ARGENTINA MERAVIGLIOSA 1. parte

DA IGUAZU' A SANT'IGNACIO

PREMESSA
La nostra sarà un’avventura lunga e affascinante un’esplorazione appassionata e curiosa che ci porterà alla scoperta di paesaggi maestosi e scenari struggenti: dalle variopinte Montagne colorate della “Region Norte” ai candidi ghiacciai della Patagonia, dalle impenetrabili foreste subtropicali della Region Litoral alle lande deserte della Terra del Fuoco.

Un viaggio in un Paese bello e immenso, ricco di contrasti e contraddizioni, di storia e tradizioni popolato da gente fiera e ospitale, calda e gioviale.
Un Paese dove su tutto regna la natura, meravigliosa e strabiliante, mentre l’uomo è ancora suddito, ospite spesso isolato ma felice, di questa terra remota e in gran parte solitaria.

Con una superficie totale di quasi due milioni 800mila Kmq. infatti, l’Argentina è sì l’ottavo Paese al mondo per grandezza ma, con una popolazione che non supera i 40 milioni di abitanti, (un terzo dei quali vivono nell’area metropolitana della capitale Buenos Aires), l’intero Paese vanta una densità di appena 13 abitanti per kmq, che scende addirittura a meno di 1 – 2 abitanti nelle provincie patagoniche.

Dal tropico del capricorno a nord sino al 55º parallelo sud, l’Argentina si estende per ben 3.500 km, affacciandosi a est sull’oceano atlantico, e confinando ad ovest col Cile e a nord con Bolivia, Uruguay, Paraguay, Brasile.

LE CASCATE DI IGUAZU'
Ed è proprio nell’estremità nord-orientale del Paese, nel punto esatto in cui la confluenza tra il Rio Iguazù ed il Rio Paranà segna il confine tra Argentina, Paraguay e Brasile, che sorge l’area protetta di 55.000 ettari nota come il Parque Nacional Iguazù.

Qui, in mezzo alla lussureggiante foresta subtropicale, lungo un fronte semicircolare di quasi tre chilometri, 270 salti d’acqua precipitano, con apocalittico fragore, da un’altezza media di 70 metri in un ribollire di spume e di vapori.

Sono le Cataratas de Iguazù, le “Cascate della acque grandi” in lingua guaranì: un nome che ha sostituito quello di “Santa Maria”, imposto da Alvaro Nunez Cabeza de Vaca quando nel 1542 se le trovò davanti per la prima volta dopo aver risalito con la sua spedizione i fiumi Uruguay e Paranà.

Dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1984, sono un’autentica meraviglia della natura: uno spettacolo di potenza, rumore e dimensioni, che lascia senza parole le centinaia di migliaia di turisti che ogni anno accorrono sin qui per visitarle sia dal lato Argentino che da quello Brasiliano.

La voragine di Iguazù infatti, si trova esattamente al confine tra i due giganti sudamericani: anche se ben 265 dei 270 salti d’acqua che compongono la cascata nel suo insieme, si trovano nel territorio argentino.

“Le cascate saranno anche prevalentemente argentine ma la vista migliore è quella brasiliana” ci dice MARCELO ROCHA DA SILVA, la nostra guida, tradendo le sue vere origini e invitandoci a seguirlo lungo la passerella che corre parallela al corso inferiore del Rio Iguazù, regalandoci ad ogni passo delle vedute spettacolari, che ci permettono di cogliere nel suo insieme l’immensità complessiva del salto d’acqua.

Dal punto di vista prettamente geologico, uno dei fattori che ha reso possibile la nascita di queste cascate é stata la presenza, nella geografia della regione, di una serie di “colate basaltiche sovrapposte”, ovvero di effusioni vulcaniche che, all’inizio, si dispersero sulla superficie sottoforma di stato liquido e successivamente, a causa del raffreddamento, si solidificarono.
E proprio nella regione delle Cascate di Iguazú, diverse di queste colate si sovrapposero, e diedero luogo alla formazione di quegli imponenti salti d’acqua che tuttora possiamo ammirare estasiati ed increduli.

LE CASCATE DALL'ALTO
Lo sconfinamento sul versante brasiliano delle cascate ci offre anche la possibilità di ammirare la loro grandiosità da un’altra prospettiva entusiasmante: quella aerea!

Due elicotteri in servizio permanente decollano ogni 15 minuti dal vicino eliporto per portare i turisti più curiosi alla scoperta di ciò che si nasconde dietro l’attrazione principale.
Scivoliamo lungo l’ampio corso superiore del Rio Iguazù, che da quassù appare placido e tranquillo. Sorvoliamo a bassa quota una piccola parte dei 2100 kmq. di foresta pluviale che caratterizzano l’area a ridosso del fiume e sono stati dichiarati da entrambi i Paesi Parco Nazionale.

Giungiamo in fine sulla perpendicolare del salto vero e proprio: e qui non c’è bisogni di parole.
Il nostro esperto pilota compie due giri, che noi vorremmo poter rallentare o moltiplicare, e poi è già ora di rientrare alla base: altri curiosi sono già in attesa di volare sulla “Garganta del Diablo”.

LA GARGANTA DEL DIABLO
La “Gola del Diavolo”, è questo infatti il nome del punto più spettacolare delle cascate, lì dove le acque si gettano a semicerchio verso un fondo torbido, dal quale salgono solo vapori e spruzzi che offuscano la vista e non consentono di vedere cosa c’è sotto.

E’ il punto estremo su cui si spinge la passerella costruita in territorio argentino. I resti della precedente spazzata dalla piena del 1992 resistono come monito lì vicino.
Una volta raggiunta la soglia del baratro, si rimane abbagliati, come sospesi nel vuoto, affascinati dal rumore e la potenza dell’acqua che ci avvolge e ci sommerge.

Sul lato argentino sono diversi i sentieri e le passerelle che consentono al visitatore di ammirare le cascate da angoli differenti con prospettive sempre nuove. E gli consentono altresì di entrare a diretto contatto col variopinto habitat che la foresta pluviale subtropicale contiene al suo interno. Oltre 2000 varietà di piante identificate, innumerevoli insetti, 400 specie di uccelli e numerosi rettili e mammiferi.
Tra questi uno dei più comuni e simpatici da incontrare è il coatimundi, un buffo animale onnivoro, che è solito muoversi in gruppo alla perenne ricerca di cibo, e che in questa zona si è oramai abituato alla presenza dell’uomo.

MINIERA WANDA
Lasciato il Parco delle Cascate, imbocchiamo la comoda strada che conduce verso sud e dopo appena 45 km ci fermiamo per visitare Miniera Wanda, l'unica miniera a cielo aperto di pietre semi-preziose di tutta l’Argentina.
Ad accoglierci troviamo il Sig. Carlo Bianchi, un gemmolgo toscano che è fra i maggiori esperti in questo settore.

La maggior parte dell’agata, dell’ametista, dei topazi che vengono trovati in questa miniera vengono esportati negli Stati Uniti ed in Europa, dove il loro valore negli ultimi anni è sensibilmente aumentato.

TE' E YERBA MATE
Proseguiamo il nostro viaggio verso sud attraversando un territorio caratterizzato da estese piantagioni di tè e yerba mate.
Se gli ettari coltivati a tè in tutto lo Stato di Misiones sono all’incirca 40.000, ben più rilevante e la produzione di Yerba Mate, da cui si ricava la bevenda nazionale dell’Argentina

Lo Stato di Misiones, dove ci troviamo, produce il 90-95% di Yerba Mate di tutta l’Argentina: la migliore in assoluto. Utilizzata da centinaia di anni dagli indigeni Guaranì, la bevanda ottenuta dall'infusione delle foglie di “ilex paraguarienses” venne diffusa anche in Europa dai Padri Gesuiti che si installarono in questa regione agli inizi del XVII secolo.

LE ROVINE DI SANT' IGNACIO MINI'
La testimonianza più importante e preziosa di questa presenza gesuitica è rappresentata però dalle maestose rovine delle trenta “Reduciones”, ovvero “Missioni”, che essi costruirono a partire dal 1609, in un territorio selvaggio compreso tra il Rio Paranà e il fiume Uruguay, al confine tra Argentina, Paraguay e Brasile.

Quelle di Sant’Ignacio Minì, 280 km a sud di Iguazù, sono tra le meglio conservate di tutte e nel 1984 sono state dichiarate dall’Unesco, Patrimonio dell’Umanità.
Dotata di forno, fonderia, falegnameria, tipografia, laboratorio di tessitura, scuola di musica, biblioteca e refetorio, ciascuna Missione, era organizzata come comunità autosufficiente, in cui il denaro non aveva valore, non esisteva la proprietà privata e la schiavitù e la pena di morte erano abolite.

Si può dire che le Misiones rappresentarono il tentativo, ambizioso eppur realistico, da parte dei Gesuiti, di realizzare tra gli indios Guaranì fuggiti nella foresta una evangelizzazione integrale, sociale, culturale e religiosa, promettendo loro un luogo pacifico dove il cibo ed il lavoro non sarebbero mancati: qualcosa di simile alla mitica “ywy mara ey”, “la terra senza il male” da loro sognata e cercata attraverso continue migrazioni.

LA FINE DELLE MISIONES
Un progetto che dopo i primi importanti successi iniziò a dare fastidio ai coloni spagnoli e finì per scontrarsi con qualcosa di troppo forte: la violenza del Potere, religioso e non.
Attorno alla metà del XVIII secolo, al termine delle cosiddette “guerre guaranitiche” ben 30,000 indigeni vennero massacrati mentre gli oltre 400 gesuiti schieratisi al loro fianco vennero espulsi da tutti i territori portoghesi, francesi, e spagnoli, come ben documentato nello splendido film di Roland Joffè, con Robert De Niro e Jeremy Irons, intitolato “Mission”.

CONTINUA...

(Photo by internet)