DANUBIO: UN FIUME DI EMOZIONI - 3^ parte

AL DI LA' DELLE PORTE DI FERRO

Abbiamo superato la Chiusa di PRAHOVO, situata fra Serbia e Romania, al km 864 della nostra navigazione contro corrente lungo il corso del Danubio. Come immobili sentinelle i tralicci della centrale idroelettrica alimentata dalle acque del Grande Fiume ci osservano mentre ci rituffiamo nel buio della notte.

La River Cloud II avanza nel silenzio in un’atmosfera ovattata, sospesa nel tempo. E’ questa forse l’ora migliore per godersi il paesaggio, per assaporare il gusto autentico di una crociera fluviale, il suo fluire da un posto all’altro in totale relax immersi nella natura ma a stretto contatto con la vita.

Sulla sponda serba è un susseguirsi di villaggi ordinati di casette affacciate sul fiume di luci che si accendono al sorger del sole. La riva opposta al contrario in questo tratto è caratterizzata da una bassa falesia che si specchia nelle placide acque solcate dalla povere imbarcazioni degli abili pescatori romeni.

DROBETA-TURNU SEVERIN
Siamo nei pressi della città di origine romana DROBETA-TURNU SEVERIN Oggi capoluogo di distretto e porto dell’Oltenia occidentale.
Sulle rive si possono ancora osservare i resti dei piloni del grande ponte sul Danubio fatto costruire dall’Imperatore Traiano nell’anno 105 dopo Cristo,e progettato dal celebre architetto Apollodoro di Damasco.

L’attenzione di tutti è pero rivolta a ciò che si erge di fronte a noi: abbiamo raggiunto le celeberrime PORTE DI FERRO, o meglio l’imponente complesso di dighe, canali, chiuse e centrali idroelettriche, che dal 1972 segnano artificialmente il confine meridionale di questo fenomeno naturale. A bordo viene issata la bandiera serba in quanto entreremo nella chiusa di competenza.

La costruzione di questo mega-progetto per irreggimentare le acque del fiume ebbe inizio nel lontano 1964 in base ad un accordo fra i governi dell’allora Jugoslavia e Romania, con la partecipazione degli altri Paesi rivieraschi e dell’Unione Sovietica.

Le cifre dell’opera sono impressionanti: lo sbarramento è lungo alla base 488 metri e alla sommità 1287. Il livello del Danubio è stato alzato, di conseguenza, di 35 metri, finendo per costituire a monte un enorme lago fino alle porte di Belgado, permettendo alle navi fino a 5000 tonnellate di risalire dal Mar Nero fino alla capitale serba.

LA TABULA TRAIANA
Il termine PORTE DI FERRO in realtà sta ad indicare la profonda gola naturale, lunga un centinaio di chilometri, che segna il passaggio dai Monti Carpazi Meridionali ai Monti Balcani e sul fondo della quale il Danubio oggi sembra scorrere tranquillo, mentre fino al 1973 le navi potevano passare di qui, solo trainate da un locomotore a causa delle fortissime correnti che lo caratterizzavano.

La famosa TABULA TRAIANA incisa nella roccia al km 965, ci ricorda come già nel 33 dopo Cristo l’imperatore romano si era trovato ad affrontare il problema delle insidie della navigazione in questo punto e lo aveva in parte risolto facendo intagliare nelle rocce a picco sul fiume una spettacolare strada militare che gli consentì di proseguire il suo cammino alla conquista della Dacia.

Fiero avversario di Traiano fu DECEBALO, il re dei DACI, il cui volto severo è stato intagliato nella roccia tra il 1994 ed il 2004, sulla riva romena, all’altezza della piccola chiesetta costruita nel punto in cui le acque del torrente MRACONIA
confluiscono nel Danubio.

SPUNTI STORICI
Divise in Upper and Lower KAZAN, ovvero “Il Calderone alto e quello basso”, le PORTE DI FERRO erano caratterizzate da rocce affioranti e rapide associate che le rendevano un luogo particolarmente infausto per la navigazione,

Il ritrovamento di diversi siti archeologici nei dintorni tra cui quello di LEPENSKI VIR, il più significativo di tutta l’Europa sudorientale, testimonia la lunga frequentazione umana di quest’area.

E’ quello che ci conferma il Prof. STEFAN PASSON, il quale a bordo della River Cloud II svolge l’apprezzato ruolo di “LETTORE” il cui compito – ci spiega - è quello di approfondire di volta in volta con gli ospiti gli argomenti e gli spunti di interesse storico, artistico, culturaleche la crociera offre nel corso della navigazione.

Purtroppo la costruzione della diga ha avuto anche un forte impatto sull'ecosistema circostante causando altresì l’evacuazione di almeno sei villaggi letteralmente sommersi dalle acque oltre alla piccola isola di ADA KALEH, un’enclave turca nel cuore dell’Europa, famosa per essere un porto franco oltre che un covo di contrabbandieri.

Va anche detto che, fin dalla costruzione della diga, sono state adottate, da entrambe le nazioni rivierasche, diverse misure di protezione della flora e della fauna, con l'istituzione, in Serbia, del Parco nazionale di 'Đerdap' e, in Romania, con il Parco nazionale “Porţile de Fier”.

LA FORTEZZA DI GOLUBAC
La località di Drencova, al km. 1016, rappresentava l’ultima fermata per le navi a vapore: qui i passeggeri scendevano per salire su imbarcazioni più piccole e adatte, oppure su carri per evitare di percorrere l’insidioso tratto delle cataratte.

Per chi scendeva il corso del Danubio l’entrata nelle PORTE DI FERRO era segnalata dal promontorio di GOLUBAC, sulla sponda serba, dominato dall’imponente forte di epoca medievale.
Per noi invece il castello rappresenta il cancello di uscita, l’ultima attrazione di questo tratto di fiume: di fronte a noi il Danubio si espande a dismisura.

Il PONTE dell’AMICIZIA che doveva unire alla terraferma l’isola di MOLDOVA VECHE rimane invece un’opera incompiuta resa superflua dalla costruzione a valle della diga.

BELGRADO: KALEMEGDAN
Al km 1170, là dove la Sava si getta nel Danubio, sorge BELGRADO, la Capitale della Serbia, crocevia fondamentale lungo le rotte commerciali, e non solo, che uniscono l’Europa e i Balcani, sin dalla spartizione dell’Impero romano tra Bisanzio e Roma.

Proprio a causa della sua posizione strategica si dice che Belgrado sia stata distrutta e poi ricostruita una ventina di volte, tant’è che, a parte l’antica fortezza che domina la città, ben pochi sono gli edifici che risalgono al passato.

KALEMEGDAN, che in turco significa “campo di battaglia” è il nome dell’ampio parco in cima alla collina su cui sorge anche la FORTEZZA di Belgrado: iniziata in epoca romana, ampliata sotto Bisanzio, occupata dai Turchi e poi dagli Austriaci, oggi ospita un Museo Militare, lo zoo, centri culturali ed artistici, ed è il vero cuore verde della città.

TRA SHOPPING E FOLKLORE
Il cuore dello shopping invece si trova sulla Knez Mihàilova Street, un’ampia via pedonale su cui si affacciano eleganti palazzi che ospitano boutiques, gallerie d’arte, caffè e ristoranti.
Percorrendola tutta si giunge in Piazza della Repubblica proprio davanti al Teatro Nazionale ed alla statua equestre del Principe Milos Obrenovic, che svolse un ruolo fondamentale nella lotta contro i Turchi.

Poco distante la Cattedrale d San Sava, la cui costruzione è terminata nel 1995, è la più grande chiesa ortodossa del mondo, anche se al suo interno i lavori di arredamento e rifinitura sembrano destinati a durare ancora parecchi anni.

In uno dei tanti locali che caratterizzano l’antico quartiere bohemiene, conosciuto come SKADARLJIA, ci attendono gli artisti del Gruppo Folkloristico TALIJA, vestiti con i colorati ed autentici costumi nazionali per offrirci un caratteristico spettacolo di musiche e danze Serbe da cui è possibile percepire le diverse e numerose culture ed influenze che si sono intrecciate e s sviluppate a queste latitudini.

SULLE SPIAGGE DEL DANUBIO
Purtroppo per noi è già ora di lasciare BELGRADO città che meriterebbe senz’altro una visita più approfondita.
Mollati gli ormeggi lungo la SAVA la River Cloud II sfila un’ultima volta sotto il KALEMEGDAN per riimmettersi poi lungo il corso del Danubio e proseguire la sua rotta verso nord.

Sulla riva destra sorgono i nuovi quartieri della città che finiscono quasi per congiungersi e confondersi con la vicina cittadina di ZEMUN, corrispondente all’antico villaggio celtico di Taurunum, già importante avamposto militare ROMANO per la difesa della frontiera settentrionale dell'Impero nonché sede della flotta Flavia Pannonica a partire dalla dinastia dei Flavi; di cui si può ammirare da lontano la TORRE DEL MILLENNIO, eretta dagli Ungheresi nel 1796 per celebrare i mille anni di presenza in Pannonia.
Sulla sponda opposta invece osserviamo che è tutto un susseguirsi di camping, casette per le vacanze, spiaggette affollate di bagnanti.

Anche il traffico lungo il fiume è mutato.. Oltre alle solite chiatte per il trasporto delle merci c’è un continuo via vai di motoscafi, cabinati, addirittura moto d’acqua, a conferma che il Danubio rappresenta una sorta di lido per coloro che abitano lungo il suo corso, la spiaggia che non hanno, il mare che non c’è, e le cui acque, in base a delle recenti analisi organolettiche, sembrano essere molto meno inquinate rispetto solo a una decina di anni or sono grazie anche al lavoro di controllo e prevenzione svolto dalla Commissione internazionale per la protezione del Danubio, che ha anche il compito di facilitare lo scambio di informazioni fra i Paesi del bacino danubiano.

PETROVARADIN, SERBIA
Giunti al km 1253 iniziamo ad intravedere la mole dell’imponente Fortezza di PETROVARADIN, una delle due municipalità in cui è divisa Novi Sad, il capoluogo della Vojvodina, per grandezza la terza città della Serbia.

Menzionata per la prima volta nel 1347 e conosciuta anche come “la Gibilterra sul Danubio”, la fortezza di Petrovaradin è una delle poche ad essere giunta fino ai nostri tempi completamente conservata.
Al contrario i suoi ponti furono pesantemente bombardati e distrutti dalle forze militari della NATO, nel 1999, nel corso della Guerra del Kosovo, durante la quale molte bombe caddero anche sulle zone residenziali mentre altre colpirono le installazioni industriali, soprattutto le raffinerie, causando gravi danni all’ambiente.

VUKOVAR, CROAZIA
Altra città che ha subito enormemente l’impatto delle Guerre nella ex-Jugoslavia, è VUKOVAR, il più importante porto fluviale della Croazia, che raggiungiamo nel cuore della notte, e di cui distinguiamo solo i contorni illuminati.

Oggi il DANUBIO per ben 137 chilometri segna l’anacronistico confine tra le due ex repubbliche federate: la Serbia a nord-est, la Croazia a sud- ovest, nell’attesa che il prossimo ulteriore allargamento dell’Europa Comunitaria rimetta le cose in ordine, riconducendo entrambi i Paesi nell’alveo originario.

Il ponte che incontriamo al km. 1425, unisce BATINA, l’ultimo villaggio in territorio croato, con l’antistante cittadina serba di BEZDAN: siamo esattamente a metà strada. Il triplice confine con l’Ungheria, con l’Europa di Schenghen dista da qui appena 8 chilometri, a pensarci sembra incredibile.

CONTINUA...
(Photo by internet)