SICILIA 2.
SICILIA: L'ISOLA DEL SOLE
Seconda parte
EOLIE: LE SETTE SORELLE (prima parte)
E’ breve il tratto di mare che separa le Eolie dalla Sicilia. Traghetti ed aliscafi carichi di turisti assicurano collegamenti giornalieri. Tuttavia la distanza temporale tra i centri della costa e queste isole è evidente. E’ come se il tempo non fosse trascorso con la stessa velocità e che la storia, da questa parte, sia incominciata addirittura prima.
Vulcano, Lipari e Panarea, Stromboli e Salina, Alicudi e Filicudi, le “Sette Sorelle” sono figlie del vento e del fuoco. Qui infatti abitava Eolo, il dio che custodiva i cavalli alati dei venti. Incatenato sotto la sua fucina Vulcano, Efesto il dio del fuoco, era condannato a forgiare nel bronzo le armi degli dei. Le sette isole sono tutte di origine vulcanica ma ognuna è diversa dall’altra nei colori che compongono il paesaggio naturale.
Nacquero oltre un milione di anni fa lungo quella cintura di fuoco aperta come una ferita sul fondo del Tirreno, là dove la Zolla Africana si incunea sotto quella Eurasiatica. La loro visita è di grande interessa per la bellezza dei paesaggi e per la varietà dei fenomeni vulcanici che vi si possono osservare. Ma costituiscono soprattutto un luogo di piacevole villeggiatura e ciò spiega il loro sviluppo turistico intensificatosi da qualche anno. Il clima è molto simile a quello della Sicilia ma i venti, a volte violenti, provocano forti mareggiate con tempeste ed in questi casi la navigazione è interrotta. Oggi è proprio il caso di dire che Eolo ci assiste.
La prima isola da visitare dovrebbe essere Vulcano, perché è la più vicina alla costa, ma essendo molto più facile andarci da Lipari da cui dista un solo chilometro puntiamo direttamente su quest’ultima da cui avrà inizio la nostra esplorazione.
LIPARI
Lipari è l’isola più vasta dell’intero arcipelago e con i suoi diecimila abitanti è anche la più popolata. Viste dal mare le sue coste sono molto frastagliate ed accidentate.
L’abitato di Lipari, capoluogo dell’isola e dell’arcipelago, è una cittadina situata sul lato orientale, dominata da un promontorio naturale, “Il Castello”, situato tra i due porti di Marina Corta, a sud, e Marina Lunga, a nord. Il primo accoglie gli aliscafi mentre i traghetti e le navi più importanti devono attraccare a Marina Lunga.
Una volta sbarcati cerchiamo una stanza in affitto dove appoggiare lo zaino per poi partire subito alla scoperta dell’isola.
Inizieremo dal Castello, immensa roccia dalle pareti scoscese già abitata in epoca preistorica. Questa vera fortezza naturale servì da rifugio alle popolazioni greche, romane e medievali.
Vi si può accedere seguendo la rampa del Piano della Civita che sbocca nella Piazza del Municipio. Costeggiamo l’antica muraglia greca fino a superare la porta gotica che chiudeva l’antica cittadella. All’interno delle mura sono ancora visibili le tracce delle diverse popolazioni succedutesi nel dominio della città.
Perché la civiltà di Lipari, così come quella delle altre isole dell’arcipelago, è antichissima, risale al Neolitico, conta 5000 anni di storia. Una storia che si può leggere proprio nei vari strati archeologici del castello, un complesso ed affascinante archivio di pietra, ceramiche e ossidiana che, il lavoro preciso dell’archeologo Luigi Bernabò Brea ha saputo decifrare ed ordinare magistralmente nel Museo di Lipari, ospitato in parte nelle sale dell’antico Palazzo Vescovile, risalente al XVII secolo.
A fianco del palazzo è situata la Cattedrale dedicata a S. Bartolomeo. Di fondazione normanna venne distrutta nel 1544 dal pirata Barbarossa. Occupa il punto più alto del promontorio e la sua facciata risale al 1561.
Di fronte ad essa una larga scalinata discende verso la città. La veduta di cui si gode dai bastioni, sul porto di Marina Corta e sulla Penisola del Purgatorio con la sua chiesetta bianca, ne fa uno dei luoghi più gradevoli di questa cittadella di Lipari.
La piazzetta di Marina Corta è il centro nevralgico della cittadina, il luogo degli arrivi e delle partenze, delle attese e degli incontri. Qui si possono prenotare le escursioni per le altre isole, o si può fare colazione con granita al caffè e brioche, guardando i pescatori che rientrano in porto, i turisti che vagano, i Liparoti che osservano.
Dalla piazza ci si inoltra nelle stradine vicine su cui si affacciano negozietti simpatici e colorati ricchi di souvenir e prodotti tipici: dai capperi alla Malvasia, dai parei alle ceramiche.
Una peculiarità dell’isola è però l’ossidiana. Ha l’aspetto del vetro quando è ben levigata ma non è altro che lava bruscamente solidificata prima della cristallizzazione. Il giacimento di Lipari praticamente è il solo che si conosca in Europa e questo spiega l’importanza dell’isola nell’antichità quando l’ossidiana, tagliente come il vetro, veniva utilizzata come lama e per fabbricare coltelli. Oggi l’ossidiana non ha più il valore che aveva nel passato e nell’economia dell’isola la voce economica più attiva è rappresentata dal turismo.
ESCURSIONE A CANNETO
Diverse sono le escursioni che possono effettuarsi attraverso l’isola, via terra o in barca. La più classica ci porta a Canneto, un piccolo paese di 1000 abitanti adagiato all’interno di un golfo della costa orientale.
Canneto è il punto di partenza per andare a scoprire il secondo tesoro di Lipari, che si presenta a noi sottoforma di un’immensa montagna bianca. E’ tutta pietra pomice, dalla cui estrazione l’economia isolana ha ricevuto nuovo impulso. Si tratta di roccia vulcanica porosa dovuta ad una solidificazione molto rapida di magmi acidi provenienti dalle manifestazioni eruttive del Monte Pelato. I suoi giacimenti occupano 8 kmq, ossia un quarto della superficie dell’isola. La pietra pomice di Lipari, così leggera da galleggiare sull’acqua, è ritenuta la migliore del mondo.
Con queste immagini negli occhi lasciamo Lipari puntando verso nord per andare a visitare, dopo 10 miglia di attraversata, l’isola più piccola dell’arcipelago: Panarea, poco più di 3 kmq.
PANAREA
Chiamata prima “Enoimos”, è probabile che formasse un tutt’uno con i numerosi isolotti che la circondano: “I Basiluzzu”, “Spinazzola”, “Lisca Bianca” e “Lisca Nera”, “Dattilo”, “Bottaro”, “I Panarelli” e “Le Formiche”. Nomi curiosi accomunano questi che sono in realtà i cucuzzoli di un unico bacino magmatico sommerso.
Il più sorprendente è quello di Basiluzzu, formato da materiale eruttivo pietrificatosi che si innalza 3 km. a nord est. Si estende su tre ettari ed è frequentato soprattutto durante la raccolta dei capperi. Per i sub è d’obbligo l’immersione in queste acque nelle cui profondità sono custoditi i resti di una grandiosa villa romana.
Prima di sbarcare e farci catturare dalle bellezze paesaggistiche di Panarea, ci facciamo sedurre dall’azzurro del mare e la voglia di un bagno contagia tutti quanti. L’acqua è calda, trasparente ed accogliente, da rimanerci per ore, ma la curiosità di scoprire l’isola è grande.
Lungo la costa orientale raggiungiamo il molo di San Pietro dove attraccano le navi. Una volta sbarcati, ci rendiamo conto che Panarea non possiede strade ma soltanto sentieri ed una pista asfaltata sulla quale sfrecciano Ape e tricicli vari, carichi di escursionisti, turisti e villeggianti.
IL PROMONTORIO DI CAPO MILAZZO
Dal porticciolo ci hanno consigliato di imboccare la passeggiata che porta a sud, verso Capo Milazzo: un’ora andata e ritorno, ci dicono, è la più interessante. Scorci di un paese tanto bello da sembrare finto. Case bianche e infissi azzurri, piante grasse e fiori colorati, luogo di pace e di relax.
Abbiamo raggiunto “Caletta dei Zimmari”. In fondo alla spiaggia si erge il promontori di Capo Milazzo, sulla cui sommità si trovano i resti di un interessantissimo villaggio risalente all’età del bronzo, XIV secolo a.C.. Le ventitré capanne esumate sono ancora visibili. Sono tutte a pianta ovale, tranne una rettangolare, protette da recinzioni, con macine e mortai in pietra.
E’ un luogo selvaggio dal paesaggio stupendo, da cui si domina la baia di Cala Junco, una piscina naturale bordata da una spiaggia di ciottoli e chiusa da un lato dalla quinta naturale dello scoglio “Bastimento”.
Decidiamo di tornare verso il porto a bordo di un’Ape. La tariffa è paragonabile a quella di un taxi, la comodità no… Negli ultimi anni Panarea è diventata una delle capitali mediterranee della mondanità e, dopo il tramonto, si anima al ritmo di disco-music.
Cogliamo i nostri ultimi istanti di vita sull’isola. I giovani si stanno radunando, fra un po’ inizierà il rito degli aperitivi e i programmi per la serata. Per noi è tempo di riprendere il mare.
STROMBOLI
Puntiamo su quella che a causa della sua attività vulcanica è forse la più celebre di tutte le isole dell’arcipelago: Stromboli.
Deriva il suo nome dal greco “Strombos”: rotondo. In effetti, vista dal mare, l’isola si presenta come un cono da cui escono fumate eruttive. Già nell’antichità il vulcano era chiamato “Faro del Mediterraneo”, in quanto punto di orientamento sicuro per le navi fenicie e romane.
Mentre ci avviciniamo, a sud dell’isola, proprio di fronte a Panarea, notiamo la pittoresca località di Ginostra: cinquanta abitanti, dotata di un porto così piccolo da non poter accogliere che una sola barca.
Stromboli, 12 kmq, è praticamente priva di risorse, a parte qualche vigneto che produce un eccellente vino di Malvasia, destinato principalmente al consumo locale.
La cima chiamata “Serra Vancura” s’innalza 926 metri sul livello del mare, ma i fondali marini raggiungono i 1100 metri e si può calcolare che la sua altezza totale superi i 2000 metri.
Il centro abitato è situato sul lato nord-orientale dell’isola ed è formato da due villaggi: San Bartolomeo e San Vincenzo, tra i quali si estende la spiaggia di Fico Grande, dove si sbarca.
Le case bianche e basse, molto caratteristiche con i loro tetti piatti e le scale esterne, sono scaglionate sul versante orientale coperto di verde.
Spesso il cinema ha usato quest’isola come set. Il primo regista a rimanere stregato dalla selvaggia bellezza e dalle atmosfere irreali di quest’isola fu Roberto Rossellini che, proprio qui, diresse nel 1949: “Stromboli terra di Dio”, con la splendida Ingrid Bergman. Una targa sull’abitazione di Via Vittorio Emanuele ricorda, non solo ai cinefili, il luogo dove l’attrice svedese ed il grande regista vissero la loro storia d’amore.
SALITA AL VULCANO
Ma al di là del mare, è soprattutto il vulcano con le sue eruzioni ad esercitare un fascino incredibile nei confronti dei numerosi turisti. Allo spettacolo eruttivo si può assistere sia dal mare che dalla sommità del cono più alto: noi decidiamo di affrontare la salita. Per farlo è necessario affidarsi ad una guida del luogo esperta ed autorizzata. Purtroppo però neanche questo è sufficiente, non abbiamo fatto i conti con la burocrazia italiana.
Sull’isola infatti è scoppiato un caso. Il problema è che ci sono solo pochissime guide autorizzate, tre o quattro, ed hanno il permesso di accompagnare non più di 15 escursionisti alla volta. Ora, se queste sono sufficienti durante la bassa stagione, d’estate si rivelano impotenti di fronte alla richiesta giornaliera di centinaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo, desiderosi di vedere da vicino l’attività stromboliana.
Perciò è nata la figura della guida abusiva: giovani non autorizzati che per arrotondare si prestano ad accompagnare comitive più o meno numerose sulla vetta. Ad esse le guide autorizzate rispondono accogliendo nei loro gruppi più di 15 persone alla volta, superando così i limiti di legalità.
In questa lotta di denunce e contro-denunce, tipicamente italiana, oggi le vittime siamo noi, fermati all’inizio del sentiero da tanto di guardie municipali. Dovremo rinunciare alla nostra escursione di tre ore? Parrebbe proprio di sì, anche se gli abusivi ci suggeriscono di attendere il tramonto….
Nel frattempo la nostra barca ha lasciato il porto e, mentre le luci di San Bartolomeo e San Vincenzo si allontanano nella notte, si avvicina la sagoma incombente di Strombolicchio, un monolito di basalto lavico alto 49 metri che sorge dal mare ad un miglio dall’isola e rappresenta l’unica testimonianza delle prime manifestazioni eruttive, avvenute tra 160 e 300mila anni fa. Una scalinata con oltre 200 gradini parzialmente scavati nella roccia, permette di accedere alla terrazza su cui si erge il faro che regola il traffico in questo braccio di mare.
La barca ora prosegue lungo la costa occidentale dell’isola per andarsi a posizionare, insieme alle altre imbarcazioni, ai piedi della “Sciara di fuoco”, dalla parola araba che significa “strada” ed offrire così ai turisti lo spettacolo eruttivo dal mare.
Ad un tratto un’esplosione illumina la notte e noi siamo felici di esserci... (fine II parte, SDF)