luogo ideale per rinfrescarsi un po' magari tuffandosi nelle acque rigeneranti come sono soliti fare i ragazzi del luogo. C'è da dire, che El Salvador, secondo alcune guide, vanta il triste primato dei maggiori problemi ambientali nel continente americano. Tuttavia sembra che le cose stiano lentamente cambiando.

Negli ultimi anni cresce l'offerta di escursioni ecoturistiche, che permettono di immergersi per uno o più giorni non solo nella natura ma anche nella storia e nella vita del popolo salvadoregno. Alle falde del Cerro Guazapa per esempio, la comunità LA MORA, come ci spiega uno dei suoi rappresentanti, organizza passeggiate a cavallo nella selva, lungo gli stessi sentieri utilizzati, nel corso della guerra civile dai guerriglieri del FMLN, ovvero il Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale, alcuni dei quali, a seguito degli accordi di pace, firmati il 16 gennaio 1992, si sono trasformati in guide o accompagnatori turistici, all'interno di un lungo e non sempre facile processo di normalizzazione e reinserimento. 

Ci troviamo in una zona splendida dal punto di vista naturalistico, nei pressi del Lago Suchitlan, un bacino artificiale creato nel 1973 sulle acque del Rio Lempa, e sulle cui sponde sorge SUCHITOTO, la più bella e caratteristica città coloniale de El Salvador. La bianca Chiesa di Santa Lucia domina la piazza centrale, attorno alla quale, sotto gli ampi portici, è un susseguirsi di bar, posadas ristoranti e gallerie d'arte, che sottolineano il successo turistico di questo centro tranquillo e accogliente, da cui è possibile organizzare numerose escursioni nei dintorni.

 LA LIBERTAD: MARE E SURF

El Salvador tuttavia, con oltre 300 chilometri ininterrotti di spiagge tropicali affacciate sull'Oceano Pacifico, è diventato negli ultimi anni una delle mete più ambite per gli amanti del surf, grazie alle sue onde alte e lunghe ideali per chi vuole iniziare e ad alcuni degli “hot spot” preferiti dai surfisti di tutto il mondo.

Tra questi, LA LIBERTAD, è la località più vicina alla capitale San Salvador e pertanto una delle più frequentate. Noi abbiamo appuntamento con un manipolo di ragazzi e ragazze che avranno il compito di trasmetterci le prime nozioni necessarie ed indispensabili per salire su una tavola. D'altra parte il surf – ci spiegano - non è solo uno sport ma una vera e propria filosofia, uno stile di vita, una ricerca costante dell'equilibrio sia fisico che mentale. Per noi sarebbe già tanto riuscire a imitare le nostre istruttrici mentre come amazzoni in bikini, cavalcano le onde sorridenti e spensierate.

E' questo un mare ricco di pesci. La riprova la si ha camminando lungo il pontile de La Libertad, dove ogni mattina si tiene il mercato sempre affollato di compratori e curiosi. Le barche dei pescatori che rientrano scaglionate vengono issate con cautela da una gru fin sul pontile per poi essere prese d'assalto dalle donne che lavorano nei ristoranti della zona o che semplicemente sono alla ricerca di qualche bel pesce da preparare in famiglia.

In realtà il piatto più conosciuto del Salvador è rappresentato dalle PUPUSAS, una specie di tortilla a base di mais o farina, che può essere ripiena di carne, formaggio e verdure. Lo si può gustare nei piccoli bistrò lungo la strada, ma anche nei ristoranti di lusso della capitale, dove non mancano mai i gruppi di suonatori locali o le affascinanti ballerine, capaci di trasmettere, con le loro danze folcloristiche ed i loro sorrisi, l'immensa gioia di vivere e di socializzare di questo popolo sincero e ospitale. (FINE)