PERU' 4.
MAGICO PERU’
quarta parte
DA SILLUSTANI A CUSCO
Sospeso tra le acque del piccolo lago Umayo e l’azzurro del cielo, Sillustani è un luogo magico. Questo dovettero pensare i rappresentanti della tribù preincaica dei Colla quando lo scelsero per seppellire i propri morti più illustri. Le numerose chullpas, o torri funerarie nobiliari, che ancor oggi si possono ammirare, risalgono infatti a quel periodo. Alte fino a 12 metri si presentano a pianta circolare, simili a un tronco di cono capovolto, oppure quadrate, alcune con le pietre esterne non lavorate e con le fessure riempite di terra, altre con i massi accuratamente sovrapposti e magari decorati con il simbolo sacro della lucertola.
Alcune chullpas di Sillustani poi sono rimaste incompiute e consentono al visitatore di apprezzare i blocchi scolpiti ma non montati, e la rampa usata per sollevarli all’altezza voluta. L’unica apertura comune a tutte le torri è rappresentata da un piccolo foro rivolto verso est, sufficientemente ampio per far entrare la persona defunta, dopodichè l’ingresso veniva chiuso.
Necropoli e sito cerimoniale in passato, Sillustani, grazie alla bellezza del contesto in cui sorge, ancor oggi trasmette al visitatore un senso di pace ed armonia.
VERSO CUSCO
E’ tempo di riprendere il nostro viaggio lungo la strada che da Puno ci porterà a Cuzco, regalandoci ancora sorprese ed emozioni.
Grazie alle conoscenze di Eloy, la nostra guida-autista, ci fermiamo a visitare una tipica abitazione locale con tanto di coppia di tori portafortuna posizionati sull’arco d’ingresso.
Ad Attenderci c’e’ Celestino, il padrone di casa, che per arrotondare le sue magre entrate è pronto a farci da Cicerone e a mostrarci le varie attività che fanno parte della vita quotidiana sua e di sua moglie.
Celestino ci presenta altresì il suo allevamento di Cuy, i porcellini d’india di cui va’ fiero, e poi ci illustra l’interno della sua modesta dimora, in cui trovano posto anche due dei suoi numerosi figli. Sul fuoco la pentola fuma e borbotta mentre Celestino ci descrive alcuni dei cereali e dei diversi tipi di patate che si coltivano in Perù: come la “lisa”, l’ “oca”, e quelle disidratate “Ciugno” e “Moraja”.
Peccato non sia ancora ora di pranzo: ci saremmo fermarti volentieri ancora un po’ con Celestino che invece siamo costretti salutare per proseguire il nostro viaggio.
Ayaviri è una tappa obbligata per chi è diretto verso Cuzco. E’ il primo paese vero e proprio lungo la strada e vanta un’imponente chiesa di epoca coloniale. Ma la sua fama è legata soprattutto al “Kancacho de Cordero” il saporitissimo arrosto di Montone che, dopo essere stato a lungo cucinato, viene conservato nei sacchi di carta, per essere servito poi ai tavolini dei chioschi ambulanti che attendono lungo la via.
Terminato il pranzo riprendiamo la strada che scorre via veloce attraverso un paesaggio in continuo mutamento che regala panorami mozzafiato sulla pampa delle Ande Centrali.
Dopo un paio di ore di viaggio giungiamo al Passo La Raya, situato a 4335 metri sul livello del mare e circondato da imponenti ghiacciai. Ad accoglierci un sorridente gruppo di bambine in costume.
Oltre a rappresentare il punto più elevato del tragitto fra Cusco e Puno il passo segna il punto di demarcazione tra le due regioni.
Da qui la strada comincia a scendere e ci conduce velocemente davanti alla chiesetta di Raqchi. Nei pressi sorgono le imponenti rovine del TEMPIO DI VIRACOCHA.
Quello che a prima vista potrebbe assomigliare ad un enorme acquedotto in realtà era uno dei templi più sacri dell’impero inca.
Ventidue colonne circolari, fatte di blocchi di pietra, sostenevano un enorme tetto di cui oggi purtroppo non c’è più traccia. Come ci spiega ENRIQUE AEDO – la nostra guida locale – gli Inca utilizzavano una tecnica particolare per edificare i palazzi affinchè reggessero alle scosse di terremoto che scuotevano frequentemente la regione, ma purtroppo non avevano previsto l’arrivo degli Spagnoli che quando giunsero qui pensarono bene di distruggere tutto quanto.
Oggi, nei pressi di quello che fu il palazzo principale sorgono pure i resti di numerose case e di diversi edifici adibiti a magazzino.
Alcuni archeologi ritengono infatti che questo luogo fungesse anche da granaio per tutto l’esercito inca e ciò spiegherebbe la presenza della grande muraglia che circondava l’intera area e di cui rimangono in piedi ancora lunghi tratti.
Poco o quasi nulla invece rimane dell’antica fonte pavimentata, sulla cui superficie erbosa oggi pascolano indisturbate le mucche.
L’incontro-scontro tra la cultura indigena e quella spagnola ha dato luogo anche ad episodi virtuosi. La settecentesca chiesa di ANDAHUAYLILLAS ne è la prova. Chiamata la “Cappella Sistina dell’America Latina” è completamente ricoperta da suggestivi affreschi mentre all’interno presenta una notevole profusione di arte barocca, tipicamente locale, che riflette pienamente l’incontro tra queste due culture.
Le rovine di RUMICOLCA, un’imponente porta-turrita, costruita con enormi blocchi di pietra, segnano il confine della Valle di Cusco. Serviva per controllare l’accesso alla città che da qui dista poche decine di chilometri e che noi raggiungeremo oramai dopo il tramonto.
CUSCO: lL'OMBELICO DEL MONDO ANDINO
All’alba, i rossi tetti di Cusco, si svegliano al centro dell’ampia conca di Huatanay annidata fra le montagne. Questo era ed è l’ombelico del mondo andino, la leggendaria capitale del popolo Inca, dichiarata dall’Unesco Patrimonio culturale dell’umanità.
Qui, le testimonianze dell’Impero del Sole sono inestricabilmente legate alle chiese ed ai palazzi costruiti dai conquistadores, che si sovrappongono e si fondono in un insieme denso di atmosfera e di irresistibile bellezza.
La stupenda Plaza de Armas è il cuore della città. La sua unicità è dovuta alle grandiose chiese che vi prospettano. Da un lato la Cattedrale, eretta tra il 1560 ed il 1654 sulle fondamenta del Palazzo di Huiracocha, e custode di molte opere d’arte e tesori dal valore inestimabile. Dall’altro la Compañia, ovvero la seicentesca Chiesa dei Gesuiti, con la facciata che supera per eleganza ed armonia quella della Cattedrale. Tutto intorno è un susseguirsi ininterrotto di palazzi con balconi in legno e portici coloniali, che offrono riparo dal sole e imperdibili giochi prospettici.
All’epoca degli Inca questa piazza si chiamava Huacaypata ed era grande il doppio rispetto a oggi. Si congiungeva infatti senza soluzione di continuità con l’attuale Plaza Regocijo, su cui si affaccia l’austero municipio e la vicina Plaza San Francisco, su cui svetta l’omonima chiesa.
Ma è nella la fitta rete di stradine e vicoli che circondano il centro storico di Cusco, che le testimonianze incaiche si fanno più imponenti, in un gioco di luci e ombre che mette ancor più in risalto i pesanti blocchi utilizzati per edificare i templi e gli antichi palazzi dei sovrani. Quello di Inca Roca, il sesto sovrano, conserva ancora, incastonata tra le altre, la “grande pietra” a dodici angoli, meta quotidiana di curiosi e turisti, che si aggirano poi felici in cerca di altre emozioni e scorci da fotografare.
Di fronte alla seicentesca Casa de los Cuatro Bustos, che ospita il raffinato Hotel Libertador, sorge il Convento della Chiesa di Santo Domingo uno dei luoghi più visitati della città. Questa chiesa è famosa perchè venne costruita sulle poderose mura di Coricancha, il più importante tempio dell’epoca inca, rivestito fino all’arrivo degli spagnoli di lamine d’oro massiccio, tempestate di pietre preziose.
Oggi le gallerie del chiostro ospitano dipinti di epoca coloniale che raffigurano la vita di San Domenico, mentre tutto ciò che resta dell’originale tempio di Coricancha, del Tempio del Sole e della Luna, del Tempio delle Stello o di Venere; di quello del fulmine, del tuono, dei raggi e dell’arcobaleno… si riduce alle strutture in pietra che, anche qui, grazie alle particolari tecniche di costruzione adottate dagli incas, hanno resistito nei secoli ai violenti terremoti che distrussero per ben due volte la vicina chiesa.
Attraverso un passaggio laterale si giunge al muro arrotondato, alto sei metri, da cui si osserva quanto rimane del sottostante Giardino d’Oro in cui, si racconta che animali e piante, attrezzi agricoli e terriccio fossero riprodotti in oro e argento a grandezza naturale.
Dopo la conquista spagnola, Coricancha venne data a Juan Pizarro il quale però non riuscì a goderselo molto a lungo poiché nel 1536 morì nella famosa battaglia di Sacsayhuaman. Egli tuttavia stabilì che l’edificio venisse donato ai frati domenicani che da allora ne sono i proprietari.
Città d’arte, di storia, di fede e di cultura, Cusco è soprattutto una città viva, che richiama ogni anno migliaia di turisti, ma che deve fare i conti ogni giorno con alcuni grossi problemi, tipici delle grandi città, non solo latinoamericane: primo fra tutti quello dei bambini poveri.
Consapevoli e certi che viaggiare significhi cercare di andare anche al di là di ciò che si trova scritto sulle guide turistiche, grazie all’interessamento della nostra accompagnatrice Delfina Salguero, andiamo a visitare un Hogar de niños, un orfanatrofio-mensa, per bambini piccoli, gestito da una suora italiana. Quarantacinque bambini, alcuni appena nati, rimasti senza genitori; quattrocentoecinquanta, tra i sei e i dodici anni, affamati alla ricerca di un pasto caldo. Questi sono i numeri dell’emergenza che Suor Emilia Ghezzi ogni giorno si trova a dover affrontare.
La sua fede nella Divina Provvidenza, in questi sedici anni ha aiutato centinaia, migliaia di bambini, dando loro un pasto caldo e soprattutto la speranza di una vita e di un mondo migliore. Un mondo che, secondo noi, anche chi viaggia per turismo dovrebbe contribuire a cambiare e rendere più giusto.
L FORTEZZA DI SACSAYHUAMAN
Adesso possiamo continuare il nostro viaggio nella storia di Cusco e visitare l’enorme fortezza di Sacsayhuaman, capolavoro di ingegneria militare e cardine del sistema difensivo della città inca.
Ciò che rimane pare sia solo un quinto dell’originaria costruzione, ma le ciclopiche mura zigzaganti, a forma di fulmine o di serpente, impressionano ancora. La pietra più grossa è alta nove metri e pesa più di 100 tonnellate. Resta il mistero di come abbiano fatto a portarla sin qua assieme a tutti gli altri pesantissimi blocchi di granito e a levigarli e incastonarli con tanta precisione.
Presso questo forte fu combattuta una delle battaglie più aspre della conquista spagnola, tra Juan Pizarro ed il ribelle Manco Inca, che si concluse con la morte del primo, la sconfitta del secondo, e la distruzione della fortezza.
Gran parte delle strutture vennero demolite prima dagli spagnoli e poi dagli abitanti di Cusco per cui oggi è estremamente difficile stabilire con precisione quale fosse la funzione di Sacsayhuaman, ma secondo molti studiosi questo sito aveva anche un importante significato religioso.
Un significato analogo a quello del, poco distante, sito di QUENCO: un complesso costituito da un monolito alto 6 metri, circondato da 19 sedili ricavati in un muro di pietra e fronteggiante una roccia, in cui sono state scavate alcuni tunnel ed una grotta con un altare scolpito nella roccia, dedicato probabilmente alle mummificazioni.
Era invece un tempio dedicato all’acqua, o forse una vasca cerimoniale, il vicino sito di Tambo Machay, conosciuto anche come “El Bagno del Inca”.
Abbiamo ancor a il tempo per andare a visitare CHINCHERO, soprannominato “Il villaggio dell’Aurora”. Sorge a 3700 metri di quota, sopra delle imponenti rovine incaiche costituite prevalentemente da ingegnosi terrazzamenti indispensabili per poter coltivare su questi pendii ed a questa altitudine. Sull’ampia spianata si trovava l’antico palazzo, di cui sono rimaste le pareti perimetrali, con tanto di nicchie trapezoidali. Sui resti delle antiche mura oggi sorge la bianca chiesa coloniale con tanto di torre campanaria poco distante.
E' soprattutto il mercato che si tiene nella piazza antistante la chiesa ad attirare a Chinchero la maggior parte dei turisti. Il più ricco ed interessante è quello della domenica, ma anche negli altri giorni della settimana le donne del posto espongono una gran varietà di merci e prodotti tipici dell’artigianato locale. Agli uomini invece è riservato il settore degli strumenti musicali.
Quando rientriamo a Cusco è già tardi, ma anche di notte l’antica capitale degli Incas conserva il fascino e la magia del passato, ed è un piacere perdersi tra le luci e le ombre della sua storia e delle sue leggende. (fine 4^ parte) (SDF)